Come stai?….

tadairo relaxOggi ho letto una notizia sul Corriere della sera che mi ha molto colpita e commossa… e mi ha fatto capire il grande bisogno che abbiamo dentro di noi di poter comunicare ancora, con qualcuno che non c’è più. Ma qua non si parla di persone che vedono e parlano con gli angeli ( scusatemi ma non ci credo ! Penso sia crudele approfittarsi del dolore delle persone , illuderle che dall’aldilà sia arrivato un messaggio da una persona cara che ormai c’ha lasciato ) c’è solo la possibilità di poter salutare, parlare, chiedere scusa, tramite un vecchio telefono, oviamente non funzionante, con qualcuno che teniamo nel cuore, col quale non possiamo più parlare ma che ci farebbe tanto piacere potergli dire…. qualunque cosa.
cabina-telefonica-per-parlare-con-i-defunti-10-1169906_tn.jpg 1E il signor Itaru Sasaki, un giapponese, pensando a uno stratagemma per vincere il dolore provocato dalla prematura scomparsa del cugino, nel 2010 — un anno esatto prima del terremoto-tsunami che avrebbe devastato il Nordest del Sol Levante — aveva deciso di sistemare nel suo giardino a Otsuchi, cittadina che si affaccia sull’Oceano Pacifico nella prefettura di Iwate, una cabina telefonica collegata soltanto con l’aldilà. «Avevo bisogno di elaborare la sofferenza — ha poi dichiarato Sasaki alla televisione Nhk —. Trasformare i miei pensieri in parole trasportate dal vento».

L’apparecchio in fòrmica, nero,cabina telefono mortiontrasta con il candore della struttura che lo contiene. Il bianco, in Giappone, è il colore del lutto, oltre che della purezza.
Chiuso nella cabina, l’uomo aveva preso l’abitudine di comporre il numero del cugino, usando il disco che per decenni ha scandito la «magia» del dialogo a distanza: zzzz-toc, zzzz-toc. Poi, la connessione immaginaria permetteva di condurre il flusso dei ragionamenti, le parole non dette in vita, la richiesta di perdono per quel piccolo sgarbo che aveva, per qualche tempo, guastato il legame.

Per molti a Otsuchi, il comportamento di Itaru Sasaki poteva essere considerato bizzarro. Ma nemmeno troppo: per un giapponese il dialogo tra umani e spiriti è una possibilità, una caratteristica dell’insieme di credenze della religione shintoista, che attribuisce a ogni cosa, vivente o meno, un kami (spirito) vitale. È così che la Natura stessa prende forma ed è capace di «parlare» con l’uomo, spaventarlo o coccolarlo. Tutto dipende dal nostro rapporto con questo mondo fantastico, dalla capacità di aderire alle sue regole millenarie. Così, la notizia del concittadino che ogni tanto entrava nella cabina, da lui chiamata kaze no denwa, il telefono del vento, non aveva creato grande scompiglio in paese. Almeno fino all’11 marzo 2011, quando uno tsunami scatenato da un terremoto del nono grado della scala Richter, in mezzo all’oceano, aveva spazzato via città e vite, separando per sempre i destini di famiglie intere: mogli che avevano perso il marito; mariti senza più mogli; figli e figlie senza genitori; genitori senza più figli.

Una volta superata l’emergenza, quando una parvenza di normalità è tornata a scandire le giornate dei sopravvissuti, di chi cercava di ricostruirsi un’esistenza, a qualcuno è venuto in mente quella cabina con il telefono senza fili in un giardino privato di Otsuchi.

Chissà se è stato lo stesso spirito del vento (in giapponese: kamikaze) a diffondere la notizia. Fatto sta che piano piano una piccola folla accomunata dal dolore per un lutto inimmaginabile si è recata in pellegrinaggio da Itaru Sasaki. Tutti avevano le medesima richiesta, pronunciata dopo un inchino e una lacrima impossibile da trattenere: «Posso fare una telefonata cabina-telefonica-per-parlare-con-i-defunti-12-1169904dalla sua cabina? È tanto che non parlo con…».

Negli anni la piccola folla è diventata un fiume in piena di dolore: migliaia e migliaia di esseri umani che attendevano pazientemente il loro turno per entrare nella cabina bianca su cui soffia costantemente una brezza dal mare. E poi comporre il numero usando un apparecchio a disco che non squillerà mai. Ma sarà sempre capace di spargere parole di affetto e nostalgia nel vento dei sentimenti.

Anch’io vorrei entrare in quella cabina, comporre il numero tanto amato, sentire il disco del telefono che scatta all’indietro, numero dopo numero, avvicinare la cornetta all’orecchio per poi sussurrare….

Ciao mamma, volevo dirti che….”

misticamente vostra, Vitty.

 

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee e quelle degli altri

26 pensieri riguardo “Come stai?….”

  1. Io penso che ce l’abbiamo tutti, Vitty, una o più persone con le quali vorremmo parlare, con le quali, per un motivo o per l’altro, non parliamo più (e permettimi di ampliare l’insieme di queste persone anche con quelle ancora vive). Per questo questo giapponese si è inventato questo telefono. Ma si è poi “inventato” qualcosa? In fondo credo di no. Ha solo dato sfogo a un suo desiderio profondissimo e legittimo. C’è chi lo fa così, magari altri si inventano un video messaggio, altri scrivono un post su facebook o sul loro blog. 🙂

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    1. Penso proprio tu abbia ragione Giordano! Ognuno di noi si porta dentro il desiderio di poter cominicare con qualcuno che non c’è più.

      La morte non spezza i legami… l’amore i ricordi restano vividamente dentro la mente e il cuore facendo sentire la persona amata sempre accanto a moi. E’ quindi naturale cercare di comunicare ancora! E’ accaduto anche a me più volte…una volta scrissi anche un post alla mia mamma tanto era la voglia e il desiderio di poter parlare ancora con lei. Perchè sono le cose semplici come il parlare che mancano di più.

      Grazie per esserti fermato! Ciao !! 🙂

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    1. Stasera Elena WordPress fa i capricci. Scrivo i commenti e mi spariscono… per fortuna queste sono cose rimediabili!!! 🙂

      trovo anch’io sia una storia meravigliosa! Quando l’ho letta mi sono trovata gli occhi annebbiati dalle lacrime, tanto mi aveva toccato il cuore!! Grazie a questi sentimenti, forse per il nostro mondo, non tutto è perduto…

      Un caro saluto e un abbraccio, ciao!!! ❤

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  2. commovente, toccante e delicatamente bellissimo. Grazie del tuo post, c’è tanto bisogno di comprendere le nostre debolezze e la nostra finitezza, forse tutto sarebbe visto con una prospettiva più vera e più empatica. Siamo piccole grandi cose nell’immensità

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  3. A chi non piacerebbe ascoltare almeno una volta la voce di chi è passato a miglior vita.
    Cmq penso che ci sono accanto sempre..mi sono capitati episodi che mi hanno portata a pensarlo
    E la cosa mi fa stare bene…mi sento protetta e meno sola!!

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  4. Due perole vorrei dedicarle agli amici assenti da un po’ Assenti giustificati o ingiustificati? Spero siate tutti in vacanza a divertirvi ! Cari Cassandro, Sergio Sestolla, Alice, Giovanni, Andrea ( anche Paolo, ma lui non scrive più, anche se ogni volta che apro il blog spero di trovare un suo messaggio dove mi dice che ha ripreso a scrivere !! ) io vi aspetto, non vi sarete mica dimenticati di me eh???

    In attesa di vostre notizie vi mando un abbraccio affettuoso, la vostra Vitty ❤

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  5. E come faccio a non intervenire subito se tu, Vitty, cortesemente mi chiami?

    E mica io sono un Sestolla qualsiasi, che chissà dove “gli luccicano gli occhi” (espressione siciliana che solo Alice, se interverrà, potrà spiegare): io, e sottolineo io, “a chiamata rispondo”.

    Diciamo però che il mio intervento vede il tuo splendido e toccante post sotto una luce leggermente diversa, forse un po’ lontana dal tuo consuetudinario avverbio di chiusura “misticamente”, e in linea peraltro con tutti i pregevoli commenti sopra indicati, i quali coralmente hanno evidenziato come in tutti noi ‘sopravvissuti’ vige il sentimento amorevole di volere riascoltare una voce cara che parla al cuore (io non so però quale sconvolgimenti potrebbero sorgere in me se ciò si avverasse, anche se a volte mi strugge la nostalgia di risentirne qualcuna o più d’una!).

    E pertanto vediamo con fantasia questo contatto a mezzo filo come desiderio finale di una situazione reale o solo immaginata o vissuta di riflesso, ed attuata in base principio “il pensiero pensato che pensando crea”!

    L’ERBA VOGLIO

    Voglio amarti e fare all’amore
    sempre, come si può, per ore ed ore.
    diciamo fino a che ci se la fa.
    Basta comunque per l’eternità!

    Voglio sentir la voce tua bellissima
    chè la mia anima innamoratissima
    rende e fa tremare all’infinito:
    e che ad amarti sempre più è un invito.

    Voglio leggerti — scrivessi anche una mole
    di libri e versi — e per le tue parole
    piangere e ridere contemporaneamente,
    imprigionandoti così in mente.

    Voglio pensare che arriverà il treno
    che a me ti porterà, e sul mio seno
    a lungo potrò farti riposare
    così da non voler più via tornare.

    Voglio i tuoi baci . . . tanti . . . tanti,
    da non capire mai “ma quanti, quanti?”
    da perderne il conto, come dice
    Catullo che con Lesbia è felice

    Voglio sentire le tue braccia che
    mi stringono assai forte come se
    avessi tu timore ch’io potessi
    sciogliermi in acqua lieve come i gessi.
    .
    Voglio sentire la bella risata
    tua “mentre” . . . ed osservare l’agognata
    tua sonnolenza “dopo” e rilevare
    così l’amor che ti ho voluto dare-.

    Amoremio, voglio tutto di te!!!
    e pure subito in quanto che
    se non ci sei per me vita non c’è!

    E’ solo un sogno questo, ahimè . . .
    Esatto: ‘l’erba voglio’ mia del Re.

    Ma se questa non cresce ‘in quel giardino’,
    voglio almeno oggi, ehm, pensare
    — qualora un dì, per mio malo destino,
    nell’aldilà dovessi tu migrare

    prima di me — che come un giapponese ( 1 )
    ha fatto di recente, costruirò
    (puranco se assai più di un mese
    ovviamente io impiegherò)

    un box in giardino collegato
    a mezzo filo con dove tu stai,
    per poterti dire a perdifiato
    che ti ho io amato quanto mai,

    e che hai reso i miei giorni gioiosi.
    “Trasformerò così in un momento
    i miei pensieri verso te amorosi
    in parole, eh sì, complice il vento”.

    E di ciò penso che sarai contento!

    (Cassandro)

    ( 1 ) cfr. https://vittynablog.wordpress.com/2019/06/10/come-stai/#comments

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    1. Caro Cassandro, ho fatto proprio bene a chiamarti ! Magari saresti intervenuto lo stesso, però mi fa piacere pensare che hai risposto al mio richiamo per compiacermi, dandomi così una doppia soddisfazione. La prima perchè sei qua, e tu sai quanto ci tengo ai tuoi scritti. La seconda perchè mi sono goduta una splendida poesia amorosa dove non si battibecca ma si parla solo di amore. Un sentimento talmente bello che eleva l’anima soltanto a pensarlo… figuriamoci a viverlo!

      Mi piace tanto questa coppia che un po’ rapprensenta ognuno di noi , con i suoi desideri, sogni, amori. E un po’ perchè il linguaggio amoroso bene o male l’abbiamo parlato tutti. Quindi è facile riconoscersi in una sfumatura di questa dolcissima ” Erba voglio ”

      Il legame che unisce due persone è unico e misterioso, non si conoscono i meccanismi che li tengono così uniti anche a distanza di km. Penso a mia sorella che ha avuto il marito imbarcato per mesi e mesi. Eppure il loro rapporto era ed è amorosissimo. Ricordo con quale emozione atteneva una sua telefonata per risentire la voce amata…

      Voglio sentir la voce tua bellissima
      chè la mia anima innamoratissima
      rende e fa tremare all’infinito:
      e che ad amarti sempre più è un invito.

      Oppure aspettava con trepidazione la nave che rientrava in porto per averlo di nuovo fra le braccia…

      Voglio pensare che arriverà il treno
      che a me ti porterà, e sul mio seno
      a lungo potrò farti riposare
      così da non voler più via tornare.

      Quello che hai scritto Cassandro è tutto molto vero. La Tua sensibilità ha saputo tradurre in parole tanti desideri chiusi nel cuore di molte persone!

      Se dovessi scegliere una frase che rappresenta il mio modo di amare sceglierei senz’altro questa…

      Voglio i tuoi baci . . . tanti . . . tanti,
      da non capire mai “ma quanti, quanti?”
      da perderne il conto, come dice
      Catullo che con Lesbia è felice

      e pure questa….

      Voglio sentire le tue braccia che
      mi stringono assai forte come se
      avessi tu timore ch’io potessi
      sciogliermi in acqua lieve come i gessi.

      Ah, Cassandro quanto è bello lasciarsi andare ai sogni e alla realtà dell’amore!

      Complimenti per aver saputo concludere con l’argomento del blog. Ormai non mi chiedo più come tu possa fare a saper scrivere su ogni situazione che possiamo trattare. Però ogni volta mi regali un’emozione sincera che mi coinvolge tutta.

      L’esigenza di poter parlare con chi non c’è più è forte e quello che si potrebbe dire lo espresse benissimo Domenico Modugno con questa canzone che affidò alla brava Carmen Villani…

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    1. Questo fatto Mary, riempie l’anima di dolce malinconia! Ci fa capire che non siamo soli nel desiderare di poter parlare ancora con i nostri cari. Ci sono tanti modi….ognuno saprà scegliere quello che gli detta il cuore!!!

      Un abbraccio carissima, ciao!!! ( fra poco arriveranno le nipotine eh? Che splendida estate ti aspetta!!! ❤ )

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  6. Ciao Vitty, non conoscevo l’articolo perché non frequento da un po’ i quotidiani, però ho trovato il pezzo interessante e anche stimolante.
    Ovviamente anch’io avrei tante telefonate da fare, come credo tutti noi. Alla fine di quelli che ci lasciano conserviamo quasi sempre un ricordo un po’ edulcorato dal legittimo rimpianto per la loro scomparsa. In realtà, molte persone alle quali oggi vorremmo parlare o chiedere qualcosa non hanno goduto del nostro interesse in vita. Forse anche l’escamotage di una cornetta sospesa nel tempo, che possa raggiungere qualcuno che non c’e più, è l’ennesimo stratagemma che ci siamo inventati per autoassolverci. O forse no, chissà.
    Un caro saluto a tutti voi, Paolo

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    1. Non posso che darti ragione Amfortas! Io per prima avrei da chiedere perdono a mia madre per tanti dispiaceri che le ho causato ! I rimorsi per averla fatta preoccupare quando ero adolescente, spesso mi tormentano..e vorrei dirle che aveva ragione su molti fronti…. ma si sa le generazioni guardano in direzioni diverse e capita di non pensarla allo stesso modo!!!

      Però sono anche convinta che mamma abbia già perdonato da tempo le mie intemperanze…

      Invece una mia conoscente ( te lo racconto per strapparti un sorriso, anche se la storia è tragica ) non passa giorno che mandi a quel paese il suo defunto marito , suicidatosi tre anni fa, a causa di un male incurabile. Il poveretto durante la malattia aveva chiesto un prestito notevole alla banca per poter affrontare meglio le cure e gli spostamenti da una città all’altra nei ricoveri ospedalieri. Aveva tranquillizzato la moglie dicendo che aveva stipulato un’assicurazione che in caso della sua morte, il prestito sarebbe stato restituito dall’assicurazione. Però la morte doveva essere naturale…
      Quindi col suicidio la banca ha preteso dalla vedova la restituzione del prestito.

      Le ceneri che avevano avuto un posto importante in casa , furono traslocate nella cantina… lei non l’ha voluto più vedere neanche da morto…. e ogni giorno gli rinfaccia di averla lasciata in quella situazione! E’ molto agguerrita e arrabbiata.

      Non oso immaginare cose gli direbbe se ci fosse una linea diretta con l’aldilà!!!!!

      Ciao Paolo, grazie per i saluti che contraccambio, e per esserti fermato per eprimere il tuo pensiero!!! 🙂

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  7. Ed ecco il “Sestolla qualsiasi” (secondo la versione di Cassandro), che sospende le lunghe ferie programmate, ed in parte iniziate, per giungere a te Vitty, che, gentile come al solito, hai avuto timore (falso) che mi “fossi scordato di te” e del tuo piacevole, accattivante e originale blog.

    No, no! Interrompo di “fare luccicare gli occhi” all’aria aperta, riapro il P C ed intervengo subito (anch’io a domanda rispondo) dopo avere centellinato post e commenti vari, compreso quello di Amfortas, che mi ha particolarmente colpito (e non poteva essere diversamente data la sua profondità di pensiero!) in quanto, come al solito, centra il problema delle comunicazioni ipotetiche con qualcuno che ha fatto parte della nostra vita — e che ora è pure lui “in ferie coatte” nell’aldilà — ispirando qualche dubbio con l’elegante “l’escamotage di una cornetta sospesa nel tempo” potrebbe essere “l’ennesimo stratagemma che ci siamo inventati per autoassolverci. O forse no, chissà.”

    Solo che, secondo me, poche sono le persone che oggi tendono all’autoassoluzione telefonica sia pure tardiva (e se c’è è solo momentanea ed a proprio uso e consumo), la quale presuppone soggetti forniti di una notevole sensibilità d’animo, difficile da riscontrare nel mondo d’oggi, il quale tristemente spesso mi appare pervaso da “quasi paranoia”, singola e collettiva, e cioè (qualche psicologo potrebbe ben rimproverarmi di avere usato questo termine, ma io psicologo purtroppo non sono e vado a tentoni) di “paura costante dell’altro, sospettosità generalizzata, difficoltà di fidarsi, convinzione di avere sempre ragione su tutti ‘in tutto e per tutto, essere ‘il più’ rispetto agli altri appartenenti all’orbe terracqueo: il più saggio, il più ordinato, il più pulito, il più benpensante, ecc. ecc.’.
    Difficilmente perciò, secondo me, si potrebbe essere portati a riconoscer errori o mancanze commessi con quelli ai quali si vorrebbe ora telefonare, romanticamente per scusarci o farci perdonare, se certe indubbie convinzioni ci hanno portato a conclusioni errate.

    Proprio alcuni giorni fa ho letto in argomento quanto segue:
    “La convinzione di essere invasi resiste anche all’esibizione delle nude cifre: in Italia ci sono assai meno immigrati che negli altri Paesi europei, e i musulmani sono in minoranza. Non importa, siamo invasi.
    Solo una ristretta minoranza di musulmani sono fondamentalisti e potenziali terroristi. Non importa, sono tutti delinquenti.
    Alcuni musulmani lavorano con me nella mia stessa azienda, persone tranquille, integrate… Non importa, potrebbero essere abili dissimulatori.
    Se le navi delle Ong salvano dei naufraghi, sicuramente sono al centro di un complotto in cui tutti sono complici nel progetto di invasione. Non ci sono le prove? Io “so” che è così.
    La convinzione non ha bisogno di prove. L’Europa è cosa assai complessa e ha portato enormi benefici tra cui uno su tutti, che pare scontato ma non lo è: pace, dopo secoli di guerre che hanno devastato il continente, e benessere, dopo secoli in cui povertà, analfabetismo e scarsa salute erano la norma; ed ecco che si scarta velocemente tutto ciò che smentisce la propria convinzioni: l’Europa è un grumo di burocrati ottusi che attentano alla nostra sovranità”.

    Tanto per concludere: ieri sera, appena ho finito di assistere alla ripresa televisiva de “La traviata” (che titolo offensivo!) nell’allestimento di Franco Zeffirelli, e pensando al tuo post, Vitty, mi sono chiesto che cosa mai avrebbe detto Alfredo Germont e il padre Giorgio se avessero potuto telefonare a Violetta, utilizzando la giapponese “cornetta sospesa nel tempo” (oppure, tanto per restare in tema lirico, quale sarebbe stato il tenore delle scuse da parte di Pinkerton a Butterfly).

    Ma veniamo a cose meno serie, e di ciò mi scuserete tutti, spero.

    Anch’io come Cassandro, o quella tua incavolata conoscente, Vitty, posso pensare a queste eventuali eterotelefonate in forma assai diversa, anzi scherzosa, come ad esempio un preavviso di visita a me che me ne starei già nell’aldilà, da parte di amici, parenti o blogger qualora sentissero l’esigenza di chiedermi qualcosa che non ho mai comunicato a loro, o comunicarmi, extrema ratio, anche loro stanno per raggiungermi al fine di . . . . . (dalle telefonate viene escluso Cassandro)

    DEL VINO A ME . . . !
    (Au revoir)

    Prima spuntano i peli nelle orecchie
    e dopo un poco . . . pluff . . . i denti giù,
    le occasion d’amore da parecchie
    diventan poche e poi . . . rien ne va plus!

    Ed i capelli? . . . Radi, lisci e bianchi,
    mentre crescono rughe ben profonde
    marcando viso e collo . . . ed occhi stanchi
    galleggiano in orbite ormai tonde.

    E infine . . . il tremolio alle mani,
    che nel bicchiere fa l’acqua tempesta:
    per bere . . . ah, che sforzi! . . . sforzi immani
    chè vibra . . . in disaccordo . . . anche la testa.

    Basta!!! . . . Del vino a me, perchè un po’ brillo
    sprofondi addormentato sul sofà,
    e poi, nascosto a voi, come un grillo
    balzi dall’altro lato . . . Au revoir!

    E non mi fate molto aspettare
    chè ancor con voi mi voglio accompagnare,
    scambiare idee, ridere, scherzare.

    E no . . . no, niente ferro, uhè, toccare!

    Sempre, però . . . prima telefonare,
    siccome i giapponesi sanno fare.

    (Sergio Sestolla)

    "Mi piace"

    1. Carissimo Sergio, il Tuo intervento mi ha fatto felice!!! Hai scritto un commento molto articolato e hai fatto davvero una bella dissertazione su quello che avrebbero o non avrebbero da dire molte persone di oggi. Io non credo che di fronte alla Morte di qualcuno a noi caro, ci si possa sentire superiori. Come giustamente ha fatto notare Amfortas, nel ricordare i defunti, talvolta si tende a dimendicare i loro lati negativi, facendoli diventare tutti delle persone perfette.

      Perfetti non siamo nessuno, però è anche vero che c’è una parte di buono ( si spera ) in ognuno di noi , quindi è giusto metterla in evidenza e ricordare le persone care per quel lato buono che abbiamo avuto la fortuna di conoscere.

      Mi sono lusingata e divertita quando nel guardare la bella ” Traviata “, allestita da Zeffirelli, hai pensato a questo post e ti sei chiesto cosa avrebbero potuto dire a Violetta,Alfredo Germont e il padre. Oppure Pinkerton alla dolce Butterfly!

      E ricordo con piacere la tua bella trasposizione ( con Cassandro ) dell’opera messa in versi,” Della Signora delle Camelie ” che inviasti pure ad Amfortas ! Una Violetta appassionata adattata ai tempi nostri. Tanto per sottolineare che l’amore con i suoi problemi è attuale tanto ieri, quanto oggi. Si sente che dovete averla amata molto come storia e personaggio. Immagino quindi con quanta attenzione avrai seguito l’ultima creazione di Zeffirelli. Sarebbe bello conoscere il pensiero di Amfortas sull’argomento.

      Tornando al tema dell’argomento, ho trovato delicata e ironica la poesia che hai dedicato per questo post

      Anche se non amo pensare alle dipartite, proprio perchè so cosa vogliono dire… con questi versi sei riuscito a farmi guardare le cose da un’altro punto di vista… E dài, sorridiamo immaginando che con impazienza attendiamo il momento di poter continuare i discorsi lasciati a metà….

      “E non mi fate molto aspettare
      chè ancor con voi mi voglio accompagnare,
      scambiare idee, ridere, scherzare”

      Visto così, l’aldilà non fa assolutamente paura….anzi, si prospetta molto interessante!!! 🙂

      Ciao Sergio, grazie per avermi dedicato parte del tuo tempo!!! ❤

      "Mi piace"

  8. Ciao Vitty,
    sei proprio riuscita a farmi commuovere! Proprio qui, seduta alla scrivania, mentre mi stavo gustando il caffettino della pausa pomeridiana…ecco che mi si appanna la vista e mi devo fermare. Spero che le colleghe non mi vedano. Questa è una delle storie più tenere che abbia mai sentito, una storia davvero meravigliosa, che mi fa tornare fiducia nell’essere umano. Anche io vorrei tanto entrare in quella cabina, comporre un numero che conservo ancora e poi dopo 10 anni pronunciare di nuovo quelle parole così abitudinarie… ” Ciao Pa’, come stai?”
    Un abbraccio
    Paola

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    1. Grazie Paola per questo commento così sentito e personale. Leggendoti ho capito che sei molto riservata, capisco quindi dalle tue parole quanto ti abbia toccato questo articolo. Anch’io penso che finchè ci saranno persone così delicate e sensibili, non tutto è perduto in questo mondo dove la leggerezza e crudeltà sono all’ordune del giorno!!!

      In questo periodo sono meno presente sul blog, perchè il lavoro mi impegna molto e quando torno a casa… chi è donna lo sa…c’è tutto il resto!!!! Ma non dimentico nessuno!! Saprò farmi perdonare. Un bacio e un abbraccio, ciao!!! ❤

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