Cucinare fa bene

cucinareLa mia cucina in questi giorni lavora a più non posso. Ho scoperto che cucinare, impastare, sfornare, mi rilassa, placa le mie ansie. Così come un turbine impiego acqua e farina come antidoto ai brutti pensieri. La mia Radio Margherita, mi accompagna con canzoni vecchie e nuove che seguo canticchiando. In pratica impasto a suon di musica. Come dicevano gli amanuensi ” sono soltanto tre dita che scrivono, ma è tutto il corpo che viene impegnato “ Per me è lo stesso… Per cucinare uso tutto il corpo, braccia e spalle eseguono il lavoro vero, la testa segue con attenzione ogni movimento, affinchè tutto si svolga come si deve.cucinare fa bene

Così sforno biscotti, briosche, pizze, schiacciate… stamani pure ho steso le tagliatelle. Vorrei poter aggiungere : per la gioia dei miei… invece no. Anzi, si sentono morire quando annuncio che farò questo e quello… mio marito , non si sa perchè non ha più fame.Forse perchè si alza più tardi, mia figlia dato che il movimento è limitato sta’ attenta a tutto quello che mette in bocca. Io a dire la verità mi sazio cucinando. Così va a finire che il più delle volte regalo quello che cucino, questa volta sì , per la gioia delle mie amiche!cucinare fa bene 5

Comunque a me non importa, questa cucinaterapia mi fa stare davvero bene. E quando torneranno i nostri amici Marta e Gianni, potrò sorprenderli con tante ricette nuove….cucinare fa bene 1

appetitosamente vostra, Vitty

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee e quelle degli altri

28 pensieri riguardo “Cucinare fa bene”

  1. Mi hai fatto venire l’acquolina! In questo periodaccio, per compensare le mie carenze di pizza, talvolta me la sono fatta in casa, ma chiaramente non è la stessa a cui mi ha abituato il pizzaiolo di fiducia. 😉
    Sì, credo che cucinare possa essere un buon antistress per tutti. Anche se molti in questo periodo mangiano di meno, ovvero hanno meno fame perché si muovono di meno. Io credo di essere tra questi. Nel senso che spesso la mattina non ho molta fame e faccio colazione solo con una banana e un bicchiere di bevanda alla soia. Però a dire il vero mi rifaccio a pranzo, dove di solito mangio abbondantemente, fino a… “sfondarmi”. 😀 Poi se ho esagerato, la sera quasi niente… E poi ricomincia il giro…
    L’importante è che il cibo non vada buttato. Quindi va benissimo donarlo ai vicini. 🙂

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    1. Ah, ma tu Giordano, saresti il mio ospite perfetto ! Finalmente qualcuno che apprezza quello che cucino! Questo dover restare a casa, porta allo sconvolgimento degli orari. Io mi alzo sempre intorno alle sette e trenta perchè amo il silenzio della mattina, quando ancora i miei dormono. Mi piace gustarmi la colazione con calma…poi mi preparo ed esco col cane. Tutto nella norma!

      Invece mio marito e pure mia figlia si alzano più tardi, fanno colazione tardi e di pranzare alle 13 non ne hanno nessuna voglia! Io essendomi alzata presto come sempre, ho fame eccome a quell’ora!! Così va a finire che vengono svogliati a tavola, mangiucchiano e non fanno festa a niente….sgrunt!!!

      Non vedo l’ora che tutto ritorni come prima….rivoglio il mio tempo, le mie ore!!!!!

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      1. Io, se dormo bene, mi sveglio all’alba. E ne sono ben contento perché è meglio fare una vita regolare seguendo i cicli di luce-buio…
        Sì, a pranzo presumo che mi spazzolerei via tutto per bene! gnam! gnam!
        A tuo marito e tua figlia consiglia pure a loro di andare a dormire quando fa buio e di svegliarsi presto la mattina…

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  2. Ma il cucinare delle donne non è quello che dici tu, Vitty, bensì quello viene svolto metaforicamente nella vita di relazione, che non si concretizza con quel poco o molto che viene messo a tavola, ma in ben tante altre cose immaginabili ed inimmaginabili.

    Ciò che va sulla tavola (“biscotti, briosche, pizze, schiacciate, tagliatelle, cacciucco, pasta alla Norma, falsomagro, spaghetti col nero delle seppie, triglie alla livornese, peperoni arrostiti, tiramisù alle fragole, ecc. ecc.) passa in fretta e finisce, ‘e chi si è visto si è visto’, ma quello cui alludo io, ah-hà, resta in eterno.

    Sempre che ovviamente si tratti di una donna fine, specializzata nell’agire quotidiano con . . .

    STILE ED ELEGANZA

    Anche da dietro una donna fine,
    di classe ed assai chic puoi notare
    . . . e non alludo al lato B che il cine
    e la T V ci stanno a mostrare

    ad ogni pie’ sospinto. No, qui dico
    (faccio solo un esempio) dei capelli,
    raccolti in nuca in dolce stile antico
    da bei fermagli, che come gioielli

    discreti brillano. Ma guarda tu,
    con tante altre parti da apprezzare,
    — e basterebbe scendere più giù —

    che cosa vado mai a puntare?
    Ma stile ed eleganza e no il fru-frù
    . . . che posso farci? . . . mi fanno incantare.

    Sia chiaro: questo per incominciare,
    chè il resto viene dopo, non vi pare?

    Se poi si gira, ci puoi ben giurare
    che non ti sta con gli occhi a fulminare.

    La donna fine . . . ah, se sa aspettare!
    A fuoco lento ti sa cucinare

    ed al momento giusto sa girare
    lo spiedo perché meglio stia a dorare.

    Ah, come attrae senza mai strafare!
    Celestialmente poi si sa abbigliare:

    gli abiti le cadono “a modello”,
    dal semplice tailleur al mantello,

    contribuendo a fare il mondo bello!

    (Cassandro)

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    1. Da te Cassandro, si impara sempre qualcosa!! Stasera mi hai dato la ricetta per la donna perfetta. Sempre secondo il pensiero maschile. Che in fondo è solo quello che interessa a noi donne. Perchè si sa, da sempre ogni nostro atteggiamento,modo di fare, o vestirsi, truccarsi, acconciarsi bene i capelli, tutto viene fatto per attirare la vostra attenzione, il vostro plauso. E’ il gioco della seduzione che viene svolto dai tempi dei tempi sin dall’inizio del mondo. Un gioco devo dire molto intrigante che quando viene svolto bene, come nel mondo delle poesie che rappresenti,rende la vita più bella e piacevole. Un mondo quello dove mi piacerebbe tanto viverci…comunque già leggendo le tue parole, mi immergo in quella realtà a tal punto che riesco stare meglio dopo averle lette! E’ un ‘ottima poesiaterapia, parola di Vitty!

      Ma veniamo ai requisiti che dovrebbe avere una donna per poter essere considerata ” una donna fine ”

      ” dei capelli,
      raccolti in nuca in dolce stile antico
      da bei fermagli”

      E questo è fondamentale avere la testa in ordine ( anche se in questo periodo con i parrucchieri chiusi è un tantino più difficile )

      ” Stile ed eleganza che fanno incantare ”

      Viene subito in mente la semplicità molto stilosa di Audrey Hepburn, senza strafare e senza eccetricità:

      “gli abiti le cadono “a modello”,
      dal semplice tailleur al mantello,

      contribuendo a fare il mondo bello!”

      Ah, Cassandro, non sai quanto mi piacciono questi consigli. Nel mio piccolo cercherò di seguirli. Tanto alla base di tutto c’è la semmplicità , cosa che Adoro!

      Ciao carissimo, vogliamo salutarci con unn sorriso? 🙂 😉 ❤

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  3. Ammiro chiunque sia in grado non solo di cucinare, ma anche di “divertirsi” a farlo, dato che io mi ci dedico solo per sopravvivenza.
    L’unica cosa che condivido con te è il fatto di “lavorare” con la musica di sottofondo, cosa che mi rilassa anche quando faccio quei “lavoretti” di casa spesso noiosi o che non vorresti fare.

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  4. Cara Vitty, argomento questo che adoro! Cucinare mi rilassa come il dipingere… sono sempre alla ricerca di nuove ricette nelle quali, usando la fantasia, poi metto sempre qualcosa di mio.

    Dolce, salato, di tutto un pò. Ho la fortuna di avere due delle quattro nipoti (le più grandi) a cui mangiare cose nuove sperimentando diverse ricette piace da morire! Ed è questa l’eredità lasciata anche alle mie figlie.

    Purtroppo qualche marito (tra l’altro, ahimè, il mio…) apprezza poco il “pasticciare”… e quasi sempre doppia cucina !

    Ma io non desisto e continuo, con sottofondo musicale e “con stile ed eleganza che fanno incantare” a divertirmi e a cucinare!

    Ciao carissima ti abbraccio forte! Quanto mi mancano gli abbracci…

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    1. Ma tu sei bravissima in cucina carissima Mary, ricordo i tuoi post con dolci di ogni tipo che facevano venire un’acquolina….!!! Fortunate le tue figlie e nipoti!!! I mariti ( compreso il mio ) dovrebbero provare qualcuna di quelle mogli che la cucina non se la filano proprio…vedrai dopo come apprezzerebbero!!! Ma tant’è, chi ha denti non ha pane, e chi ha pane non ha denti, dice il proverbio. Per fortuna che fra non molto potremo ritrovarci con gli amici, e allora si che ci sarà chi gradisce e apprezza!!!!

      Mancano tanto anche a me gli abbracci…per fortuna non quelli virtuali, che ce ne siamo mandati sempre tanti!!! Eccotene un altro con tutto il mio affetto. ❤

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  5. Buongiorno Vitti scusa della mia assenza ma questi giorni bello il lavoro mi impegna moltissimo vedo che anche te sai usare benissimo il mestolo brava è una dote in più bello la generosità e la condivisione del nostro sapere e della nostra volontà di reagire e non darsi per vinto Abbi cura di te più nella fase 2 che nella fase 1 energia

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    1. Mamma mia Andrea, tu di energia devi averne davvero molta, tanto è vero che mi pare sia arrivata fin qua da me!!! E’ bello sentire che sei tanto occupato . La natura pretende attezioni, ma ripaga con infinita energia e soddisfazione!!!

      Io cerco di tenermi occupata come posso e più che posso. Non sopporto il dolce far niente…mi farebbe morire d’inedia!!

      Ciao, e abbi cura anche tu di te ! 🙂

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    1. Ciao Antonio 🙂 hai perfettamente ragione, ci sono mille programmi a tutte le ore che propinano ricette di ogni tipo. Io però non li seguo, mi annoiano! Guardo ogni tanto ” cortesie per gli ospiti ” perchè mi divertono le critiche e i commenti sulle apparecchiature , oppure su come è arredata la casa, e la preparazione dei piatti. Ma la pubblicità è micidiale, quindi smetto quasi subito e mi concentro più volentieri sulle mie ricette cartacee casalinghe…

      Mi ha fatto piacere la tua visita! 🙂

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  6. Ecco, io ci provo a cucinare ma sono una pasticciona. Ci sto provando anche in questa quarantena, sfruttando il tempo a disposizione, ma io vado di fretta anche quando ho molto tempo e questo in cucina non aiuta! Così dimentico il sale, brucio le zucchine, aggiungo per sbaglio troppo pepe. Intanto poi ogni tanto qualcosa di buono per fortuna mi viene, anche perché cucinare non mi piace molto, ma mangiare mi piace tantissimo!

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    1. Anche alla mia mamma non piaceva cucinare. Lei sognava una casa senza cucina, pensa un po’!!! Però era una buonissima buongustaia, il suo motto era ” poco ma buono ” adorava le primizie.

      Io ho imparato strada facendo…dopo sposata ! Ancora non mi considero brava, ogni tanto sono fortunata e mi viene tutto buono. Ora sperimento con farina e lieviti vari.Impasto, lievito, inforno… meravigliandomi del risultato quasi sempre positivo. Ora però mi hanno dato l’alt , perchè altrimenti cominceremo a lievitare anche noi…. Mi sa che dovrò scovare un altro passatempo…forse il cucito???

      Ciao, grazie per esserti fermata! ❤

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  7. Ciao, Vitty. Mi spinge ad intervenire la canzone che hai indicato in chiusura, cioè “Musetto” di un Quartetto Cetra d’epoca, che tocca l’argomento del volere le Lilly, cioè le ragazze in giovane età — e penso alle mie compagne del liceo e poi di università — sembrare sempre di età leggermente più avanzata, per apparire, secondo loro, più attraenti, abbandonando il ”musetto pulito” ed assumendo atteggiamenti da diva del momento.

    Ma il pensiero dominante nella maggior parte dei maschietti dell’epoca, fra questi mi iscrivo, la pensavano diversamente! Pensiero questo che peraltro è rimasto presente incorreggibilmente ancora oggi, dopo tanti anni di rivoluzione femminile e del liberatorio per la donne ’68 (Ma fu veramente liberatorio?)

    Ecco infatti ciò che si scriveva sulla stessa tematica illis temporibus, scherzando per “dicere verum”.

    Peccato che non sia più qui presente la sicula Alice, che oltre a tradurre la seguente composizione, potrebbe confermare, pur se quel periodo a Catania l’ha toccata di striscio, ciò che viene qui suggerito, oppure esporre il suo apprezzato punto di vista.

    RESTA COMU TI FICI TTO MAMA’

    Ppi pazzu fu pigghiatu ‘ddu pitturi
    c’armata ‘a tavulozza di culuri
    circau – e non c’è cchiù assurda cosa –
    d’ acculurar ‘na frisca e pura rosa.

    Megghiu di com’ ‘a fici lu Signuri
    vulia farla e fici . . . T’ ‘u fuuri! . . .
    Pazza macari tu, bedda carusa,
    ca ti trucchi purtannu comu scusa

    di pàriri chiù bedda, o chiù ‘ranni,
    . . . e ti lamenti de’ tò sidicianni!
    . . . chianci d’essiri nica, cca nun sai
    c’ accussì bedda mai cchiù sarai.

    Ca quannu arrivirai a’ cinquantina
    d’ ‘a vita ca t’arresta la mità
    tu dassi, pi putirti ‘na matina
    arrusbighiari cu’ ‘sta bedd’ età.

    A risicu tu metti ‘u tò nomu
    jennu comu ‘na pupa ‘i tambureddu
    . . . picchì farti pisanti! . . . Accura, l’omu
    cerca la liggirizza di l’ aceddu!

    Chi cci cunchiuri a ghiri strata strata
    cu’ ‘stu gran jocafocu supr’ ‘a facci?
    . . . tutta cunzata comu ‘na ‘nsalata?
    Tenici accura unni tu t’ intacci!

    Dài, resta comu si’! . . . A’ naturali
    . . . ccu ‘sta vuccuzza da lu rosa chiaru,
    ca senza ‘st’ artifici ‘ssì banali
    è di ‘stu munn’ ‘u giuiellu cchiù raru

    . . . ccu ‘sti dù trizzi niuri giuittu,
    puggiati supra ‘i spaddi, o supra ‘u pettu
    . . . c’ a’ voti abballa . . . a’ voti è fermu e drittu . . .
    sutta li camicetti co’ merlettu.

    . . . ccu ‘st’ occhi, unni unu si sprufunna,
    annaspa e quasi quasi perd’ ‘u ciatu,
    cca la tò talìata ora spunna
    lu celu, i stiddi e tuttu lu criatu.

    O’ massimu tu si’ di lu splinduri,
    ca stai o’ centru di la giovintù
    . . . làssili stari, amica, ‘sti culuri,
    ascutimi, non ti pittari cchiù.

    Resta comu ti fici tò mamà . . .
    lu tempu curri e virrà l’annata
    ca tingiriti sarà nicissità
    ppi tu putìri essiri vardata

    . . . ca nun sarà ‘u stissu d’ora . . . ca
    ‘na stidda si’ ca luci ‘nta nuttata,
    ‘n ciumi ca friscu scurri cca e ddà . . .
    Fin’ a c’ ‘o poi . . . non ghiri acculurata!

    PI ESSI. Certu assai cchiù facilmenti
    ‘n porcu ‘n’ antinna liscia acchianirà,
    ca ‘na carusa d’oggi sulamenti
    cumprenni c’ haia dittu ‘a virità!

    (Sergio Sestolla)

    Ed ecco la traduzione (Certo che all’epoca eravamo proprio tanto tanto retrogradi! Non trovi tu, Mary, Alice & C!)

    RESTA COME TI HA FATTO TUA MAMMA

    Pazzo venne considerato quel pittore
    che riempita la tavolozza di colori
    cercò – e non c’è più assurda cosa –
    di colorare una fresca e fragrante rosa.

    Meglio di come l’aveva fatta il Signore
    voleva farla e fece . . . Te lo immagini!
    Pazza pure tu, bella ragazza,
    che ti trucchi portando come scusa

    di apparire più bella, o più grande,
    . . . e ti lamenti dei tuoi sedici anni!
    . . . piangi di essere piccola, perchè non sai
    che così bella mai più sarai.

    Che quando arriverai a cinquant’anni
    della vita che rimane una metà
    tu daresti per poterti una mattina
    svegliarti con questa bella età.

    Cosa concludi mai ad andare per le vie della città
    con questo fuoco d’artificio sulla faccia?
    . . . tutta unta ed impastata come un’insalata?
    Stai bene accorta a dove vai a parare!

    Tu rischi di giocarti il tuo buon nome
    andando in giro come una ballerinetta col tamburello
    . . . perché renderti pesante! . . . Accorta, l’uomo
    cerca la leggerezza dell’uccello!

    Dài, resta come sei! . . . Al naturale
    . . . con questa boccuccia rosa-chiaro,
    che senza questi artifici tanto banali
    è di questo mondo il gioiello più raro

    . . . con queste due trecce nerissime,
    appoggiate sulle spalle, o sopra il petto
    . . . il quale a volte balla . . . a volte è fermo e dritto . . .
    sotto le camicette col merletto

    . . . con questi occhi, dove uno si sprofonda,
    annaspa e quasi quasi perde il respiro,
    in quanto il tuo sguardo ora sfonda
    il cielo, le stelle e tutto il creato.

    Al massimo tu sei dello splendore,
    chè stai al centro della gioventù
    . . . lasciali inoperosi, amica, questi colori,
    ascoltami, non ti truccare più.

    Resta come ti ha fatto tua mamma,
    il tempo corre e verrà l’epoca
    in cui truccarti sarà cosa necessaria
    per tu potere essere guardata

    . . . poichè non sarà lo stesso di ora . . . che
    sei una stella che luccica nella nottata
    . . . un fiume che scorre fresco di qua e di là . . .
    Fino a che lo puoi . . . non andare truccata!

    PI ESSE. Certo assai più facilmente
    un porco per un’antenna liscia riuscirà ad arrampicarsi,
    che una ragazza d’oggi solamente
    comprende che ho detto la verità!

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    1. Sono molto contenta Sergio, per il tuo apprezzamento della canzone del “Quartetto Cetra d’epoca” Quartetto che per me non ha tempo e che ascolto sempre tanto volentieri. Musetto è deliziosa, me la cantava mamma quando ero bimba così come mi cantava il ” pinguino innamorato” sorvolando però sulla fine. L’ho scoperto solo da grande che moriva il povero pinguino innamorato, sigh!!!!

      Mi hai fatto una domanda… dove non è facile rispondere! ” Il 68 fu veramente liberatorio? ” per noi donne?

      Posso dirti che quel periodo come periodo di cambiamento non l’ho percepito perchè ero troppo bimba, Però è innegabile che tutte le donne hanno guadagnato molto da quelle lotte per avere più libertà e poter affermare i propri diritti.

      Lo sbaglio nel tempo è stato quello di voler assomigliare troppo ai maschi, non dico di essere come loro, ma più di loro. Come a voler dimostrare che è possibile fare e disfare senza l’aiuto dei maschi.

      E qua le donne si sono giocate la loro femminilità. Mettendo anche in imbarazzo i maschi, i quali non sanno più ( non tutti spero! )corteggiare una ragazza perchè al giorno d’oggi tutto avviene in manire rapida e veloce…prima di mo’ come si suol dire. Quindi questa emencipazione femminile, se da una parte ha dato, dall’altra ha tolto. Ma questa è solo la mia opinione!

      Oggi le ragazze cominciano a truccarsi giovanissime. E finchè si truccano e basta potrebbe anche andare bene, ma già per i compleanni dei diciotto, vent’anni pretendono i ” ritocchini ” e questo lo trovo inaccettabile. Perchè non si rendono conto quanto siano belle così al naturale, come giustamente hai scritto tu. Dovrebbero leggerle le tue parole e tenerne di conto, perchè il pensiero maschile, per quanto facciano le super donne, è sempre da tenere in considerazione. Quindi non posso che concordare quando scrivi :

      ” Pazza macari tu, bedda carusa,
      ca ti trucchi purtannu comu scusa

      di pàriri chiù bedda, o chiù ‘ranni,
      . . . e ti lamenti de’ tò sidicianni!”

      Quanto è bello scritto così in dialetto! Hai fatto bene a fare la traduzione perchè tutto non avrei capito, ma una volta tradotto, si sente la forza delle parole siciliane che entrano nell’amima e la preghiera di restare naturale si fa più accorata…

      ” Resta comu ti fici tò mamà . . .
      lu tempu curri e virrà l’annata
      ca tingiriti sarà nicissità
      ppi tu putìri essiri vardata

      . . . ca nun sarà ‘u stissu d’ora . . . ca
      ‘na stidda si’ ca luci ‘nta nuttata,
      ‘n ciumi ca friscu scurri cca e ddà . . .
      Fin’ a c’ ‘o poi . . . non ghiri acculurata!

      Che meravigliose frasi hai usato in chiusura!

      ‘na stidda si’ ca luci ‘nta nuttata,
      ‘n ciumi ca friscu scurri cca e ddà . . .

      Sei proprio un tesoro di poeta!!! Beata la ragazza che ti ha stregato il cuore!!!

      Per terminare con un sorriso, ho ripescato nella mente una vecchia canzone ( sono le mie preferite!! ) che ci riporta un po’ a questo tema….

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  8. Cara Vitty, stai diventando pure tu, oltre a Mary, un’ammiratrice del dialetto siciliano! Più che di un dialetto si tratta di una vera lingua, che fra l’altro mutua tante parole dal latino, dal greco, dal francese, ecc.

    Bene. E allora continuiamo a scrivere in dialetto (io sono nato come poeta dialettale e la prima poesia che ebbi l’onore di vedere pubblicata su un giornale che faceva testo “Po’ t’ u cuntu!” fu preceduta dai seguenti versi del direttore, che aveva così scelto fra le due composizioni che avevo inviato:

    “A Tizia” no, è troppu scunchiuruta,
    ti pubblicu però “Filosofia”,
    Tu si’ pueta, e siddu ascuti a mia,
    po’ fari n’assai bona rinisciuta:
    hai spiritu, vina e sintimentu,
    però ti manca scola e allenamentu.

    (evito la traduzione perché comprensibile)

    E così, continuando sulle donne catanesi della mia epoca (all’epoca andavano molto i romanzi di Vitaliano Brancati, e alla “festa della matricola” si cantava “Viva Catania, città di belle donne, noi siamo le colonne dell’Università”) ecco quasi il seguito alla precedente composizione.

    Tengo a precisare comunque che tutte le mie composizioni pubblicate (anche quelle che stanno nel blog di Amfortas) devono essere considerate come un attestato storico, perché si riferiscono a situazioni (quasi fermate come in una fotografia) relative ad un tempo che dopo il coronavirus non esiste più e non può più tornare (in psicologia si parla già di “cambiamento catastrofico”): oggi dobbiamo reinventarci, ed in ciò la poesia gioca un ruolo determinante, come la ho visto sottostare in tutte le opere letterarie e cinematografiche di quel grande che fu Pasolini).

    E torniamo terra terra, ai retrogradi modi di pensare, vivere e fantasticare, quando si andava al mare pure per vedere le gambe delle donne, dopo averle solo intraviste quando si sedevano accavallandole più o meno delicatamente.

    AMMONIMENTU A LI FIMMINI

    Oggi l’omu nun pò cchiù caminari
    ca li fimmini su’ d’accordu misi
    di farici la testa furriari
    passannici davanti tisi tisi.

    Basta ca si scinni a’ strata ‘ritta
    ppi vìdiri la donna ca passìa
    cusuta ‘nta ‘na vesti stritta stritta,
    ca ‘n mostra metti tutta l’anatomia.

    Idda filici d’essiri ammirata,
    s’annaca, sbatti l’occhi e si furria . . .
    e l’omu doppu avirla taliata
    . . . travagghia forti ccu la fantasia!

    La corda è tisa e si pò spizzari,
    ppi cui a li donni jù c’insignu
    ca la cosa nun pò cuntinuari
    . . . ca l’omu è di carni . . . e no di lignu!

    Accura! . . . Nun lu fati siddiari
    picchì tuttu sarìa a vostru dannu
    ca si nun s’arrinesci a cuntrullari
    . . . ‘u sapiti cchi fa?! . . . M’ arraccumannu!

    ° ° °
    Mizzicaledda, comu m’ascutanu!
    Sintùtu lu piriculu li donni
    a’ casa si nni jenu e li gonni
    ‘n tempu nenti di chiùi s’ accurzanu!

    Di cursa poi turnanu a strata ‘ritta
    ppi farisi cchiù megghiu taliari,
    ppi fari l’omu cchiù sfantasiari,
    e vidiri com’è ca s’ impititta.

    Ccu ‘dda vistina supra li dinocchia
    quannu ppi casu s’ hanu d’ assittari
    la jsunu di cchiù e chiddu adocchia
    . . . zoccu ‘a cinsura nun fa muntuvari.

    Ciò cca si vidi, no . . . non m’ ‘u spiati
    ca sia di luntanu ca vicinu
    (speci s’ hanu li jammi ‘ncravaccati)
    sunu tanti . . . Rosanni Schiaffinu!

    E ‘n piaciri ‘i nenti iddi ni fanu!
    Non è, d’ altrondi, grazia di Diu?
    Basta ca unu non ci ‘nfila ‘a manu
    . . . ca annunca . . . sì . . . finisci a schifìu!

    Non dici lu pruverbiu “‘ucca vasata
    non la perdi ‘a vintura”? . . . ‘n conseguenza
    mancu la perdi la jamma vardata,
    sempri ca sia . . . a postu . . . la cuscenza!

    Perciò cuntenti fanu tuttu ciò
    — e certu di ‘stu fattu nun mi lagnu —
    . . . si sèchita accussì ccu’ ‘n atru po’
    nun c’è bisognu chiù di jri ‘o bagnu!

    (Sergio Sestolla)

    Ed ecco ora la traduzione in lingua italiana. Che guaio non avere più la traduttrice ufficiale

    AMMONIMENTO ALLE DONNE

    Oggi l’uomo non può più andare per la via
    perchè le donne si sono messe d’accordo
    di fargli girare la testa
    passandogli davanti tutte impettite.

    Basta andare a passeggio per la ‘strada dritta’ (Via Etnea)
    per incrociare la donna che passeggia
    come se fosse cucita dentro una veste stretta stretta,
    che in mostra mette tutta l’anatomia.

    Lei felice di essere ammirata,
    si dondola, sbatte gli occhi e si gira . . .
    e l’uomo dopo averla ben guardata
    . . . lavora forte con la fantasia!

    La corda è tesa, e si può spezzare
    per cui alle donne io insegno
    che questo modo di fare non può continuare
    . . . perché l’uomo è fatto di carne . . . e no di legno!

    Attente! . . . Non lo fate arrabbiare
    perchè tutto finirebbe a danno vostro,
    in quanto che se non riesce più a controllarsi
    . . . lo sapete che fa? . . . Mi raccomando!

    ° ° °

    Càspita, come mi hanno ascoltato!
    Captato il pericolo le donne
    a casa sono ritornate e le gonne
    in un battibaleno di più hanno accorciato!

    Di corsa poi sono tornate alla ‘strada dritta’
    per farsi assai meglio guardare,
    per fare lavorare l’uomo ancor più di fantasia,
    e avere contezza di come lui le desidera.

    Con quel vestitino sopra le ginocchia
    quando per caso debbono sedersi
    lo alzano di più, e quello adocchia
    . . . ciò che la censura non fa nominare.

    Ciò che si vede, no . . . non me lo domandate
    che sia da lontano che da vicino
    (specialmente nel caso che hanno le gambe a cavalcioni)

    E un piacere molto grosso loro ci fanno!
    Non è, d’altronde, grazia di Dio?
    Sempre che uno non ci infili la mano
    . . . perché altrimenti . . . sì . . . finisce a baraonda

    Non dice il proverbio: “bocca baciata
    non la perdi la sua fortuna”? . . . conseguentemente
    neppure la perde la gamba guardata,
    sempre che sia . . . perfettamente a posto . . . la coscienza!

    Perciò contente fanno tutto ciò
    — e certo di questo fatto non mi lamento —
    . . . se continua così tra un po’
    non c’è più motivo andare a vederle in costume al mare!

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    1. E’ veramente bello Sergio, questo spaccato di mondo che mi fai conoscere!!! Fra l’altro non ho frequentato l’università, quindi venire a conoscenza della spensieratezza degli universitari, mi incuriosisce e intenerisce. Eravate proprio belli come studenti. Tu già impegnato nella poesia, e apprezzato dal corpo docente. Un vero poeta nell’anima che grazie a quella dote, hai saputo fermare con le parole, gli attimi di una vita spensierata che per ora non esiste più. Sei stato così bravo nei tuoi versi, che sembra di esserci , di parteciparvi in quei giorni ormai lontani del tempo della scuola.

      E non sono pensieri ” retrogradi ” quelli che animavano il vostro cuore. Desiderare che una ragazza mantenesse la sua semplicità di giovane donna, era un riconoscimento alla sua bellezza naturale senza l’ausilio di artifizi vari.

      Certo che i tempi sono cambiati…perchè oggi non c’è più bisogno di andare al mare per poter guardare le ragazze spogliate…. oggi è tutto un mettere in mostra, un togliere definitivamente ogni fantasia al povero maschio che non sa più come fare per poter immaginare la ragazza dei suoi sogni.

      Mi è venuto in mente, poi mi dirai se anche tu o anche un tuo amico avete fatto la stessa cosa. Il nostro amico Gianni, raccontava tempo fa, prima dell’avvento del corona… che quando era ragazzo, per poter guardare le ragazze in biancheria intima, sfogliava il catalogo che arrivava a casa sua di Postalmarket dove venivano venduti per corrispondenza abiti per uomo donna e bambino. Compresa la biancheria intima, pubblicizzata da ragazze vere con tanto di mutandine e reggiseni.

      Ora quel catalogo non esiste più a riprova che quel tempo è veramente passato!!!

      Grazie quindi per averci fatto scoprire pensieri e parole di un tempo passato in un dialetto, una lingua come giustamente hai fatto notare, così viva e verace nel raccontare emozioni e sentimenti.

      ” Basta ca si scinni a’ strata ‘ritta
      ppi vìdiri la donna ca passìa
      cusuta ‘nta ‘na vesti stritta stritta,
      ca ‘n mostra metti tutta l’anatomia.

      Idda filici d’essiri ammirata,
      s’annaca, sbatti l’occhi e si furria . . .
      e l’omu doppu avirla taliata
      . . . travagghia forti ccu la fantasia!”

      Sembra di vederle queste ragazze che camminano guardando avanti, fingendo di ignorare, gli sguardi ammirati dei ragazzi. Ma ne erano ben consapevoli…questo era il gioco delle parti…quello che si sono perse le ragazze di oggi!

      ” Non dici lu pruverbiu “‘ucca vasata
      non la perdi ‘a vintura”? . . . ‘n conseguenza
      mancu la perdi la jamma vardata,
      sempri ca sia . . . a postu . . . la cuscenza!

      Perciò cuntenti fanu tuttu ciò
      — e certu di ‘stu fattu nun mi lagnu —
      . . . si sèchita accussì ccu’ ‘n atru po’
      nun c’è bisognu chiù di jri ‘o bagnu! ”

      Cosa poteva scatenare una gamba scoperta, accavallata… curiosità, desiderio. Il piacere di strappare un sorriso.

      Ah che bel mondo Sergio!!! Sai cosa faccio? Chiudo gli occhi e mi infilo nei tuoi versi, così ogni volta che ci sarà qualcosa che mi farà dispiacere qua, potrò dimenticare le noie, entrando in un mondo bello e pulito , dove tu, mi farai da guida!!!! ❤ 🙂

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