I migliori anni della nostra vita

foto al pcQualche giorno fa ho letto un articolo su QuiLivorno.it scritto magistralmente da Giacomo Niccolini che oltre ad avermi commosso, mi ha fatto riflettere su quello che ho perso durante gli anni delle scuole superiori.

Io, come ho già avuto modo di dire ,ho frequentato un istituto di suore dove si poteva uscire con un diploma magistrale per maestre d’asilo ( maestre giardiniere )

La mattina bisognava essere presenti un’ora prima perchè dovevamo partecipare alla santa messa. Non era proprio proprio obbligatorio, però al momento opportuno si ripercuoteva sui voti la nostra assenza o presenza a quelle funzioni mattiniere. E siccome per tutta una serie di cose non potevo permettermi una bocciatura, la mia presenza era assicurata. Ciò voleva dire alzarsi molto presto e non avere il tempo per fare comunella fuori dalla scuola con le altre studentesse. All’uscita, per altre ragioni, dovevo filare a casa.scuola dalle suore 1

Quindi mi rendo conto che non ho davvero avuto modo di vivere in modo leggero quelli che dovevano essere ” i migliori anni della nostra vita” , come direbbe il bravo Renato Zero.

Leggendo il bell’articolo di Giacomo Niccolini ,ho potuto vedere uno squarcio di gioventù bella e spensierata che mi è passata accanto e non ho potuto vivere…scuola3.gif

 

” Quante sigarette nervose fumate di stizza, sotto a quella tenda amaranto, in attesa della prima campanella delle 8,30. Quante rincorse su quei tavolini con i quaderni di appunti aperti alle 7,30 del mattino per ripassare prima dei compiti in classe. Le saracinesche imbrattate di amori sporcati di spray, di lotte contro il sistema, di rivoluzioni andate male e gridate peggio, sono solo il triste specchio di un simbolo che non c’è più. Lo storico bar del liceo Enriques, che prendeva il nome dall’omonimo istituto in via della Bassata, ha chiuso i battenti. Niente più schiacciatine cotto e fontina e palline bianche di biliardino che rimbombano nella saletta prima di un’interrogazione. La titolare, Silvia Riso, ha detto stop a fine giugno in concomitanza con la fine dell’anno scolastico 2018/19.

Quel “non luogo” che univa tutti gli alunni, dalla prima alla quinta liceo in una “comune” surreale. L’ultima casa accogliente degli studenti prima di affrontare un esame o il luogo dove sfogare la tensione svagandosi con un videogioco o con due chiacchiere lontane da orecchie indiscrete. Il bar dell’Enriques non c’è più. Rimangono le risate e le preoccupazioni che quelle mura hanno ascoltato. Rimangono i baci rubati sotto a quella tenda mentre fuori pioveva. Rimangono le fughe di nascosto per comprare una schiacciatina durante una pausa. Con lui se ne va un pezzo dell’adolescenza di molti studenti livornesi.

Il ricordo del caporedattore Giacomo Niccolini – “Arrivavo sempre una mezz’ora prima della prima campanella. Cavalcavo il motorino rigorosamente senza casco perché faceva figo (ai tempi si poteva fare). Parcheggiavo in strada o nel parcheggio riservato qualche metro prima dell’ingresso della scuola. Non importa se pioveva, non importa se c’era il sole. Motorino, parcheggio e poi… barrino. Inevitabile come la Gazzetta dello Sport che leggevo su quel bancone il lunedì mattina. Primo step, caffè d’ordinanza. “Ciao Silvia, il solito al vetro per favore”. Deglutito in un amen con palato d’amianto, partiva il rito laico della sigaretta. I primi tempi (quando ancora era consentito dalla legge) si fumava tutti nella saletta dietro, rigorosamente senza farsi vedere da occhi indiscreti. Poi, con il passare delle stagioni, baldanzosi, fuori, in strada. Piede appoggiato al muro. E occhi a sfidare il “mostro” che apriva le sue fauci davanti a te mentre sdragavi fumo di Camel Light. Nello zaino la mitica cotto e salsa rosa, oppure tonno e maionese. Ricordi di gusti adesso vietati dalle regole per la sana alimentazione. Eppure, eccoci qua che raccontiamo, mi verrebbe da dire. Poi l’ultima campanella. E ancora lì per le ultime chiacchiere prima di tornare verso i nidi, prima di sedersi davanti alla pasta al ragù di mamma. E i rientri pomeridiani, le assemblee. Sempre lì, lì in quel bar. I primi baci, noi che zuppi dopo un’acquazzone ci riparavamo in quelle fredde luci al neon che ti svegliavano una volta per tutte e ti levavano definitivamente le coperte di dosso in quei freddi febbrai. E le mitiche sfide al giochino del calcio. Era lì che potevi far vedere ai ragazzi di quinta quanto valevi. E se vincevi la frase era d’obbligo: “Oggi ti faccio mangiare uno struzzo”. Che poi questo struzzo mica ho mai capito cos’era. Però a quei grandiglioni qualche volta gliel’ho fatto mangiare davvero vincendo per 2 a 1 all’ultimo secondo. “Silvia il solito per favore, fammi un altro caffè che oggi non ce la posso fare”. Ciao barrinodellenriques da scrivere e leggere tutto attaccato. Perché per noi non eri solo un bar, eri il nostro Peach Pit e noi ci sentivamo un po’ come Brandon e Dylan in una Beverly Hills tutta labronica in formato anni ’90. Anche grazie a te”.”


Bell’articolo vero? E Voi avete esperienze simili del periodo scolastico?
Curiosamente vostra, Vitty.

 

 

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee e quelle degli altri

45 pensieri riguardo “I migliori anni della nostra vita”

  1. Ma sai, Vitty, capisco i tuoi languori nostalgici per delle cose che non hai vissuto, che ti sarebbe piaciuto perlomeno saggiare, però, in definitiva, ritengo che il suddetto giornalista abbia molto edulcorato quelle sue esperienze, probabilmente poiché appartenenti alla giovinezza. In realtà i ragazzi, a quell’età, non hanno ancora capito chi sono e che strada intraprendere, e si dividono in due scaglioni: quelli che fanno gruppo, con le comitive, che insieme sbagliano, per esempio fumano, fanno le prime esperienze con l’altro sesso, ecc…; e quelli che tendono a rimanere un po’ solitari, come fu per me. Devo dire che per me, quel periodo lì, dell’adolescenza, non fu bellissimo (e non perché non appartenevo a un vero gruppo). Ricordo che alle elementari c’era più sintonia e vera amicizia tra noi. Alle medie fu di meno. Alle superiori ancora meno, mi sentivo proprio un corpo estraneo… Boh, sarò stato sfortunato anche io, ma come detto anche altre volte, ho cominciato a trovare una mia dimensione solo all’università, per quanto l’ambiente fosse molto dispersivo (c’era un mio amico che un giorno sparì, mesi dopo lo ritrovammo in un’altra facoltà, aveva cambiato senza dire niente a nessuno).

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    1. Più che ” languori nostalgici ” Giordano, la mia è una considerazione. Mi rendo conto a distanza di molto tempo, che la mia adolescenza non è stata serena. Troppe responsabilità gravavano sulle mie spalle dopo la morte prematura e improvvisa di mio padre.

      Non avevo tempo da dedicare ai miei coetanei, nel tempo libero dovevo aiutare mamma che lavorava, prendendomi cura della mia sorellina di dieci anni più piccola di me.

      Durante l’inverno studiavo a testa bassa e durante l’estate lavoravo come vigilatrice nelle colonie per aiutare in casa e avere dei punteggi per un futuro incarico scolastico.

      Leggendo quell’articolo ho avuto modo di capire che mi è mancata la spensieratezza, e mi chiedo come sarei stata in mezzo a degli amici della mia età libera di vivere un’adolescenza serena.

      Chissà se la mia vita si sarebbe svolta come è avvenuto o sarebbe stata diversa…

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      1. Adesso capisco meglio. Effettivamente, da quel che dici, si capisce che hai avuto un’infanzia dura, che una ragazzina non dovrebbe mai avere.
        In questi casi, quando uno si chiede chissà come sarebbe andata se…, non bisogna comunque nutrire troppi rimpianti. Infatti non si sa mai come avrebbe potuto andare la nostra vita se fosse successa una cosa piuttosto di un’altra. E non è affatto detto che sarebbe stato meglio… Io faccio sempre questo esempio: una volta, con un mio amico, mi presentai per un colloquio di lavoro. Presero lui anche se io ero molto più preparato. Mi sentivo davvero sconfitto e abbattuto… A parte che poi ho capito perché non scelsero me… A ogni modo in seguito lui si trovò davvero malissimo lì. Dico solo che gli fecero mobbing! :-O

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      2. Povero il tuo amico che ha dovuto subire il mobbing!!! E’ stata una fortuna che non ti abbiano preso per quel lavoro!!! Ma queste sono considerazioni che si possono fare solo ” dopo “, quando si scoprono i giochi della vita. Immagino la tua delusione iniziale. Però tutto è bene quel che finisce bene.

        In quanto a me, hai perfettamente ragione, non è detto che la mia vita sarebbe stata meglio se avessi potuto fare altre esperienze.

        Certo ho vissuto una realtà difficile, ma sono stata molto amata dalla mia mamma e le mie sorelle. Mi sono sposata prestissimo e ho avuto il mio primo figlio che ancora non avevo compiuto vent’anni.

        Con i miei figli sono stata una mamma e una compagna di giochi, forse fra loro ero io che mi divertivo di più…

        No, tutto sommato non devo avere rimpianti, che tanto non servono a niente!!! 🙂

        Grazie Giordano per avermi fastto fare questa riflessione ❤

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  2. Io le medie le ho fatte in un istituto tenuto da preti, e pure noi avevamo la messa tutte le mattine, alle 7:45
    Io ci andavo (la presenza ci faceva guadagnare una “crocetta” su un librone di oscuro significato) e nel frattempo i miei amici/compagni giocavano a calcio sul parco dietro la chiesa.

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  3. Mai stato io in un istituto di preti, anche se qualcosa di caratteristico e non facilmente rinvenibile in altri casi, l’ho vissuto pure io.

    Infatti, avendo i miei genitori deciso di farmi frequentare la prima elementare a cinque anni (secondo la loro logica avrei “guadagnato” un anno), e non potendo essere accolto negli istituti pubblici per l’età non regolamentare, mi iscrissero, grazie all’intervento di una mia zia che era maestra in una scuola solo femminile, in quell’istituto, che ho frequentato fino alla quinta, per poi passare, non so come, in un istituto maschile perché altrimenti non avrei potuto sostenere gli esami di ammissione alla media.

    A dire il vero, ho sempre rimpianto il precedente istituto perché lì . . . c’era Ornella.

    Quella “spensieratezza” cui accenni tu, Vitty, l’ho iniziata a vivere dalle medie (quando ho cominciato a frequentare l’Oratorio dei Salesiani, dove si poteva giocare a calcio, scambiare i giornaletti e vedere i film gratis, sempre che avevi ricevuto il relativo biglietto dopo avere ascoltato la messa, e dove, ahimè, ho conosciuto Cassandro) , nonchè per tutto il liceo, e i quattro anni dell’università.

    Chi ho frequentato in quel lungo lasso di tempo l’ho voluto pure, con una certa nostalgia ricordare così, sia pure un po’ confusamente.

    F A N T A S M I

    Solo i fantasmi ormai sono rimasti
    di chi io frequentavo da ragazzo:
    Campisi, Foti, Rita Astuti . . . o Asti? . . .
    Marletta, Musumeci . . . Anna Randazzo.

    Ah, no! . . . di questa non soltanto il nome
    ricordo, ma anche gli occhi, belli . . . come
    – dicevo a quei tempi – come . . . il sole;
    credo che avesse una sorella, Iole.

    Poi Aliotta con gli occhiali gialli,
    Caruso con chitarra mai avara
    di dolci suoni ad allietare balli,
    e quello bravo, un Dio! . . . Franco Ferrara.

    La scuola era il punto di ritrovo,
    e sono nati lì gli amori belli,
    fra un Melzi malandato e un Rocci nuovo.
    . . . Ti debbo tanto, sai, Liceo Cutelli!

    Catania era allora il nostro regno:
    . . . Piazza Duomo . . . l’Università,
    per Via Etnea lasciavamo il segno
    fino a Villa Bellini, e mai più in là.

    E c’era pure Baudo, impegnato
    a organizzare la festa danzante
    della matricola, dopo aver lavato
    ben bene, la mattina, l’elefante.

    Era il più grande, ma sempre alla mano,
    bene tutti, grandi e piccoli, trattava,
    già uomo di spettacolo, il piano
    . . . e spesso improvvisava . . . anche suonava.

    I sopradetti non li ho visti più,
    almeno di persona . . . Non ho chiuso,
    dato l’incombere della T V,
    con Pippo Baudo e Pippo Caruso,

    nonchè Vittorio A e Salvo Andò,
    con me emigrati a Roma, a lavorare
    in un grande Istituto, e “fare” ciò
    cui non avremmo mai pensato a fare,

    chè stanno alcuni muti nelle foto
    di classe . . . Beh, chissà che nell’ignoto
    dell’altra vita io con lor non stia
    a vivere di nuovo l’allegria

    di quella scanzonata gioventù,
    fatta di studi, risa ed entusiasmi,
    nonchè di amori dai mille tabù?
    . . . Che bello, li riavrei non più fantasmi!

    Randazzo tornerei a corteggiare . . .
    la “copia” di Ferrara ad acchiappare . . .

    con Campisi ancora a chiacchierare . . .
    con Pippo Caruso a canticchiare.

    E’ vita anche il solo ricordare!

    (Sergio Sestolla)

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    1. Caro Sergio, tu ed io siamo la prova vivente del ” chi tanto e chi niente ” Tu hai iniziato decisamente bene! Anzi, benissimo, in una scuola tutta al femminile, dove hai potuto imparare, oltre a leggere e a scrivere, molte cose sui modi di fare e pensare del gentil sesso.

      Ecco perchè sai interpretare così benei sentimenti e gli stati d’animo
      delle fanciulle!! Sono state la tua prima materia di studio. E questo non poteva che ben disporti alle materie scolastiche 🙂 Eh, quella Ornella, deve averti veramente stregato, visto che la ricordi ancora con tanto affetto. E questo ti fa onore , perchè le persone che sono entrate nella tua vita lasciando un segno, non sono mai state dimenticate.

      Ne è la prova la bellissima poesia che hai dedicato ai ” Fantasmi ” che hanno accompagnato la tua evoluzione da giovane ragazzo a uomo consapevole e affermato nel suo lavoro.

      Grazie a questi Fantasmi possiamo conoscere gli amici più cari, o le ragazze che ti hanno fatto battere il cuore.

      ” Solo i fantasmi ormai sono rimasti
      di chi io frequentavo da ragazzo:
      Campisi, Foti, Rita Astuti . . . o Asti? . . .
      Marletta, Musumeci . . . Anna Randazzo.

      Ah, no! . . . di questa non soltanto il nome
      ricordo, ma anche gli occhi, belli . . . come
      – dicevo a quei tempi – come . . . il sole;
      credo che avesse una sorella, Iole.”

      La scuola il fulcro della tua vita di ragazzo

      ” La scuola era il punto di ritrovo,
      e sono nati lì gli amori belli,
      fra un Melzi malandato e un Rocci nuovo.
      . . . Ti debbo tanto, sai, Liceo Cutelli!”

      Con sottofondo la bella Catania, la tua città. Una città che si sente da come ne parli, non ti è mai uscita dal cuore…

      ” Catania era allora il nostro regno:
      . . . Piazza Duomo . . . l’Università,
      per Via Etnea lasciavamo il segno
      fino a Villa Bellini, e mai più in là. ”

      Così come tutti, tutti i tuoi compagni vivono ancora dentro di te.

      Hai veramente ragione…

      ” E’ vita anche il solo ricordare! ”

      Quanto sono belli i tuoi ricordi Sergio! Immagino simili a quelli di Cassandro, visto che avete condiviso la stessa città, il luogo degli studi e pure gli amici. Vi invidio bonariamente! Perchè se prima non lo sapevo, ora lo so con certezza tutte le cose belle che ho perso…

      Un abbraccio, ciao!!! ❤

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    1. Di certo per me non furono quelli ” i migliori anni della nostra vita ” ma l’ho scoperto solo a posteriori, confrontando le mie esperienze di allora con altri studenti della mia età. Però devo dire che all’epoca non mi rendevo conto, tutta presa com’ero ad aiutare mamma nel mandare avanti la famiglia. E devo dire un bel grazie alla mia mamma, che c’ha fatto sempre sentire speciali, me e mia sorella, senza farci pesare il terribile momento che stavamo attraversando.

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      1. Però non credo che le persone con cui ti sei confrontata abbiano davvero assaporato e vissuto quegli anni per come li rivivono nei ricordi… Per assurdo puoi averli vissuti più serenamente tu che loro

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  4. che dire dei miei giorni scolastici trascorsi sempre lontano dalle mie montagne e privo di ogni libertà Salesiano.
    I migliori anni solo stati quelli finiti gli studi ho sgallettato nel lavoro e nelle nuove compagnie.
    Dovrei dire però che mi sono realizzato pienamente da una quindicina di anni quando mi sono messo a lavorare in proprio nella mia piccola azienda. Questi sono giorni felici Witty.

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    1. Sono davvero felice per te Andrea, che hai saputo trovare la gioia e la serenità nel lavoro della tua azienda. Non c’è cosa più bella, lavorare e sentirsi realizzati. Sei un uomo fortunato ! Ti auguro mille anni di questa felicità ❤

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  5. Noto che, in sintonia con il tuo post, Vitty, quasi tutti i tuoi commentatori esaltano come “i migliori anni di vita” quelli trascorsi durante il periodo scolastico.

    Pure per me era così, non disponendo allora tutti noi giovani di altri diversivi, specie per incontrare le “anime gemelle”.

    E tutt’ora meraviglioso è il ricordo di quel periodo, anche perché allora si decise in parte il mio destino, grazie alla poesia “Cui di tanti?”, che pubblicai nel giornaletto scolastico, e di cui, non so se ricordi, ho già parlato a lungo nel post di Alice, qui sotto indicato

    https://comealice.wordpress.com/2018/04/30/primo-articolo-del-blog/#comments

    Ma ecco qualche altra impressione relativa a quel periodo, di cui non ricordo affatto aspetti negativi (se non qualche paura di essere interrogato), o li ho fatto volutamente sfumare.

    PINSANNU A SCOLA

    Ma ch’era bellu quannu jev’ a’ scola!
    …Ddi matinati friddi…o c’ ‘a timpesta,
    cco gelu cca traseva ppi li sola
    de’ scappi e arrivava a fin’ ‘a testa.

    Ma ppi nuatri ‘a scola era festa!

    Si quariava ‘n pocu supra ‘u trammi,
    munciuti assem’ all’ autri studenti
    …o studintissi, cca placidi e calmi
    ci “stavunu”, facennu fint’ ‘e nenti.

    E ognunu aveva pani ppe’ so’ denti!

    A scola si scinneva, e cca…risati
    fin’ a ca si traseva ‘nta la classi,
    cu sutt’ ‘e vrazza ‘i libbra stranchillati

    d’ antologia latina o di sintassi.
    E ‘na dumanna sula: “tu ‘sta ‘stati
    unn’è ca ti nni vaj…siddu passi?”

    ‘U ‘siddu’ era d’obbligu picchì
    pareùmu abbunati a ‘dui’ e ‘tri’.

    Ppi non parrari di tutti l’ammuri
    nati a’ la faccia di li prufissuri,

    ca pigghiavanu a offisa l’amorini,
    comu s’ àvumu a fari li parrìni!

    (Cassandro)

    Ovviamente presento pure la relativa traduzione in lingua italiana, non disponendo della collaborazione di alice, mia traduttrice ufficiale

    PENSANDO ALLA SCUOLA

    Come era bello quando andavo a scuola!
    …Quelle mattinate fredde…o con la tempesta,
    col gelo che penetrava per le suola
    delle scarpe ed arrivava fino alla testa.

    Ma per noi la scuola era una festa-

    Ci si riscaldava un poco sul tram,
    pressati insieme agli altri studenti
    …o studentesse, le quali serene e tranquille
    ci “stavano”, facendo finta di niente.

    E ognuno trovava pane per i suoi denti (era felice)

    Giunti alla scuola si scendeva, e qui…risate
    fino a quando si entrava in classe,
    con sotto le braccia i libri gualciti

    di antologia latina o di sintassi.
    E una domanda sola: “tu questa estate
    dove vai in vacanza…sempre che tu sia promosso?”

    Il ‘sempre che’ era d’obbligo in quanto
    prendevamo noi 2 o 3 di voto assai spesso,
    (come se fossimo stati abbonati a tali voti)

    Per non parlare di tutti gli amori
    sbocciati a dispetto dei professori!

    che consideravano offesa le piccole passioni(fra gli alunni),
    come se fossimo stati destinati a diventare preti!

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    1. E non potrebbe essere diversamente, Cassandro. Perchè il periodo della scuola è il periodo dell’adolescenza, dove si comincia ad avere un po’ più di libertà di movimento, si fanno nuove conoscenze, si hanno i primi amori… insomma è l’inizio della vita sociale distaccata da quella dei genitori. Quindi è una scoperta dell’utilizzo del proprio tempo.

      A parte il mio caso, una bella scoperta, da quanto ho potuto leggere dalle tue parole !

      Come Sergio, sei riuscito a farmi entrare nei tuoi bei ricordi di studente. E grazie al riferimento del post della cara amica Alice, che saluto caramente , ho appreso che durante la scuola non solo hai trovato gli amici… ma pure l’amore della tua vita.

      Per cui comprendo perfettamente quando ” Pensando alla scuola ” esordisci con un :

      ” Come era bello quando andavo a scuola!
      …Quelle mattinate fredde…o con la tempesta,
      col gelo che penetrava per le suola
      delle scarpe ed arrivava fino alla testa.

      Ma per noi la scuola era una festa- ”

      e come poteva non esserlo….

      ” Ci si riscaldava un poco sul tram,
      pressati insieme agli altri studenti
      …o studentesse, le quali serene e tranquille
      ci “stavano”, facendo finta di niente. ”

      Invece io , pur abitando lontana dalla scuola che frequentavo, spesso e volentieri me la facevo a piedi , pur di evitare la ressa sull’autobus. Pur di evitare di sentirmi strizzata, pigiata fra un corpo e l’altro. Ricordo ancora con un senso di malessere una odiosa mano morta sul mio lato b. Non so chi sia stato, se una persona giovane o meno giovane. Ricordo solo, anche ora a distanza di tanti anni, il disagio e la sensazione di sentirmi sporca da quel contatto.
      Meglio quindi, molto meglio camminare sotto tutte le intemperie che rischiare di vivere ancora una volta un’esperienza simile.

      ” Per non parlare di tutti gli amori
      sbocciati a dispetto dei professori!”

      Davvero un paradiso! Non posso che esserne felice per te, amico carissimo!!!

      Da parte mia, non posso neppure ricordare un amoretto, una simpatia di quei tempi, perchè studiando dalle suore le nostre classi erano tutte rigorosamente al femminile, a parte gli ultimi due anni delle elementari dove mi è rimasto impresso il sorriso di un bambino di una classe attigua alla mia, si chiamava Vittoriano ma credo di non averci mai parlato.

      Più mi guardo indietro e più mi rendo conto che non ho niente da salvare di quel periodo!

      Scusami se ho parlato anche dei miei ricordi. Ho voluto metterli a confronto per capire se veramente è stato un brutto periodo, o se avevo qualcosa da salvare…

      Per farmi perdonare sono andata a cercare una canzone che mi cantava la mia mamma quando ero bimba. Desidero dedicarla a te e a quella studentessa che poi è diventata tua moglie. Spero ti piaccia e ti faccia sorridere 🙂

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      1. Grazie cari amici, di questa “menzione”, seppure vista solo oggi. Mi avete fatto fare un tuffo indietro ad un anno fa nel rileggere le parole dei vostri commenti a quel mio primo post qui. Grata per quello che sempre generosamente avete lasciato di voi 🙂

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  6. Capisco benissimo la tristezza di Giacomo Niccolini nel veder chiudere un bar che gli era entrato nel cuore, perché mi è successa la stessa cosa giusto il mese scorso. Il bar in questione ha dovuto chiudere perché i suoi gestori erano in affitto, il proprietario del fondo ha trovato qualcuno che glielo comprava e quindi li ha praticamente sbattuti fuori. Il lato positivo è che anche il nuovo proprietario del fondo vuole farci un bar, ma non sarà mai come prima. Quel bar infatti era uno di quei rari locali dall’atmosfera familiare in cui proprietari ti fanno sentire a casa anche se è la prima volta che ci entri, e dubito fortemente che il nuovo proprietario (chiunque egli sia) riuscirà a ricreare lo stesso clima.
    Spero che quantomeno non si interrompa il rapporto di amicizia che ho con i vecchi gestori (un marito, una moglie e la sorella di lei): sarebbe davvero un peccato se ci perdessimo di vista dopo oltre 2 anni di frequentazione quotidiana. Anzi, anche più che quotidiana, perché spesso oltre alla colazione ci facevo anche il pranzo. E se non ci facevo anche la cena era solo perché staccavo troppo presto da lavoro! 🙂

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    1. Sono certa wwayne, che non si interromperà il rapporto di amicizia con quei gestori del bar , con i quali eri diventato amico. La frequentazione continuerà in maniera diversa ma continuerà. Non si può perdere un amico come te 🙂

      E spero pure che il nuovo bar possa diventare presto un luogo accogliente e familiare come era l’altro.

      Ho piacere che tu abbia apprezzato e compreso gli stati d’animo e i ricordi di Giacomo Niccolini. A me, pur non avendoli vissuti, mi hanno commosso, tanto si sentiva il suo dispiacere.

      Sono contenta che sei passato a raccontare qualcosa di te.

      Un caro saluto, ciao!!!

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  7. Beato Cassandro che circa questi decantati migliori anni della nostra vita nel suo commento scrive: “non ricordo affatto aspetti negativi (se non qualche paura di essere interrogato), o li ho fatto volutamente sfumare” (sfruttando silenziosamente il verbo appropriatamente usato da Rain) .

    Io invece qualche aspetto negativo lo ricordo (almeno come location), e non intendo sfumarlo (ecco che rubo pure il termine, che mi è tanto piaciuto, di Rain) e qui di seguito lo evidenzio nei seguenti versi (era l’epoca in cui entrambi scrivevamo in vernacolo) facendo alla fine pure qualche saggia proposta, che però il Ministero della Pubblica Istruzione non ha mai voluto accettare!

    E SI TORNA A’ SCOLA!
    (Fini de’ vacanzi)

    Si ‘rapunu li scoli di l’Italia,
    si torna ‘e lezzioni com’è usanza,
    finenu li jorna di vacanza
    . . . e ‘ncumincian’ i jorna di la càlia.

    Si leva ‘u pruulazzu da li libbra
    e ogni studenti di timuri vibbra
    pinsannu ca . . . si n’ha ghir’ a’ scola
    senza ca s’ arrivorda ‘na parola

    d’italianu e mancu di latinu,
    . . . d’ ‘o grecu è megghiu ca nun nni parramu,
    ca siddu non ci fussi ‘u Pecheninu
    i verbi . . . e quannu mai li truvavamu?!

    E scumpariu da testa ‘a Giografia,
    i logarittimi e chiddu che ‘i ‘nvintò,
    ‘a Fisica, e ‘a Filosofia,
    . . . tranni ca la Ginnastica. E no! . . .

    chista nun n’ ‘a scurdamu, ca ‘nta ‘stati
    ni l’ ham’ arripassata bona bona . . .
    ‘o Rotulu . . . facennuni natati,
    a’ Vi’ Etnea facennu ‘a maratona.

    Ci si cunorta picch’ in funnu ‘n funnu
    scurdarsi ‘i cosi è leggi di natura,
    e è accussì . . . da chi munnu è munnu . . .
    ppi cui ‘rresta una ‘a fregatura,

    la cosa ppi cui unu si dispera:
    ca mentri ‘u bellu suli brilla ‘n chianu
    iddu s’ ha chiùdiri intra ‘dda jalera,
    comu si fussi ‘n tintu ergastolanu.

    . . . Si fa ‘a ‘cchianata d’ ‘a Via Grotti Bianchi
    — ‘dda strata ppe’ carretti basulata —
    ‘nsem’ e cumpagni, puri afflitti e stanchi
    e si tras’ o’ Cutelli . . . ‘Na scialaaaata!

    Ma chi hama fatt’ ‘i mali? Ham’ ammazzatu?
    Ham’ arrubbatu jaddi e ghiaddini?
    Scippat’ a’ Posta i vecchi? . . . o tiratu
    lu coddu ‘e cigni d’ ‘a Villa Bellini?

    N’ hama gudutu dù soldi di mari,
    jucatu e’ tamburelli a la Plaja
    . . . e ora, ‘nveci, ‘n classi! . . . a studiari
    Viggiliu, Danti, Fosculu! . . . Avaja,

    capìtulu ca chistu nun ni và!
    . . . ca, a diri picca, è malvagità!

    Circamu d’ evitari ‘sti martìri! . . .
    Ppi cui jù ‘na cosa vogghiu diri

    a lu Ministru . . . a lu Pruvvidituri . . .
    a li bidelli . . . a li prufissuri:

    si ‘n rimediu bisogna ca s’ attrovi
    picch’ ‘on far scola sulu quannu chiovi?

    . . . o quannu fora c’è gelu e timpesta?
    . . . e fari l’autri jorna sempri festa!

    Scialamannìlla stannu ‘n cumpagnia
    di Nuccia, Amalia, Pina, Annamaria!

    ‘A vita è curta . . . non vi n’ addunati? . . .
    . . . e ‘a giovintù . . . ‘nu pugnu di jurnati!

    (Sergio Sestolla)

    Ovviamente anche io trascrivo la traduzione in italiano, per i lettori che il siciliano non hanno studiato (eccetto Mary, da tempo assente, che ne conosce un poco per le sue piacevoli vacanze passate a Letojanni, come ci ha ricordato in passato)

    E SI RITORNA A SCUOLA!
    (Fine delle vacanze)

    Si aprono le scuole dell’Italia,
    si ritorna alle lezioni come di consueto,
    sono finite le giornate di vacanza
    . . . e sono cominciati i giorni in cui si fa sega (si marina la scuola).

    Si toglie la polvere dai libri . . .
    ed ogni studente di timore vibra
    pensando che . . . deve tornare a scuola
    senza ricordarsi una parola

    di italiano e neppure di latino,
    . . . del greco è meglio che non ne parliamo,
    che se non esistesse il ‘Pechenino’
    i verbi . . . e quando mai li trovavamo?!

    Ed è scomparsa dalla mente la Geografia,
    i logaritmi e colui che li ha inventati,
    la Fisica e la Filosofia
    . . . salvo la ginnastica. E no! . . .

    questa non l’abbiamo scordata, perchè durante l’estate
    ce la siamo ripassata molto bene . . .
    al ‘Rotolo’ . . . facendo le nuotate
    e in Via Etnea facendo la maratona.

    Ci si conforta perchè in fondo in fondo
    scordarsi ogni cosa è legge di natura,
    ed è così da che il mondo è mondo . . .
    per cui resta una soltanto la fregatura,

    la cosa per la quale uno studente si dispera:
    che mentre il bel sole brilla nei campi
    lui deve rinchiudersi dentro quella galera
    come se fosse un cattivo ergastolano.

    . . . Si fa la salita di Via Grotte Bianche,
    — quella strada lastricata per i carri —
    insieme ai compagni, afflitti e stanchi,
    e si entra al liceo Cutelli . . . Sai che divertimento!

    Ma cosa mai abbiamo fatto di male? Abbiamo ucciso?
    Abbiamo rubato galli e galline?
    Scippato alla Posta i vecchi? . . . o tirato
    il collo ai cigni della Villa Bellini?

    Abbiamo goduto appena un poco (due soldi) di mare,
    giocato a tamburello alla Plaja
    . . . e ora, invece, in classe! . . . a studiare
    Virgilio, Dante, Foscolo! . . . Orsù,

    comprendetelo che tutto questo non ci va!
    . . . che a dir poco è malvagità!

    Cerchiamo di evitare questi martìri! . . .
    Per cui io una cosa voglio dire

    al Ministro . . . al Provveditore . . .
    ai bidelli . . . ai professori:

    se un rimedio occorre trovare,
    perchè non fare andare a scuola solo quando piove?

    . . . o quando fuori c’è gelo e tempesta?
    e fare gli altri giorni sempre festa!

    Godiamocela la vita in compagnia
    di Nuccia, Amalia, Pina, Annamaria.

    La vita è breve . . . non ve ne accorgete? . . .
    e la gioventù . . . un pugno di giornate!

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  8. Sono felice Sergio che tu abbia trovato qualche aspetto negativo riguardo il periodo scolastico! E mica solo io devo essere la Lucignolo della situazione! Almeno mi sentirò in buona compagnia ( con te e Cassandro ,sempre!!!)

    Capisco che il suono della campanella del rientro a scuola, dopo le vacanze estive, non era certo un momento facile… anche perchè immagino che in Sicilia in ottobre l’estate si faccia ancora sentire !

    Il sole non c’è niente da fare… distrae dallo studio!!!

    Comprendo quindi, il grido di dolore per dover rinunciare ai giorni al mare spensierati , nel riprendere gli studi di greco, latino, Virgilio, Dante Foscolo….

    ” Ma cosa mai abbiamo fatto di male? Abbiamo ucciso?
    Abbiamo rubato galli e galline?
    Scippato alla Posta i vecchi? . . . o tirato
    il collo ai cigni della Villa Bellini?

    Abbiamo goduto appena un poco (due soldi) di mare,
    giocato a tamburello alla Plaja
    . . . e ora, invece, in classe! . . . a studiare
    Virgilio, Dante, Foscolo! . . . ”

    E questa ribellione ti ha fatto maturare un’idea niente male, che avrebbe messo d’accordo, ne sono certa, sia gli alunni, sia i professori e il Provvedidorato allo studio…

    ” Cerchiamo di evitare questi martìri! . . .
    Per cui io una cosa voglio dire

    al Ministro . . . al Provveditore . . .
    ai bidelli . . . ai professori:

    se un rimedio occorre trovare,
    perchè non fare andare a scuola solo quando piove?

    . . . o quando fuori c’è gelo e tempesta?
    e fare gli altri giorni sempre festa! ”

    Come si vede che cambiano i tempi! Allora si sarebbe potuto anche fare, andare a scuola solo col maltempo! Oggi invece basta un po’ di pioggia per far chiudere le scuole di ogni ordine e grado.

    Non ti sarebbe dispiaciuto Sergio, specialmente in periodi come questi che piove a disgrazia quasi ogni giorno!

    Ovviamente ho scherzato ! E’ stato meglio per tutti che le cose siano andate come dovevano andare, perchè cercare di stare sempre nel paese dei balocchi…lo sappiamo bene come sarebbe andata a finire… Ciao amico carissimo!!!!

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  9. Dopo l’esame di maturità classica anch’io, non potendo iscrivermi all’Università (prerogativa maschile a casa mia, perchè le femmine non dovevano studiare tanto nè lavorare, al limite dare ripetizioni in casa… e, alla fine nemmeno i fratelli si laurearono), frequentai un corso di un anno in una scuola di suore per diventare segretaria stenodattilo.

    Pur di fare dispetto a mio padre, che tra l’altro, non mi aveva fatto scegliere gli studi che tanto desideravo, mi iscrissi con la speranza di trovare subito un lavoro… e così fu.

    Puoi immaginare la differenza tra un liceo classico statale misto ed un istituto religioso di sole femmine! La mattina anche noi dovevamo assistere alla messa e se per caso, nell’ora di ricreazione (io avevo già 18 anni) mi beccavano a fumare nel giardino circostante, erano note di biasimo. Non ho bei ricordi di quel periodo… avevo nostalgia dei miei ex compagni di liceo, la maggior parte dei quali aveva cominciato a frequentare chi Medicina, chi Ingegneria, chi Giurisprudenza… ma la tenacia che ho avuto nel finire quell’anno mi ha portato a buoni risultati!

    Che dire, cara Vitty, se non ricordare quei “migliori anni della nostra vita” con tanta nostalgia?

    Un abbraccio ed un caro saluto ai nostri “poeti”!

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    1. Nonostante la delusione per non aver potuto frequentare l’Università, Mary,
      sei riuscita ad affermarti e ad avere un lavoro che ti ha dato molte soddisfazioni. Quindi si può dire che ti sei realizzata ugualmente, brava!

      Se poi consideri la bella famiglia che hai, be’ non hai assolutamente niente da recriminare, anzi, sei una donna di grande successo, con una grande anima e un grande cuore, della quale mi onoro di essere amica. Virtuale, ma sempre amica!!!!

      Ciao carissima contraccambio l’abbraccio e mi unisco ai saluti ai nostri poeti ❤

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  10. E poteva mai mancare lui? Quello è come il prezzemolo, è sempre presente ed utilizzabile in qualsiasi modo.

    Alludo alla fine del tuo commento, Vitty, che hai chiuso richiamando il solito Pinocchio & compagnia bella, che, come spessissimo accade, vengono utilizzati nella vita come esempi di comportamento.

    E’ questa la fortuna dei personaggi creati da un vero artista, e Collodi certamente lo era, i quali soli hanno vita eterna!

    Ecco allora anche da parte mia uno di questi richiami alla nota favola, per spiegare (al femminile in quanto parla la protagonista della inedita commedia) certi modi di impostare la vita.

    PREVALENZA E NO
    (Considerazioni tardive
    di donne su uomo)

    Il mondo non si aggiusta col ginocchio,
    non ci si nutre solo di finocchio,

    mai più noi Cenerentole nel cocchio.
    La vita si conquista, quindi . . . “Occhio!

    . . . se no: Disavventure alla Pinocchio!”

    Senza di noi l’uomo non può stare,
    lo abbiamo fatto noi, non ci piove,
    è pesce e noi siamo acqua di mare:
    di ciò ma quale donna non ha prove?

    Si crede, ascolta ascolta, quasi un Dio,
    lui dice che fa il bello ed il cattivo
    tempo, e grida a destra e a manca “Io . . .”
    . . . però da noi dipende fin ch’è vivo!

    Recita il ruolo di conquistatore,
    ma siamo noi che la sceneggiatura
    scriviamo, spesso con fin troppo amore,

    per cui su noi immensa fregatura
    da ciò arriva, e prevalenza muore:
    ahinoi, torniamo preda e ci cattura

    E mai più la vita guideremo,
    avendo fatto . . . ‘noi barca e lui remo’!

    Ci sarebbe da dir . . . “Chiamalo scemo!”

    Che fesse a farci dominar dal cuore
    nella speranza di farlo migliore!

    Dovessimo imparare dalle suore
    come si fa a imprigionare “amore”,

    oppur da chi coi “capelli turchini”
    svegliava amore pur nei burattini?

    E allora sì che avremmo sempre inchini,

    e sodo dormiremmo fra i cuscini

    (non sole, ovvio, ma a lui vicini!)

    (Sergio Sestolla)

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    1. Ho piacere caro Sergio, che ti sia piaciuto il riferimento a Pinocchio. Un personaggio attualissimo e molto amato dai bambini , credo da sempre. E’ stato in assoluto il primo libro che ho letto, anche se conoscevo già la storia perchè mamma me la raccontava spesso e mi cantava pure una canzone su du lui che tanto mi piaceva. Crescendo ho capito che in questo libro ci sono tante verità, non solo avventure per ragazzi, ma un vero e proprio vademecum di vita 🙂

      Un po’ come il modo di vedere l’uomo da parte di quella Lei dei tuoi versi. Ci sono cose vere e non… in quanto è vero che l’uomo lo facciamo noi… letteralmente, però è anche vero che la nostra vita non saprebbe di niente se non ci fosse un Lui a renderla più bella col suo amore.

      Ovviamente parlo di coppie che si amano, perchè altrimenti, come dice il proverbio : ” meglio soli che male accompagnati ” e questo vale sia per le donne sia per gli uomini. Perchè come la vita può cambiare in meglio con l’amore, è altresì vero che incontrando la persona sbagliata la vita può diventare un inferno!!

      Invece quando la coppia funziona , anche le difficoltà che inevitabilmente si incontrano nella vita, possono essere superate nel migliore dei modi.

      Molto bella e vera la frase :

      ” noi barca e lui remo ”

      una metafora perfetta su come i ruoli siano fondamentali nella vita di coppia che portando quindi alla perfetta soddisfazione :

      “e sodo dormiremmo fra i cuscini

      (non sole, ovvio, ma a lui vicini!) ”

      Perchè questo è il fine ultimo a cui aspiriamo tutti… vivere amando ed essere amati ❤

      Ti mando un abbraccio e un bacio, ciao!!!! ❤

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  11. Pure a me è piaciuto il tuo riferimento a Pinocchio, cara Vitty, che scrivi “cercare di stare sempre nel paese dei balocchi…lo sappiamo bene come sarebbe andata a finire…”

    . . . È andata a finire, e non poteva essere diversamente, che — al di là della simpatia che desta il nostro burattino — alla base di tutto c’è il fatto che Pinocchio ha venduto il suo abbecedario, non è andato a scuola e quindi non ha studiato, e quindi . . . . . .

    E questa è, secondo me, la chiave di lettura delle sue Avventure, o meglio Disavventure.

    Rebus sic stantibus, l’incolto Pinocchio non è in grado di attivare quella che i psicologi chiamano “Vigilanza critica” su ciò che viene detto o proposto per non essere manipolati.

    Da ciò i vari turlupinamenti da parte di chi egli incontra nel suo cammino di vita, principalmente di quei truffatori de “ il Gatto e la Volpe”.

    Poiché tutto tende ad una morale, da qui discende, tristemente, l’insegnamento per i lettori, piccoli e grandi, a temere sempre di essere nella vita . . . un Pinocchio, come purtroppo per presunzione spesso avviene, mentre ci si è illusi dell’inverso (compreso io e forse pure Cassandro).

    PINOCCHIO

    Nell’intimo mi scopro e mi vedo
    immagine sfocata di chi sono
    o pensavo di essere. Mi chiedo
    infatti ora se un grande dono

    (ci sono stati infatti anni belli)

    è stata questa vita oppure no,
    mentre un tempo, ah se credevo bene
    ch’essa lo fosse! . . . Forse accade ciò
    quando cala la tela sulle scene

    (e in aria non ci stanno più i castelli)

    del mondo tuo, e ti accorgi che
    da recitare resta molto poco,
    e quello che hai fatto altro non è

    (pur in presenza di fronzoli e orpelli)

    che il replay di un antico gioco,
    che mai muta, ed ha fatto di te
    il burattino or da buttare al fuoco.

    Pinocchio eri e ti credevi Re

    (e quando l’hai capito, ah se sbarelli!)

    Errore è stato a non cambiare e
    dire in tono snob “Tanto a me . . . !”
    che a fine gita si muta in “Ah, se . . .!”

    E qui mi fermo, un poco sconsolato,
    mentre già sento puzza di bruciato!

    (Sergio Sestolla)

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    1. Sergio caro, scusa se vengo a risponderti con tanto ritardo, ma talvolta ci vorrebbero dei giorni assai più lunghi delle solite dodici ore! Tu puoi capirmi perchè so che sei molto impegnato. E col passare del tempo, sembra che gli impegni aumentino…

      Comunque sappi che ho molto apprezzato le tue riflessioni sulle conseguenze ” pinocchiesche ” di marinare la scuola , vendere l’abbecedario e credere come un allocco alle lusinghe e promesse del Gatto e la Volpe.

      Gatto e Volpe che nella fiaba hanno la fisionomia ben precisa dei furboni che amano imbrogliare e derubare chi cade nelle loro trame.

      Oggi purtroppo siamo invasi da simili malentenzionati, però non hanno le fattezze degli imbroglioni…sono persone gentili e affabili che cercano di circuirci con la loro parlantina.

      E’ qua che bisogna mettere in atto la ” Vigilanza critica ” a cui hai accennato tu, caro amico mio. Bisogna fare attenzione e diffidare sempre da chi ci promette il paradiso…

      Cosa che sicuramente non è capitata ne’ a te, ne’ a Cassandro!!! Quindi sgombriamo subito il campo dal timore di sentire ” puzza di bruciato” ,perchè nessuno cadrà nel fuoco…

      Per il resto, è normale tirare un po’ le fila della propria vita e chidersi ” Chi sono o pensavo di essere “, perchè il tempo che passa ci ricorda che facciamo parte di un ” replay di un antico gioco che mai muta” e mai muterà.

      L’importante però sono i fatti quelli che contano . E i tuoi Sergio, penso siano per la maggior parte eccellenti.

      Ci sono giorni in cui siamo più ottimisti e altri in cui si vede tutto nero… è normale, è il gioco della vita che ci regala giorni alterni alla felicità.

      A proposito della felicità, il bravo Trilussa ci ricorda che che…

      “C’è un’ape che se posa su un bottone de rosa:
      lo succhia e se ne va…
      Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”

      ciao carissimo!!! Un abbraccio!!!

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  12. Ah, Vitty! . . . mi costringi a risponderti subito!

    Non puoi scrivere “ci sono giorni in cui siamo più ottimisti e altri in cui si vede tutto nero… è normale, è il gioco della vita che ci regala giorni alterni alla felicità”, e pensare che io me ne stia zitto zitto, io che tale concetto di alternatività ho spesso inserito (insieme a Cassandro) in tanti scritti, e da ultimoo nel tuo post di qualche anno fa “Vive le difference”.

    E allora ecco Lui, a proposito della ricerca della felicità terrena – ammesso che esista — che a Lei, che così ragionava (sic)

    P R E N D I ( Lei )

    Tu nella vita ti lamenterai
    di ciò che lasci, no di ciò che prendi:
    piglia pertanto, sia che sali o scendi,
    . . . che vieni o resti . . . sai o non sai.

    Afferra, acchiappa poi senza ritegno
    se sol t’accosti al campo dell’amore:
    il tempo passa, la bellezza muore,
    la vita tutto al più è appena un segno.

    Che cosa la credevi? . . . architettura?! . . .
    sfida dell’uomo al cielo?! . . . dardo al sole?! . . .
    E’ immagine – sol questo – che non dura,

    o dura quanto un mazzo di viole,
    quanto un’eclisse che la luna oscura,
    o lo sfrecciare in mar di lieve iole.

    cerca con notevole sforzo concettuale (per amore non la vuole molto contraddire) che così cerca di adeguarsi

    UN BATTERE DI CIGLIA ( Lui)

    Chi se ne frega dell’eternità . . .
    del trascendente . . . dell’universale!
    Son chiacchiere per me, felicità
    sta solo nel concreto, nel reale.

    . . . E non m’importa manco di sapere
    che càspita c’è stato nel passato,
    nè quello che potrà poi accadere
    appena via da qui sarò andato.

    Perchè dovrei cercare di capire
    cosa faceva l’uom mille anni fa,
    se fra cent’anni del mio vago agire
    a nessun cane mai interesserà?

    Un battere di ciglia è il campare!
    Non mi ritengo quindi proprio matto
    se preferisco un “tredici” azzeccare
    che scoprir come l’Universo è fatto

    . . . se amo più la rosa che il suo gambo
    – quella profuma infatti, questo no –
    . . . se ad Amleto antepongo Rambo,
    e all’uso della penna lo jo-jo.

    Che sogno poi un bel bicchier di vino
    e due salsicce innanzi al caminetto
    . . . oppure un blackjack o un pokerino
    con quattro amici veri e di rispetto!

    E infine amo le donne . . . lo confesso
    – sono il profumo dell’umanità! –
    nè penso di cambiare, chè lo stesso
    non ci sarò . . . quando Halley tornerà.

    Perciò voglio tutt’ora . . . all’istante,
    chè di filosofar mi sono rotto,
    m’incanto del “presente”, è affascinante,
    e del “futuro”, no! . . . io me ne fotto.

    (Sergio Sestolla)

    E qui chiedo, per restare in tema col tuo post, secondo voi tutti, uno che si presenta così, avrà scritto ciò in un giorno in cui era “ottimista” o in uno in cui “vedeva tutto nero”?

    Aspetto risposte (se mai ci saranno, dato che non sono molto ottimista in materia!)

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    1. Oh Sergio, hai posto proprio un bel quesito! Perchè le risposte potrebbero essere una diversa dall’altra…

      La prima , potrebbe essere frutto di un’euforia per qualcosa che è andata bene… e rende il presente la sola bella realtà possibile.

      Infatti così conclude :

      “Perciò voglio tutt’ora . . . all’istante,
      chè di filosofar mi sono rotto,
      m’incanto del “presente”, è affascinante,
      e del “futuro”, no! . . . io me ne fotto.”

      Qua ci vorrebbe un bel filosofo capace di spiegarci bene le prospettive dell’esistenzialismo o del pragmatismo… un filosofo italiano, Nicola Abbagnano, coniò il pensiero dell’esistenzialismo positivo, in quanto l’uomo stesso è esistenza, e può scegliere e progettare la sua vita di volta in volta, senza sentirsi ingabbiato dai doveri, lasciandosi andare verso le sue aspirazioni e realizzazioni di progetti.

      Oppure un momento di stanchezza che fa ” veder tutto nero!” come un pessimista che tende a sottolineare gli aspetti negativi della realtà che varia dall’infelicità, al dolore…

      ” . . . E non m’importa manco di sapere
      che càspita c’è stato nel passato,
      nè quello che potrà poi accadere
      appena via da qui sarò andato.

      Perchè dovrei cercare di capire
      cosa faceva l’uom mille anni fa,
      se fra cent’anni del mio vago agire
      a nessun cane mai interesserà?”

      Ma… e qui mi sorge un dubbio!Ssarà mica un momento di stanchezza nel dover sopportare la saccenteria di quella lei un po’ troppo petulante?

      “Afferra, acchiappa poi senza ritegno
      se sol t’accosti al campo dell’amore:
      il tempo passa, la bellezza muore,
      la vita tutto al più è appena un segno.

      Che cosa la credevi? . . . architettura?! . . .
      sfida dell’uomo al cielo?! . . . dardo al sole?! . . .
      E’ immagine – sol questo – che non dura, ”

      Forse è questa la risposta a tutto!!! Noi donne talvolta rendiamo davvero difficile la vita ai nostri uomini, perchè il nostro umore è governato dagli ormoni. E quando questi girano male…be’ c’è solo da augurarsi un si salvi chi può!!!!

      Sono molto contenta Sergio, di averti costretto a rispondermi subito. Così vedi, abbiamo trascorso questa domenica sera, insieme!!!! ❤

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  13. mi piace questa tua “nostalgia da mancanza” (non mi sembra un vero rammarico) per qualcosa che non hai potuto vivere.
    forse non sarebbero stati gli anni migliori della tua vita ma certo le circostanze (e le suore!) ti hanno privato di un’esperienza fondamentale.
    ml

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  14. Ti ringrazio Massimo per esserti fermato e aver lasciato un tuo pensiero. Mi hai dato la possibilità di scoprire un interessante blog che seguirò con piacere 🙂

    In quanto a me, è stata una presa di coscienza su quello che è stata la mia adolescenza.
    Non ho mai amato molto la scuola per vari motivi. Studiavo e tiravo via sperando finisse tutto il prima possibile.
    Solo leggendo quell’articolo, mi sono resa conto che quel periodo della scuola avrei potuto viverlo con più leggerezza. Così non è stato… pazienza!

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  15. Mi ricordo che ai tempi delle scuole superiori quando sentivo qualcuno degli adulti parlare con rimpianto dei propri anni scolastici, definendoli come i migliori e più spensierati della propria vita, mi dicevo che a me non sarebbe mai successo. Ha ragione Rain: nel tempo si tende un pò a sfumare i ricordi, soprattutto quelli negativi, enfatizzando e ricordando soprattutto quelli più piacevoli. Anch’io non ho avuto una giovinezza spensierata e felice, avendo perso mio padre a nemmeno sette anni e avendo una mamma emotivamente molto fragile, a causa di questo avvenimento. L’unica cosa che mi viene da pensare è che almeno io non ho dovuto subire “messe” giornaliere prima delle lezioni!!! Già questa mi sembra comunque una gran fortuna. Ero abbastanza ribelle e mal avrei tollerato questa imposizione. Poi anch’io non ho potuto scegliere la scuola che avrei desiderato fare. Ecco perché invece Alice ha potuto scegliere, senza nessuna interferenza da parte nostra, la scuola che ha sentito più congeniale! Comunque tutto sommato non ho brutti ricordi: molti sono legati al primo “travagliato” amore, la ricreazione giocando in cortile a pallavolo, o in bagno a fumare le prime sigarette, i professori “passionari2 o quelli vittime dei nostri scherzi, gli scioperi, le calie in via Etnea con le belle giornate di sole: Il panino mangiato seduta sotto una statua del Duomo godendo pienamente di quei momenti quasi”spensierati”…Un grande avvenire davanti a noi…tutto ancora da fare e da sperimentare…Ecco forse quello che ce li fa ricordare con un pò di nostalgia! Ti abbraccio carissima 💕

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  16. Ci risiamo: mi costringi di nuovo a riprendere le fila del discorso 8e del fatto ne sono ben lieto.

    Tu parli, Vitty, di “saccenteria di quella lei un po’ troppo petulante” perché forse, usando tali qualifiche, non ti sei immedesimata molto in quel soggetto che è così perché ama ed è felice di amare apertamente. Secondo me tu, che sei tanto solare, vorresti che tutti potessero sbandierare il loro amore “coram populo”.

    Ma non è sempre ciò avviene o può avvenire (Storia di una capinera docet)

    Alcune altre donne, infatti, non potrebbero parlare in quei termini decisi ( e ce ne stanno tante, sai! ) perché vivono intensamente amori “silenziosi”, che non sono per questo meno incisivi nell’animo di quelli “aperti”.

    E’ bene sapere valutare, appunto, gli amori “sognati”, che nascono, incantano e restano silenti dentro il cuore (nutrendosi di sguardi e parole reciproche con l’ideale partner), da dove spesso, per brutale intervento di terzi, vengono bloccati e strappati via, perchè le storie astratte non hanno diritto di cittadinanza!

    Fa parte ciò che segue di un’altra commedia inedita di cui non ho mai parlato e qui te ne lascio un anticipo, e il loro “ricordare” può rientrare fra “i migliori anni”, pure se non si può raccontare

    Idealmente allora il dialogo fra questi novelli Paolo e Francesca potrebbe così svolgersi, con l’utilizzo della tecnologia moderna e cioè del blog, lo splendido strumento che fra non molto potrebbe pure scomparire. (speriamo con ciò di non annoiare te e i tuoi commentatori, cara Vitty, che ancora non ti sei stancata di ospitare i miei scritti)

    ACQUA FRESCA
    (Storia astratta)

    (Lui)
    Ti sono apparso come acqua fresca
    . . . e ne avevi tu immenso bisogno.
    Fu scambiato ciò, pensa, per tresca,
    e invidia acuta ti svegliò dal sogno.

    E sei ripiombata nel blà-blà,
    nel trito cicaleccio di comari,
    a conversare del “tempo che fa”,
    dell’ “Hai visto in T V ?”, e pari pari

    sei ripiombata indietro . . . E sì, peccato!
    Mi piaceva il tuo sbarrare gli occhi,
    stupirti se a te avevo dato

    lo spazio che ben meriti: di gnocchi
    e alici ora per te è parlare ingrato.
    Sei condannata a discorsi sciocchi.

    Okkei, una pietra su . . . “Ciò che è stato
    è stato”, e così il volo è planato!
    S’è impuntato contro di noi il Fato.

    Sul blog lascio questi versi, scusa,
    per memoria solo, e no accusa.
    Parlare per messaggi qui si usa.

    Solo che a te or viene vietato
    di aprire internet . . . come un soldato

    devi ubbidire per non far peccato!

    ° ° °
    (Lei)
    Li ho letto questi versi tuoi, buoni
    — ma di nascosto — e come te sinceri
    . . . e lievi, come sono stati i suoni
    della tua voce . . . Ah, pensare all’ieri,

    a quella “acqua fresca” cui accenni
    — l’allegoria è quanto mai esatta —
    i brividi mi mette ora che indenni
    usciti siamo da una storia astratta,

    senza malizia, fatta di parole,
    concetti arditi che schiudono mente,
    che capire non può affatto chi suole

    parlare quasi esclusivamente
    di gnocchi e alici. Ah, se or mi duole
    colloquiare con anime spente!

    Okkei sul tuo “Ciò che è stato è stato”,
    sul “Si è impuntato contro noi il Fato”.
    Debbo ubbidire, eh sì, “come un soldato”.

    Ma il chiodo resta dove è conficcato.

    Non rispondo sul blog, non commento,
    sarebbero le mie “parole al vento”,
    che sol tu capiresti in un momento.

    . . . Però, di ciò ch’è stato non mi pento!

    (Sergio Sestolla)

    Ah, un ben tornata ad Alice: che piacere rileggerla. Appena possibile tornerò a chiedere la sua collaborazione per la traduzione di qualche composizione in dialetto catanese, che per il momento ho dovuto centellinare, sempre sperando che il periodo di assenza non lo abbia passato a Bergamo scordando così la lingua “do liotru”.

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    1. Ma figurati Sergio, se potrei mai sentirmi annoiata leggendo un tuo scritto!!! Caso mai onorata! Che di questa nuova commedia non me ne avevi mai parlato!!

      E’ veramente bello il tema di due novelli Paolo e Francesca dei nostri tempi. Quindi di loro si potrebbe dire ” Galeotto fu il blog e chi lo scrisse… ” e ovviamente chi lo lesse ! Blog che non penso un giorno sparirà, perchè finchè ci sarà qualcuno che ha voglia di scrivere, sopravviverà !

      Però dato che la commedia è frutto di fantasia, fai in modo che l’amore fra i due non si concluda in maniera tragica come i protagonisti danteschi. E diamogli una chanche per un felice futuro insieme! Immagino sarà la tua penna e forse anche quella di Cassandro, a decidere della loro vita.

      Via su, dopo qualche vicissitudine scrivete un bel lieto fine, che trionfi l’amore!!! Fate che questo amore ” sognato ” divenga una bella realtà e che nessuno , ma proprio nessuno riesca con ” brutale intervento ” a bloccarlo. Che faccio…ci conto??? 🙂

      Quindi spero che questa ” Acqua fresca ” possa trasformarsi in una cascata spumeggiante….

      ” Ti sono apparso come acqua fresca
      . . . e ne avevi tu immenso bisogno.
      Fu scambiato ciò, pensa, per tresca,
      e invidia acuta ti svegliò dal sogno.

      Li ho letto questi versi tuoi, buoni
      — ma di nascosto — e come te sinceri
      . . . e lievi, come sono stati i suoni
      della tua voce . . . Ah, pensare all’ieri,

      a quella “acqua fresca” cui accenni

      Non rispondo sul blog, non commento,
      sarebbero le mie “parole al vento”,
      che sol tu capiresti in un momento.

      . . . Però, di ciò ch’è stato non mi pento!”

      Ho fatto un piccolo montaggio delle parole di Lui e Lei, senza sottolineare la fine del loro rapporto… diciamo…un piccolo disguido che presto sarà risolto!!! ❤

      Ora sono io a sperare che non ti inquieti per questo mio ardire!!! Ma non ti pare che meritino una seconda possibilità i nostri novelli Paolo e Francesca?? ❤

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      1. E qui intervengo io, che, come hai subito intuito, Vitty, sono coautore della commedia.

        Lo so che tu vorresti che tutto si risolvesse nel migliore dei modi, specie nel campo dell’amore, per cui scrivi “Ma non ti pare che meritino una seconda possibilità i nostri novelli Paolo e Francesca??”

        Certo che mi ( o meglio “ci”pare, scrivo pure per Sergio), ma la commedia di cui non abbiamo mai parlato, nasce già con una certa idea guida, che non svelo, per cui le nostre penne non possono all’improvviso cambiare il destino dei due silenziosi innamorati (ma nella vita attuale, ci chiediamo peraltro, avviene poi un caso interamente “aereo”?)

        Dico soltanto, sempre d’accordo con Sergio, che tutto si svolge nell’ambito del sogno.

        Ma dato che a te, Vitty, non si può dire no, invio, sempre d’accordo Sergio, qualcosa di etereamente gradevole a te, dove finalmente avviene l’incontro sognato dei due: basta, infatti, volerle intensamente le cose che . . . tac . . . arriva un . . .

        BACIO DA SOGNO
        (Due tocchi)

        Io te l’ho dato un bacio appena appena,
        solo un tocco di labbra assai fugace
        . . . ah, il loro aprirsi . . . — “l’altro tocco” –, e in vena
        scorrere sangue caldo come brace.

        Nell’etere abbiam trovato pace.

        E’ stata frazione di un secondo!
        Noi non possiamo e non potremo mai
        avere un po’ di più . . . per noi il mondo
        ci vuole appunto come tu ben sai,

        per cui al “Ciao” restiamo . . . al “Come stai?”,

        e come ben so io, separati
        uno di qua, una dall’altra parte:
        ce ne siamo, però, di ciò fregati,
        abbiamo ecco truccato le sue carte

        e finalmente ci siamo incontrati,

        dove nessuno mai ci può vedere,
        dove nessuno può noi criticare
        . . . nel sogno di stanotte . . . ah, che piacere
        la tua bocca in un fiat baciare

        . . . nonchè l’anima tua respirare.

        Un attimo è stato, ben lo so,
        e stringi stringi . . . eh sì, fatto di niente:
        ma se sapessi ciò che in cuore ho . . .
        come tumultua in me, forte e silente!

        E’ il vago a volte assai più che presente.

        ° ° °

        Quando ti ho incontrato il giorno dopo
        hai detto tu, come vivessi un gioco!
        “Ho fatto un soooogno! . . . Forse il mio scopo
        io l’ho raggiunto . . . Hai presente il fuoco? . . .”

        E poi, siccome gatta guarda topo:

        “Peccato! . . . non potrai mai ciò sentire,
        chè a tanto non arriva il mio ardire”.

        Ed io: “Pure tu? . . . Non me lo dire!

        ‘Due tocchi’ appena? . . . tanto per gradire?”

        E qui un’occhiataccia . . . e un arrossire.

        (Cassandro)

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      2. E non poteva essere diversamente Cassandro, il fatto che mi sia piaciuta molto questa idea dell’amore attraverso il sogno. La trovo così romantica!!! Avete fatto bene, Tu e Sergio, a ideare una simile commedia, dove a differenza di questo mondo materiale che ci circonda, dove spesso e volentieri la grettezza e maleducazione, la fanno da padroni, l’amore da Voi ideato, è tutto pieno di pensieri sublimi, di desideri coltivati nel cuore e la mente, di sogni appunto e voli pindarici…

        Ed ecco che questi innamorati, desiderando tanto un contatto fisico, prendendo spunto dalla frase del celebre drammaturgo Vittorio Alfieri ” Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli ” fa si che il sogno onirico doni la gioia della dolce realtà di un bacio…

        ” Io te l’ho dato un bacio appena appena,
        solo un tocco di labbra assai fugace
        . . . ah, il loro aprirsi . . . — “l’altro tocco” –, e in vena
        scorrere sangue caldo come brace.

        Nell’etere abbiam trovato pace. ”

        E quale meraviglia scoprire che anche lei ha fatto lo stesso sogno…

        ” Quando ti ho incontrato il giorno dopo
        hai detto tu, come vivessi un gioco!
        “Ho fatto un soooogno! . . . Forse il mio scopo
        io l’ho raggiunto . . . Hai presente il fuoco? . . .”

        E poi, siccome gatta guarda topo:

        “Peccato! . . . non potrai mai ciò sentire,
        chè a tanto non arriva il mio ardire”.”

        Veramente molto uniti questi due innamorati, costretti ahimè a sognarlo e desiderarlo questo amore quasi impossibile, fatto di sguardi e pensieri muti…

        Proprio come i due protagonisti di una delle poesie da me preferite del bravo Sergio Sestolla che recita così :

        ” Possibile che noi sempre di corsa
        l’amore lo facciamo…col giornale
        al braccio stretto io,tu con la borsa
        che pende dalla spalla?…Ma è normale

        non riuscire mai ad ottenere
        un pò di pace,di tranquillità?”

        Decisamente un nuovo modo di amare, forde incontrandosi in un corridoio di un ufficio, o sul tram… dove solo uno sguardo può rivelare il segreto che costudisce il cuore.

        Non ho idea Cassandro come deciderete il finale di questa commedia. Da parte mia auguro a questi due innamorati di provare, oltre a gli sguardi, un dolcissimo brivido felino…

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    2. Grazie mille per il bentornata! Sempre a disposizione caro Sergio per quel che si può…Ormai sono sempre più immersa nella lingua “do liotru” e le mie (immaginarie) origini bergamasche sono ormai un lontanissimo ricordo. Devo dire che ho iniziato ad apprezzare la lingua sicula sicuramente grazie anche ai versi tuoi e di Cassandro, che tante volte me ne hanno fatto amare la musicalità… ed è stato piano piano un crescendo…Ormai neanche il marito mi “insulta” più con quel: “ah, già dimenticavo tu sei di Bergamo alta”…Ti ho detto tutto eheheh…

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      1. Ante omnia, “RIBENTORNATA!”, Alice (egoisticamente — oltre ad altro, tipo il piacere di rileggere te e continuare il ricordo della mia Catania, “ca chiù sta e chiù bella addiventa!” – perché ritrovo la mia traduttrice ufficiale) e grazie per il “caro saluto”.

        Tu scrivi , in ricordo degli spensierati anni di gioventù (ma quanto era bella!),”Comunque tutto sommato non ho brutti ricordi:. . . le calie in via Etnea con le belle giornate di sole.

        Cosa mi hai fatto ricordare, Alice?! Le belle giornate di sole di primavera, anche se si era proprio il periodo in cui ci si preparava spasmodicamente per la sessione estiva degli esami universitari! (dai 17 ai 21 anni li ho intensamente trascorsi nella omonima piazza, dato che illis temporibus assai pochi erano gli svaghi alternativi, ai quali si suppliva con la nostra immensa fantasia, che non puoi neppure lontanamente immaginare: ci si potrei scrivere più di un romanzo alla Vitaliano Brancati)

        Comunque eccoti servita.

        P R I M A V E R A

        ‘A primavera filici arrivau
        purtannu ciuri e canti d’ aceddi
        e ‘ntra li cori tutti arrusbigghiau
        amuri ppi li fimmini cchiù beddi.

        Vinennu idda scumparìu ‘u gelu . . .
        passànu i nùvula . . . finènu i venti . . .
        turnò ‘a rindinedda ‘ntra lu celu,
        ca luci ora d’ azzurru assa’ lucenti.

        L’àrbuli parunu parati a festa,
        li nidi già su’ pronti ‘ntra li rami,
        ‘a farfalledda abbola lesta lesta
        e sazia ‘ntra li ciuri la so’ fami.

        ‘U mari a’ matina è comu l’ogghiu
        e lu ciauru sò ‘nte ciriveddi
        s’inficca, i pisci vanu scogghiu scogghiu,
        ‘nmmenza a rizzi, màuru e pateddi.

        ‘Sta fata ‘ssì benefica però
        nun la ringraziamu ‘ntiramenti
        picchì tra li so’ doni idda purtò
        . . . puru “l’ esami”, cruci de’ studenti.

        Tu passa avanti all’Università
        e ‘i vidi ccu’ li facci a passuluni
        ca pensunu “Ma chi ci fazzu cca?
        . . . ‘u suli unni ‘u pigghiu? . . . ‘nto scaluni?!

        . . . ‘u mari unni sta ‘nta ‘stu palazzu?
        . . . e aceddi? . . . unni sunu? . . . e chi? . . . mi ‘ffittu?
        . . . ‘nveci di donni beddi chi m’ abbrazzu?
        ‘sta ‘Sociologia d’ ‘o Dirittu’?!”

        (Sergio Sestolla)

        Dato che sei di poco arrivata, Alice, la traduzione la metto io, ma non ti ci abituare: da oggi poi sarai tu chiamata gentilmente a tradurre la nostra lingua nell’idioma di Dante

        L A P R I M A V E R A

        La primavera gioiosamente è arrivata
        portando fiori e canti di uccelli
        e dentro il cuore di tutti ha svegliato
        amore per le donne più belle.

        Venendo lei è scomparso il gelo . . .
        sono andate via le nuvole . . . finiti i venti . . .
        è tornata la rondinella nel cielo,
        che ora splende di un azzurro assai lucente.

        Gli alberi sembrano acconciati per la festa,
        i nidi già sono pronti tra i rami,
        la farfallina vola lesta lesta
        e sazia tra i fiori la sua fame.

        Il mare al mattino è piatto come l’olio
        ed il suo profumo nel cervello
        si conficca, i pesci vanno lungo gli scogli,
        in mezzo a ricci, erba marina e patelle.

        Questa fata così benefica però
        non la ringraziamo completamente
        perchè tra i suoi doni ella ha portato
        . . . pure gli esami, croce degli studenti.

        Tu passa davanti all’Università
        e li vedrai con le facce come fichi secchi
        che pensano “Ma che cosa faccio mai in questo posto? . . .
        . . . il sole dove lo prendo? . . . nello scalone dell’Università?

        . . . il mare dove sta in questo palazzo?
        . . . e gli uccelli? . . . dove sono? . . . e che? . . . me li affitto?
        . . . invece di donne belle che cosa mi abbraccio?
        Questo libro di “Sociologia del Diritto”?! . . . “

        Piace a 2 people

      2. Che bellezza Sergio e Alice, si è ricostituito la nostra bella compagnia, con tanto di traduttrice simultanea!!! Questo lo prendo come un dono di Natale da mettere sotto l’albero.

        Ormai è appurato che Alice non è ” bergamasca ” come erroneamente sospetta il marito… aspettiamo a breve una sua traduzione!

        Nel frattempo desidero ringraziarti caro Sergio , per i bei ricordi della Primavera, in tutti i sensi della Tua vita. Non potevi descriverla meglio quella stagione…

        ” La primavera gioiosamente è arrivata
        portando fiori e canti di uccelli
        e dentro il cuore di tutti ha svegliato
        amore per le donne più belle.”

        non potevi descriverla meglio questa metafora di inizio alla vita, dove tutto risplende e il cuore batte forte per la voglia di innamorarsi.

        C’è il desiderio di godersi la natura, il profumo del mare… e l’unico cruccio che può affliggerli è l’avvicinarsi degli esami!

        ” Il mare al mattino è piatto come l’olio
        ed il suo profumo nel cervello
        si conficca, i pesci vanno lungo gli scogli,
        in mezzo a ricci, erba marina e patelle.

        Questa fata così benefica però
        non la ringraziamo completamente
        perchè tra i suoi doni ella ha portato
        . . . pure gli esami, croce degli studenti.”

        Ma noi sappiamo tutti quanto sia leggera e piacevole quella ” croce ” a quell’età e in quel contesto, in confronto ai problemi che ahimè, la vita porterà con se.

        Vi abbraccio amici carissimi , ciao!!!!

        "Mi piace"

  17. Ciao Vitty, finalmente ti ritrovo! Negli ultimi mesi tanti blog che seguivo sono scomparsi dal mio reader (forse perché io stessa ho curato meno di frequente il mio blog?… bo!)
    Sono davvero felice di riprendere a seguire il filo dei tuoi pensieri 🙂 E riguardo alle riflessioni sui tempi del liceo: ma non è che con il tempo si tende ad idealizzare le esperienze passate?…
    Ciao cara a presto!

    Piace a 1 persona

  18. Gioca facile Cassandro con una persona appassionata e cortese come te, Vitty, inserendo uno scritto che facilmente “al cor gentil ratto s’apprende”, e che quindi non poteva che incontrare il tuo apprezzamento, che ti fa commentare con un “mi è piaciuta molto questa idea dell’amore attraverso il sogno. La trovo così romantica!!!”

    Non solo, ma poi aggiungi conseguentemente che aggrada, circa questa inedita seconda commedia, il tipo di “amore da Voi ideato (grazie per averci compreso pure me), il quale è tutto pieno di pensieri sublimi, di desideri coltivati nel cuore e la mente, di sogni appunto e voli pindarici…”

    . . . e, aggiungerei, pure di altro ignoto a tutti.

    Infatti, secondo me (absit iniuria verbis), le donne — assai notoriamente pronte a parlare sempre e di tutto — in realtà posseggono in mente su ogni argomento che viene trattato un complesso immenso giardinetto di pensieri e sensazioni, che peraltro non rendono mai note ad alcuno, essendo loro patrimonio personale e come tale gelosamente custodito.

    Tu suggerisci come finale della commedia che un “dolcissimo brivido felino” possa sorgere a seguito di un eventuale incontro “in un corridoio di un ufficio, o sul tram… dove solo uno sguardo può rivelare il segreto che costudisce il cuore”.

    Ci hai anticipato quasi, cara Vitty: chissà che ciò non possa avvenire, senza il risvolto felino però, pure in chiesa, ad esempio dopo la comunione, quando i gruppi dei fedeli che vanno verso l’altare si incrociano con i gruppi che ritornano ai loro posti.

    INCONTRO RAVVICINATO

    (Lui)
    Stretto il passaggio . . . ci siamo incrociati
    vis a vis, e tu . . . lo sguardo giù!
    . . . a terra, giù . . . fino agli infuocati
    bui antri dell’Inferno . . . Vedi tu

    a che siamo arrivati!? . . . A sfuggirci
    come guerrieri ostili, quando invece
    vorremmo essere amabili, e dirci
    che il mondo azzurro è, e no nero pece.

    Per fortuna c’era a lato a me
    un varco piccolino ed allora
    di colpo ho virato, in modo che
    io non sfiorassi la bella signora

    che forse in mente sua avrebbe . . . Beh,
    tacciamo su ciò che, ovvio, s’ignora
    . . . pur se per certo si può dare che

    — a dispetto di tanti — ora per ora
    qualcosa di assai dolce in noi c’è,
    e ce lo godiamo come allora,

    al par di vento forte più di bora,
    che ci avvolge e travolge, mica sfiora!

    Non c’è stata fra noi alcuna tresca,
    bensì un sentirsi Paolo e Francesca,

    o meglio. . . pesce io, tu dolce esca.

    ° ° °

    (Lei)
    Che tuffo al cuore . . . che “ntu-tun . . . ntu tù!
    Da dove mai sei spuntato fuori?
    Fra te e me non ce n’era di più
    di un metro, mezzo metro . . . Che rossori

    stanno di botto a me salendo in volto
    . . . lo sento che mi avvampano le gote,
    che batte il cuore mio a cavallo sciolto,
    che un gran tremore interno . . . ah, se mi scuote!

    Ma come faccio a stare indifferente,
    se mi appari innanzi all’improvviso,
    e riporti tutta la mia mente,

    a quando ti ascoltavo ed il sorriso
    mi si stampava in faccia enormemente,
    che ti avrei . . . so bene come . . . ucciso?!

    Il mio piccolo essere diviso
    tra terra, è stato oggi, e Paradiso.

    Che non càpiti ciò mai più, ti avviso
    . . . non voglio a rea sorte far buon viso,

    pur se mi sento come un fiordaliso. ( 1 )

    (Sergio Sestolla)

    ( 1 ) Fiordaliso nel linguaggio dei fiori significa felicità e leggerezza
    (http://www.giardinaggio.it/linguaggiodeifiori/singolifiori/fiordaliso.asp)

    Piace a 1 persona

    1. Stavolta Sergio mi hai davvero spiazzata ! Mai avrei immaginato un incontro romantico, proibito in chiesa nel tragitto dall’altare, dopo aver ricevuto la santa comunione, e il proprio posto nella navata. Ma pensandoci bene, l’amore è un sentimento che ci portiamo dietro, e può palesarsi in qualsiasi momento e luogo. Quindi capisco l’imbarazzo e la forza di volontà nel dover restare quasi impassibili, quando il desiderio porterebbe a ben altro comportamento…

      “Stretto il passaggio . . . ci siamo incrociati
      vis a vis, e tu . . . lo sguardo giù!
      . . . a terra, giù . . . fino agli infuocati
      bui antri dell’Inferno . . . Vedi tu

      a che siamo arrivati!? . . . A sfuggirci
      come guerrieri ostili, quando invece
      vorremmo essere amabili, e dirci
      che il mondo azzurro è, e no nero pece.”

      questo il pensiero di Lui… che combacia perfettamente con quello di Lei…

      “Che tuffo al cuore . . . che “ntu-tun . . . ntu tù!
      Da dove mai sei spuntato fuori?
      Fra te e me non ce n’era di più
      di un metro, mezzo metro . . . Che rossori

      stanno di botto a me salendo in volto
      . . . lo sento che mi avvampano le gote,
      che batte il cuore mio a cavallo sciolto,
      che un gran tremore interno . . . ah, se mi scuote!”

      E allora cari Sergio e Cassandro, forse il brivido felino è stato un po’ troppo anticipato, ma vogliamo dare un lieto fine alla domanda di Sergio in quella splendida poesia?

      ” Possibile che noi sempre di corsa
      l’amore lo facciamo…col giornale
      al braccio stretto io,tu con la borsa
      che pende dalla spalla?…Ma è normale

      non riuscire mai ad ottenere
      un pò di pace,di tranquillità?”

      Lasciamo dunque che il sentimento abbia il sopravvento e che la dolcezza di quel bacio tanto desiderato, possa avere il sapore dell’amore conclamato…

      Buon Amore a tutti!!!!

      "Mi piace"

      1. Bellissimo ritrovarsi tra voi, mi scuso per il ritardo caro Sergio ma vedo che Vitty ti ha egregiamente risposto riguardo la tua poesia relativa alla Primavera (anche dei nostri giorni) e quindi non mi resta che rinnovarti il piacere ad essere nuovamente la traduttrice “ufficiale” dalla nostra comune lingua sicula! Un bacione a tutti e soprattutto alla nostra picciotta ad honorem, nonchè padrona di casa Vitty! 😙

        "Mi piace"

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