Finestre

mad3-8-1-01-021In questi giorni parlavo con una mia amica che è in procinto di cambiare casa e città a causa del lavoro del marito. E mi diceva che quello che più le mancherà è quel che vede dalle sue finestre… è molto affezionata al verde che circonda la sua casa!
Questa cosa mi ha fatto pensare…subito la macchina del tempo e dei ricordi si è messa in moto.

Mi sono ritrovata nella casa della mia infanzia, la casa che per me ha voluto dire famiglia,dove tutto il nucleo familiare era unito. Quella casa, quella strada,ancora oggi, a distanza di tanti anni,mi dà il senso di appartenenza quando ci passo! Da quelle finestre, da quel terrazzo su, ad un terzo altissimo piano,da un lato vedevo un cortile e dei giardini privati,da un altro, sul davanti,il traffico cittadino, i palazzi, e i negozi che frequentavo con mia madre. Mi mettevo seduta o sdraiata ,e col viso incollato sulle sbarre del terrazzo,guardavo in giù e fantasticavo sulle persone che vedevo andare da una parte all’altra ,sempre in maniera frettolosa.
L’arrivo del filobus mi affascinava.filobus01
Ogni volta che si fermava e apriva le porte,da una parte vedevo salire ,dall’altra scendere persone sempre indaffarate e di fretta. Con mia sorella cercavo di indovinare i nomi di quelle persone. Quelle “simpatiche” con nomi belli,quelle “antipatiche” con nomi impossibili. Il calendario, devo ammettere, ci dava un grande aiuto.

Era bello stare così in alto…tanto vicino al cielo.

La casa della mia adolescenza non l’ho assolutamente amata.

Dalle “stelle alle stalle” potrei dire.

Infatti il cambiamento fu radicale,dai piani alti,ad un terreno.

Dal centro, alla periferia.

Non mi apparteneva , non mi dava sicurezza, tuttoggi evito di passarci, e quando per forza maggiore mi capita di ritrovarmi là, il senso di smarrimento mi riassale e la voglia di scappare è fortissima.
Erano palazzine costruite vicino alla ferrovia poco distante la stazione. L’unica cosa che ricordo con piacere è il treno. treno notte Del treno mi piaceva e mi piace  tutto . Il rumore,così rassicurante. L’odore,lo sfrecciare veloce verso città che sognavo di raggiungere prima o poi, le persone  qualche volta affacciate, che spesso salutavo con un cenno della mano.  Il fischio…lungo, lacerante che chiedeva di lasciare liberi i binari, teatro dei nostri giochi.
Quante volte ,mentre mi addormentavo, cullata dal suo rumore, immaginavo di tadairo alla stazione che parteviaggiare in un bel vagone letto,tutto azzurro. Erano le mie prime fughe dalla realtà. Una realtà molto dolorosa per una ragazzina piena di paure e tanta voglia di affetto, sicurezza.

Le finestre che mi hanno vista giovane sposa le ricordo “ridenti”!Finestra_giugno_10

Il palazzo era elegante, con ampi terrazzi che si affacciavano su una strada relativamente tranquilla. Dall’alto dei miei cinque piani ( con tanto di ascensore con monetina) vedevo le scuole medie che anch’io avevo frequentato . I ragazzi e le ragazze che la frequentavano, attiravano la mia attenzione. Anch’io, mi chiedevo,ero stata così?! Pur se erano trascorsi pochi anni, sei o sette al massimo, le differenze erano notevoli! Non ricordavo tante macchine per accompagnare o riprendere i ragazzi da scuola. Posso dire che dall’alto del mio terrazzo sono stata testimone di un cambio radicale dei costumi di quel periodo. Un’altra cosa particolare che ricordo con piacere, era una finestra dirimpetto alla mia,di lato, con un vaso di girasole ( uno girasolesolo) sul davanzale. Per quanto, abbia abitato in quella casa ,quasi tre anni ,non ho mai saputo chi si occupasse di quella pianta. Era impossibile non vederla. Quel giallo luminoso attirava il mio sguardo e inevitabilmente i dolci versi struggenti di Montale mi tornavano alla mente: “Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino, e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti del cielo l’ansietà del suo volto giallino….” Eh, sì,quel ” girasole impazzito di luce “in un vaso sulla finestra di uno sconosciuto , mi è rimasto negli occhi e nel cuore.

Le ultime viste dalle finestre, riguardano questa casa, spero l’ultima! Qui siamo lontani dal clamore cittadino,tutto si svolge a misura d’uomo. Dall’alto dei quattro piani del mio attico, domino tutti i quattro punti cardinali. Lo sguardo può spaziare molto a lungo ,fino alle montagne Apuane, fino oltre la cima degli alberi del nostro bosco, e laggiù immaginare ,unito col cielo, l’orizzonte del mare! Vedo tetti e rami di alberi pieni di nidi.poesieautunno Il susseguirsi delle stagioni mi cambia ogni volta scenario,e mi regala il miracolo del ciclo della vita. Dalla finestra di mia figlia Chiara un nido di rondini mi avverte del loro arrivo,della nascita dei piccoli, ai voli gioiosi la sera.rondini e nido
Questa è la casa della serenità.Questa è la casa dove mi piacerebbe invecchiare.
Mi rendo conto dell’importanza delle varie finestre, stanze. Ognuna di esse ha segnato un momento importante della mia vita. Mi ha regalato una parte di mondo al quale ho sentito di appartenere. Nessuna di loro sarò dimenticata, nessuna immagine cancellata dalla mente. Sempre su ognuna,lo stesso cielo a ricordarmi il mio passato, il mio presente e perchè no…a sognare , ancora, il mio futuro.
Pensosamente vostra,vitty.

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

20 pensieri riguardo “Finestre”

  1. bellissimo post, davvero bellissimo. Capisco l’attaccamento alla casa, all’idea di casa e a tutto quello che la circonda. mi attraggono molto la prima e l’ultima delle tue case, mi sembrano molto poetiche. Io sono alla mia terza casa, a parte le case campestri…la mia penultima era in via Porro, strada tristemente famosa per la caduta del ponte. Ho abitato nel secondo palazzo di quella via, quelli del primo novecento dove ha vissuta la mia famiglia sia paterna che materna. Palazzi bellissimi con cortili, giardini decorazioni tardo liberty, tutto a misura d’uomo, a parte il famigerato ponte che laggiù in fondo offendeva la vista…ma quella è un’altra storia. Un abbraccio affettuoso. Margot

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    1. Margot, finalmente conosco il tuo nome! Ed è un nome bellissimo che mi riporta alla memoria una ragazza che conobbi a Savona, credo una mia coetanea o forse di un anno o due più grande.

      Quella per me fu un’estate molto triste, la prima senza mio padre… dei cugini anziani di babbo, vennero a trovarci e convinsero la mia mamma a mandarmi qualche giorno da loro a Savona. Erano sposati da molti anni e non avevano figli. Non so perchè mia madre accettò… Così in men che non si dica mi ritrovai sul treno con loro. Il cugino Roberto ( posso dire i loro nomi perchè ormai sono morti da parecchi anni ) occupava un posto importante nelle ferrovie, la moglie Fulvia, si occupava della casa.
      Mamma mi aveva messo in valigia degli abitini eleganti, con delle rouches… Fulvia quando li vide disse che non erano adatti ad una città di mare…così mi obbligava a indossare dei calzoncini corti di suo marito che a me stavano larghissimi…. Mi vergognavo tanto conciata così. E non è tutto…per evitare che mettessi in imbarazzo la casa mi schioccava fuori dalla porta fin dalla mattina…Per fortuna ho sempre amato leggere, così mi rifugiavo in un parco vicino a casa seduta su una panchina a leggere.

      Non passavo certo inosservata… il terzo giorno mi avvicinà una ragazzina con dei lunghi capelli e un sorriso radioso. Mi disse che abitava nel palazzo dove ero ospite, si chiamava Margot e mi chiese se volevo diventare sua amica.

      Non credevo ai miei occhi…ero così felice per quell’incontro provvidenziale! Uscire non sarebbe più stato un tormento… Per prima cosa a casa sua mi prestò dei pantaloni decenti. poi mi presentò ai suoi amici e amiche…da quel momento iniziarono dei giorni indimenticabili. La mattina correvamo al mare… e nel pomeriggio adavamo alla Valletta, un ritrovo giovanile tipo circolo dei ferrovieri.

      Questa mia felicità però indispettì i cugini i quali non volevano che frequentassi quella ragazza così mi presentarono a una certa Denise, figlia di loro amici. Ma con lei non mi trovavo…ed avendo un carattere cocciuto…continuai a frequentare margot e la sua banda. Fra l’altro anche lei imparava a dipingere. Andava in un paese vicino dove decoravano le ceramiche. Non ricordo il nome.

      Purtroppo questa mia cocciutaggine mi costò il rientro a casa immediato senza poter salutare la cara Margot. Non c’eravamo scambiate l’indirizzo e non conoscevo neppure il cognome…mi dispiacque tanto non averla potuto salutare…comunque non l’ho mai dimenticata e sempre nel mio cuore l’ho ringraziata per avermi aiutata a sentirmi meno triste e sola in quella difficile estate .

      E adesso in questo mondo virtuale incontro te , dolce e tenera artista col suo stesso nome! Che dire..sono felice di questa coincidenza!

      Scusa se mi sono prolungata ma questa storia di questa breve amicizia mi ha seguita da così tanti anni che mi è sembrato giusto raccontarla!

      Ti dispiace se delle case ne parliamo un’altra volta?

      Contraccambio l’affettuoso abbraccio, ciao Margot!!!

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  2. ciao Vittyna, sono commossa…il nome vero è Greta, la traduzione svedese di Margot, ho vissuto in Francia, in Perigord e laggiù le gazze si chiamano Margot, da lì è uscito il mio secondo nome, il mio nome d’arte…li uso ambedue, a secondo della circostanza e tutti e due li sento miei, a secondo delle situazioni. Per tutti sul web sono Margot e come tale mi firmo e Margot lo sono soprattutto per te…c0n affetto la tua Margot

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    1. Dio ti benedica Margot, sei dolcissima!!! Leggo e rileggo le tue parole senza poter rispondere perchè gli occhi ogni volta che ci provo si riempiono di lacrime. Mi hai detto una cosa molto bella e affettuosa, proprio come avrebbe fatto la mia amica di allora.

      Tutti e due i nomi sono molto belli, anche Greta è fra i miei preferiti. Ma per me, dato che me ne hai dato il permesso, sarai sempre la mia cara Margot.

      Ti abbraccio fortissimo, ciao!!!!

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  3. Che bello leggerti Witty, riporti lontani ricordi mai cancellati
    Sposandomi ho lasciato non solo la mia casa ma anche il paesello natio
    Ricordo di aver guardato con dolore già vestito da futuro sposo la mia cameretta, il bagno per l’ultima barba, e quelle scale fatte senza più voltarmi.
    Sono tornato e nel mio lettino era mia mamma terminale e accarezzando la sponda o ingollato amaro.
    Adesso passo di rado in quel vicolo è fuori mano …
    Solo la civetta che in questi tempi cantava sul pioppo sotto casa da ricordare ogni volta che me ne vado di notte nei boschi a percepire la vita nel buio mi scuoto a quel canto d’amore.
    Grazie

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    1. Grazie Andrea, non potevi dirmi cosa più gradita!

      Molte volte mi dico che forse quello che scrivo può avere un basso interesse perchè non tocca argomenti importanti di attualità, di politica, o cultura…

      Però tutti noi ci portiamo dentro gesti e attimi che segnano la nostra vita, in maniera forse diversa, ma incredibilmente simile! Come lasciare la casa natale, per iniziare un percorso di coppia con la persona amata . Ecco quindi che i miei ricordi si fondono con i tuoi e con quelli di altre persone… Ecco che i gesti quotidiani assumono lo splendore e importanza che danno risalto alla nostra vita!

      Anch’io ricordo perfettamente il giorno che lasciai per sempre la mia casa di ragazza per andare incontro alla vita di moglie… uscii baldanzosa di casa, non mi guardai indietro ( povera mamma…. ora so cosa stava provando! )

      Piansi soltanto un momento la sera, passato il clamore della festa, ebbi timore di non essere all’altezza per quello che mi aspettava. Mi sentii davvero smarrita…ma durò solo un momento perchè subito fui rassicurata…

      E ricordo anche mio figlio quando si è sposato…l’ultima volta che ha dormito nel suo letto da ragazzo, e il suono della sua chitarra che seguiva i ritmi di Springstein. Il suo prepararsi la mattina… e quando siamo usciti dalla porta e siamo entrati nell’ascensore, non so come ( ma certo la colpa fu dell’emozione ) toccai un tasto che ci bloccò fra un piano e l’altro…scatenando il suo timore di arrivare in ritardo!!

      Be’ non arrivammo in ritardo…qualcuno rifece partire l’ascensore e l’incidente fu chiuso…insomma, vuoi mettere che nei ricordi di quel giorno gli ho regalato pure la suspence?

      Meglio sorridere e ascoltare il canto d’amore che ancora ti segue nelle notti di Settembre….

      Ciao caro Andrea, grazie a te per le tue belle parole!

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  4. davvero un bellissimo post! dai tuoi ricordi grondano tante belle storie anche struggenti… la casa e le finestre in cui si abita è importante. già quello può determinare una propensione alla felicità o il suo contrario. però conta ancor di più cosa poi avviene in quelle case, se si vivono momenti belli o brutti… io ho vissuto solo in due case. la seconda non è che mi piaccia più molto, vorrei starmene più lontano dalla gente. la prima, che per anni ha rappresentato una specie di eden, nei miei ricordi infantili, quando l’ho rivista mi è sembrata un buco sciatto assoluto! potere della trasfigurazione dei bambini…

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    1. Grazie Giordano, se l’approvazione viene da te che sei così bravo nello scrivere, devo crederci che ho scritto qualcosa di buono!

      Certo che è importante quello che accade dietro le finestre…infatti ho ricordi belli della prima casa e le ultime due, non certo di quella dell’adolescenza.
      Non era una brutta casa. Era una palazzina con tanto di giardino che mamma curava con tanto amore! Ma sono le vicissitudini che sono accadute la’ dentro che fanno tremare il mio cuore al solo pensarci.

      Quando siamo bambini, è importante il calore che è intorno a noi. Non ha importanza se le case sono vecchie o nuove. Quello che conta è come le viviamo!

      Quindi non ti crucciare nel constatare che la casa della tua infanzia non è così bella come credevi. Pensa a quello che rappresentava, a quello che ti trasmetteva! Il calore, l’amore, la sicurezza. Il resto, sono solo pareti….

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  5. Ricordo le finestre della casa della mia infanzia. Affacciavano su di un giardino interno, molto ben tenuto dal portiere dell’epoca, con molte piante, un albero di albicocco. Ero spesso incollata a quei vetri e fantasticavo storie che poi scrivevo su di un piccolo quaderno…

    Erano importanti le finestre perchè proprio da quella della cucina potevo chiacchierare, con un telefono senza fili che avevamo creato con dei bicchieri di carta, da finestra a finestra con la mia amica del cuore, Lorena. Lei abitava di fronte, ai piani alti, io più in basso, in un seminterrato. Quando dovevamo parlarci c’era un fischio particolare, lei si affacciava, tirava quel filo lunghissimo vicino la mia finestra e parlavamo. Che ridere! Ma quelli erano i giochi di allora…

    Ora non abbiamo più le nostre case e le finestre dell’infanzia, lei vive vicino al lago Trasimeno, in Umbria, io nel Viterbese, di rado ci vediamo, ma ci sentiamo spesso, ora con un telefono vero e ridiamo insieme dei nostri ricordi, delle nostre figlie e dei progressi dei nipoti che crescono.

    E poi ricordo le finestre della casa di mia nonna. Passavo le ore affacciata a guardare la varietà di persone impegnate a fare la spesa nel mercato rionale che si trovava proprio in quella via…

    Che bel post Vitty e quanti ricordi e quanta nostalgia ha scatenato! Brava!

    Un abbraccio.

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    1. Grazie Mary!!! E’ bello, poter entrare nei ricordi degli amici, grazie all’incanto delle parole. Così è possibile vederti bambina, con la tua amica del cuore Lorena. Davvero ingegnose e creative con quel telefono fatto di bicchieri di carta e filo col quale comunicavate a distanza!

      Ah, i giochi della nostra infanzia, così semplici, così sani…così veri! E’ bello che quell’amicizia duri ancora, che riesca a farvi stare bene insieme, a farvi ridere come allora !

      Che importa se le case del passato non ci sono più, ci siete voi che le portate nel cuore e nessuno, nessuno potrà distruggerle!!!

      Ti abbraccio forte !! Ciao!!

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  6. Ha ragione Mary: “Che bel post Vitty e quanti ricordi e quanta nostalgia ha scatenato! Brava!”

    Ci si potrebbe girare un film, tipo l’indimenticabile thriller sull’ossessione del vedere e la potenza dello sguardo “La finestra sul cortile”, del 1954, diretto da Alfred Hitchcock, con gli eccezionali James Stewart e Grace Kelly (e tu in questo post hai inserito notevoli spunti)

    A me in vero ha scatenato qualche ricordo in più rispetto a Mary, in quanto, non so perché, ho la sensazione di avere letto qualcosa di analogo molto molto tempo fa, ed anche lo stile e il linguaggio mi confermano questa sensazione (mi fisso di essere uno che sta attento alla terminologia per potere “leggere tra le righe” quello che spesso l’autore di uno scritto inconsapevolmente ha esposto).

    Ah, l’età che scherzi va a fare!

    Comunque, concordo perfettamente con te, Vitty, che scrivi “Il susseguirsi delle stagioni mi cambia ogni volta scenario, e mi regala il miracolo del ciclo della vita”.

    Esatto: a stare bene attenti, il ciclo della vita ce lo danno proprio le . . .

    S T A G I O N I

    Primavera

    Non porti più
    …non puoi portarla più,
    la camicetta blu
    …o meglio, a fiori blu.

    Altro che “Lazzarella”,
    oltre Modugno vai…

    Si è fatta troppo…
    troppo stretta ormai!

    Che dirti?…Solo bella?…

    Tu come sole il giorno
    e luna a sera
    esplosa sei
    …intera intera.

    E non soltanto nei pensieri miei…

    La primavera
    che scherzi…
    vero?…

    Che faccio?
    Spero?…

    Estate

    Si entra nelle case degli altri
    dalle “finestre”,
    d’estate.

    …E si vive in comune,
    quasi.

    La mia dirimpettaia,
    trent’anni,
    lo sa
    e lascia il balcone aperto
    di notte,
    per il caldo.

    …E la luna la illumina.

    Che cavallo di Frisia
    quel ‘quasi’!

    Autunno

    Di nuovo con te mi trovo
    a fare la vendemmia,
    a raccogliere le olive,
    a comprare i grembiuli
    per i ragazzi,
    chè inizia la scuola.

    Chi mai lo scrive,
    ma chi lo dice
    che l’autunno è triste
    …noioso…brullo…

    Felice io sono,
    e tu,
    e loro…

    Come canta Catullo
    ‘Amemus et gaudeamus’.

    E non ci curiamo della ‘brevis lux’
    (al momento per noi essa è ben ‘longa’)
    et ‘longinqua’ ‘perpetua nox’.

    Che la vita inizi a Settembre?

    Inverno

    Come sono potuti passare
    tutti questi anni!

    Come li ho scordati
    …buttati a mare
    …tutti!

    Vuoi vedere
    che non ci sono mai stati?…

    Non è possibile!

    Solo, smarrito,
    ora,
    nell’inverno della mia vita
    cerco di ricordare…

    Niente!

    …e indietro non posso tornare!

    Cade la neve.

    Che al suo silenzio
    mi possa addormentare…
    addormentare…
    addormentare!

    Qui, ancora così…sarebbe assenzio!

    Secondo l’Ecclesiaste,
    c’è una stagione
    per…
    e una stagione
    per…

    Ecco,
    io sto in questa!

    ( Cassandro )

    "Mi piace"

    1. Cassandro, bentornato!!! Mi chiedevo quando sarebbero terminate queste ferie!! Anche Sergio non si è visto in questi giorni! Non voglio indagare, ma di certo sarete stati occupatissimi nella stesura di qualche testo teatrale. Prima o poi me lo direte in quale teatro trasmettono i Vostri lavori!!! Io comunque non vi ho di certo dimenticato 🙂

      Mi fai arrossire di piacere nel sentirti dire che si potrebbe girarci un film su questo post, sul tipo ” La Finestra sul Cortile” del grande Hitchcock. Ma per fortuna dalle mie finestre non ho mai assistito a qualcosa di truce. Oddio, il mio vicino si che ti potrebbe raccontare qualcosa di piccante…

      Te lo racconto io perchè lui poveretto ormai non c’è più..

      Devo sapere che la sera trascorreva molto tempo ad annaffiare le piante…doveva averci proprio qualche pianta particolare che meritava tanta attenzione…finchè la moglie si accorse che oltre il fogliame , il suo sguardo cadeva nel terrazzo di fronte, dove nelle calde sere d’estate, una giovane sposina, evidentemente senza aria condizionata in casa, amava stirare con la porta finestra aperta completamente nuda..salvo uno slip, che chiamarlo francobollo sarebbe stato anche troppo ||

      Questo portò qualche lite e ..l’essiccazione di quelle piante…

      Ora anche un ricordo simpatico!

      Sono molto belli i versi che mi hai inviato sulle varie fasi delle STAGIONI. Ognuna ci regala fasi della vita che non torneranno più.

      Anche nella realtà , la mia preferenza va all’Autunno….

      ” Chi mai lo scrive,
      ma chi lo dice
      che l’autunno è triste
      …noioso…brullo…

      Felice io sono,
      e tu,
      e loro…

      Come canta Catullo
      ‘Amemus et gaudeamus’.”

      Invece nell’Inverno , che pure a saperlo vivere giorno per giorno, ho avvertito una grande tristezza, come una rassegnazione. Allora, se mi permetti, perchè sai che adoro i lieti fine…o quanto meno il trovare il lato positivo nelle cose. Avrei pensato di correggere il finale così. Ma Tu non ti preoccupare, è un finale privato per me…come quando scrissi il finale tutto personale di Via col vento…

      Questa è la Tua versione :

      ” Secondo l’Ecclesiaste,
      c’è una stagione
      per…
      e una stagione
      per…

      Ecco,
      io sto in questa!”

      ( Cassandro )

      E questa è la mia:

      ” Secondo l’Ecclesiaste,
      c’è una stagione
      per…

      Vivere e apprezzare il miracolo dell’alba,
      e la dolcezza del tramonto.

      e una stagione
      per…

      Sentire il mio respiro sereno accanto al tuo,
      godere della tua quieta presenza
      che illumina la mia esistenza.

      Ecco,
      io sto in questa!”

      Che dici, non ti sembra un inverno meno freddo???

      Ciao Cassandro, grazie per esserti fermato e avermi donato il piacere di leggerti!! Ciao!!! 🙂

      "Mi piace"

  7. Carissima Vitty, che post bello, bellissimo! Racconti in modo vero, sognante (per te e per chi legge) e efficace, cosa che non riesco molto a fare, le mie parole essendo patinate di letteratura 😦 .

    Sulle finestre della mia casa d’infanzia e adolescenza al Parioli Salario (Roma Nord, zona ricca di gente stronz****** – scusa il termine amica virtuale – di cui le mie figlie non vogliono nemmeno sentir parlare!) non c’è molto da dire a parte la vista di due finestre sulla strada di fronte che dava un meraviglioso sole al salotto dove si beveva il caffè, con due file di oleandri che erano uno spettacolo di primavera. Le finestre laterali invece avevano la vista tarpata (la parola letteraria!!) da due case laterali, il che sarebbe stato anche bello se la gente che si intravedeva non fosse stata stramba e poco socievole. Tra di essi però spiccava un’anziana signora inglese gentile che aveva sposato un siciliano e il cui matrimonio reggeva che era una bellezza fin nella quarta (?) età.

    Le finestre più belle sono quelle della casa degli ultimi 40 anni al Colosseo (quante case invece tu hai cambiato, poverina!), che purtroppo non vediamo ma la cui presenza aleggia grandiosa. Di fronte abbiamo un bel giardino frequentato da 17nni americani puliti e attivi che ci danno freschezza e sono un bell’antidoto alla decadenza che affligge un poco questa città grande (troppo), stupenda, meravigliosa.

    Dal nostro terrazzo vediamo una serie di terrazze terrazzini finestre illuminate la sera con i personaggi più curiosi (di cui semmai parlerò un’altra volta, è tardi e a quest’ora sto in coma). Scorgiamo anche piccoli club e ritrovi per giovani di tutte le razze e culture che danno allegria a tutte le ore e che mi fanno pensare che, quando sarò più vecchio, basterà affacciarmi alla finestra per vedere l’intero pianeta scorrermi attorno …

    Sono sempre stato esterofilo (ma ho sognato di vivere in un piccolo centro: in un’altra vita, Vitty)

    Un bacio e un abbraccio, se me lo permetti.

    Giovanni

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    1. Che piacere Giovanni sapere che il mio post ti è piaciuto!!

      Ormai ti immaginavo tutto preso dalla nipotina e i preparativi del matrimonio di tua figlia… invece stamani ho avuto la bella sorpresa di trovarti di nuovo qua con noi!!

      Parlo delle mie ” case ” con grande affetto perchè fanno parte del mio passato. Sono una parte di me determinante. In quel passato posso ritrovarci i miei genitori, le mie sorelle ( quando vivevano con me ) le nonne, le zie e le persone che sono state fondamentali nella mia vita. Da tanto tempo ,troppo, quel mondo non esiste più. Quindi non resta che farlo vivere e rivivere nella mia mente, per ritrovare la gioia di riavere vicini i miei affetti più cari. Qualcuno dice che non bisogna guardare troppo al passato, ma guardare sempre al futuro.

      Ebbene, io dal mio passato attingo forza e determinazione. Sapere di essere stata amata dai miei genitori mi rafforza in ogni situazione. E’ talmente forte il desiderio di compiacerli, che cerco di tenere bene a mente i loro insegnamenti cercando di rispettare i loro voleri. So bene che le mie impulsività non avrebbero la loro approvazione 😦 però c’è da dire che sto’ ancora cercando di migliorarmi! Quindi….finchè c’è vita c’è speranza…

      Da quello che leggo tu abiti in un posto meraviglioso! Vicino al Colosseo!!! Perciò oltre a vivere “giovani di tutte le razze e culture che danno allegria a tutte le ore ” respiri l’aria della Roma più antica che amo davvero tanto. Ho dei ricordi stupendi dentro ai Fori Imperiali, che ancora mi batte forte il cuore al solo pensarci!

      Anch’io ho viaggiato…Francia, Spagna, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia. Iuguslavia, Grecia…però al contrario di te, quello che amavo di più delle partenze era il tornare…

      Quest’anno dovevamo andare in crociera per isole straniere…ma quando il diavolo ci mette la coda… ! Vabbè, è solo rimandato!

      Certo che ti permetto il bacio e l’abbraccio! Non si fa così fra amici???

      Ciao Giovanni stasera vengo a ciacciare nel tuo blog, ora devo uscire! Ciao!!! 🙂

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  8. Ti riabbraccio, sento il bisogno di farlo, mi dai gioia, sei come mia madre, pura e sincera.
    E’ che 😵 😵 😵 ci sono tali casini (tubi che si rompono, turisti che nuotano nei letti e giustamente si inc*** ecc. L’acqua è terribile, la stopppi da una parte e riappare dall’altra, qui nel centro storico poi, le case sono vecchie, urca 😫 😫😫
    hug hug hug
    G

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    1. Che bella cosa mi hai scritto Giovanni!!! 🙂 Sapere che ti trasmetto gioia, che ti ricordo la tua amata mamma, mi riempie il cuore di commozione. Vieni quando vuoi a prenderti un abbraccio consolatorio, come una mamma le mie braccia saranno sempre aperte per te!!!

      In quanto a casini…. penso ce ne sia per tutti i gusti ;(
      quando si ha a che fare con le tubature dell’acqua c’è da mettersi le mani nei capelli. Spero tu abbia una buona assicurazione… solo così puoi uscire quasi indenne ( si fa per modo di dire…) da questi guai 🙂

      Oltre all’abbraccio, ti posso fare un ” pat, pat ” sulle spalle???? ❤

      la vitty consolatoria 💃 🤸🏿‍♀️ 🤩

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  9. Devi avere una bella casa, dalle descrizioni, ed avere una vista così panoramica è davvero invidiabile.
    Riguardo le finestre della tua vita… tutte con una visuale così differente, mentre io, con angolazione differenti (ma non troppo) sono sempre rivolto ai miei amati Colli Euganei.

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    1. Sei stato fortunato ad avere sempre dei punti di riferimento come i tuoi amati Colli Euganei! I forti cambiamenti, specialmente quando siamo ancora piccoli, destabilizzano e ci fanno portare come un fardello, mille insicurezze, che non sempre vengono superate.

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