Perchè leggere ci aiuta a conoscere meglio ciò che ci sta’ accadendo…

Ho letto e ri-letto molto in questo periodo di quarantena. I libri mi hanno aiutlibro leggereato a capire e superare questi difficili giorni della pandemia.  Il primo libro cher ho ripreso in mano, sono stati ” I promessi sposi” .I PROMESSI SPOSIMolta attenzione l’ho riservata ai capitoli riguardanti l’epidemia pestilenziale, dove ahimè, ho trovato parecchie analogie fra allora e ora. Allora ci fu l’assalto ai forni, da noi c’è stato l’assalto ai supermercati. Non avevo mai visto un supermercato razziato…intere scaffalature completamente vuote…e non solo dove abito io, ma in tutta Italia! L’accaparramento ai generi alimentari è stata una dimostrazione enorme di grande egoismo. Non è mancata neppure la paura dell’untore. Vi ricordate all’inizio delle notizie sul Covid, le offese e le urla rivolte ai cinesi??? Poi i tanti malati ricoverati nei reparti a loro destinati, come dei lazzaretti…e le terribili, impressionanti lunghe file dei camion che hanno sostituito i monatti che portavano via le persone decedute per il morbo.

Davvero tante, tante analogie che mi hanno supito e fatto riflettere.

Il secondo libro ri-letto, è stato ” Il diario di Anna Frank”libro diario di Anna Frank

Essendo costretta a non uscire di casa, ho voluto affrontare quella lettura, con animo diverso. Forse mi sarei sentita più vicina a quanto vissuto da quella ragazzina. So bene che niente può paragonarsi ai momenti terribili vissuti dalla giovane Anna. Ma il fatto di dover stare rinchiusa, magari mi avrebbe fatto capire meglio i suoi stati d’animo. L’ho letta dunque con un cuore, un occhio e una mente diversa. E il risultato è che mi sono innamorata di quella coraggiosa e ribelle ragazzina. Fino all’ultimo ha sperato in una conclusione positiva, ha sognato un futuro migliore per se’ e per tutti i ragazzi come lei. Non ha mai avuto parole di odio verso chi la faceva vivere nascosta in quelle mura, anzi, si sentiva fortunata rispetto a quello che accadeva fuori.

Devo dire che ho ricevuto una grande lezione di vita. Grazie piccola grande Anna!!!

Per riprendermi e guardare al presente e al futuro con più serenità, mi sono fatta aiutare dal libro di Alice Cappagli ” Niente caffè per Spinoza “libro niente caffè per spinoza

E’ un libro che insegna ad accettare gli accadimenti della vita, attraverso la filosofia. Gli stralci di lettura di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant’Agostino, Epicuro , che un professore ormai non vedente, si fa leggere dalla sua assistente, Maria Vittoria,fra una faccenda e l’altra. Mi hanno portato ad avere una visione della vita più leggera, accettabile.

Fra l’uno e l’altro, ho letto anche ” Un estraneo al mio fianco” di Ann Rule.libro un estraneo al mio fianco
E’ la storia vera di Ted Bundy, il più feroce serial killer americano, raccontatata da chi l’ha conosciuto da vicino. Però questo non ha niente a che vedere con la pandemia, mi ha solo aiutata a trascorrere meglio il tempo.

L’ultimo ri-letto è ” Cecità ” di Saramago.libro cecità Me lo consigliò l’amico Cassandro, e di questo devo ringraziarlo, perchè mai come in questo momento l’ho trovaro terribile e vero. Mai romanzo ha messo a nudo la natura umana come questo libro.

” Quanto ho sofferto a scrivere questo libro “ dichiarava lo scrittore quando doveva parlare del suo romanzo. E in effetti c’è molta sofferenza in quelle pagine,
nell’ipotizzare che per un qualche misterioso morbo tutti gli uomini divenissero ciechi, incapaci di vedere e quindi di capire. La storia iniziacon  un uomo fermo al semaforo che allo scattare del verde, non riesce a muoversi perchè è improvvisamente diventato cieco. Le auto dietro di lui  suonano i claxon stizziti, finchè qualcuno scende per andare a vedere e si accorge così che l’uomo non ci vede, Viene quindi portato da un oculista dove altri diverranno ciechi…E’ l’inizio di un devastante contagio, per arginare il quale il governo decide di mettere tutti i nuovi ciechi in quarantena in un ex manicomio, dove pian piano emergerà con veemenza la loro primitiva, egoistica malvagità, annullando ogni raziocinio e civiltà. Per una sorta di disumanizzazione simbolica, Saramago sceglie di non dare nome ad alcun personaggio,identificando ognuno col suo lavoro e ruolo sociale. Cosa che abbiamo vissuto anche noi col ” paziente zero, il virologo, il primario, l’atleta, l’infermiera….” Anche nel libro c’è l’assalto al supermercato, il timore di restare senza cibo farà nascere delle lotte che per appropriarsene formeranno gruppi ostili dove avrà la supremazia il più cattivo e prepotente.

Sarà grazie all’amore di una donna, la moglie dell’oculista che fingerà di essere cieca, per restare accanto al marito , se il suo gruppo si riorganizzerà in modo civile, in nome di quella solidarietà e umanità che pareva completamente perduta da uomini abbrutiti dalla quarantena, incapaci anche nella disgrazia di diventare migliori, che è poi quel che si discute oggi, interrogandoci su quanto il coronavirus ci cambierà o ci ha già cambiati…

Anche quando tutto sembra passare e la gente improvvisamente guarisce, felice e disorientata, ha oramai la coscienza che gli istinti sono più forti della ragione e dei sentimenti di umanità. “E’ di questa pasta che siamo fatti: metà di indifferenza e metà di cattiveria” si legge, arrivando alla fine con la riflessione del medico: “Secondo me, non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono”

E questa purtroppo è una triste e vera riflessione.

Pensosamente vostra, Vitty.

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee e quelle degli altri

28 pensieri riguardo “Perchè leggere ci aiuta a conoscere meglio ciò che ci sta’ accadendo…”

      1. Grazie per l’augurio ! In quanto alle code non mi spaventano, ormai ci siamo abituati… poi non credo ne troverò una più lunga di quella per salire sulla torre eiffel. Incanalati in file tortuose, con una improvvisa gelida pioggia, aspettammo quasi tre ore prima di poter salire sulla torre. Che la Francia mi perdoni, ma credo quella mattina di non aver odiato così tanto un monumento in vita mia…una volta arrivata in cima, non guardai neppure il panorama tanto ero ” di fuori!”

        Ovviamente a distanza di tempo mi sono pentita di quella scelta. Ma al momento ero intirizzita, bagnata fradicia e frastornata dai turisti tedeschi che parlavano a voce alta con quella lingua così dura che anche solo a dirti buongiorno, sembra ti mandino a quel paese. Eravamo un piccolo gruppo di amici, tre coppie, turisti fai da te, travolti da immensi gruppi di turisti organizzati…

        In compenso ho amato tutto il resto di Parigi!!!! 😉

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  1. I Promessi Sposi li ho talmente odiati durante il periodo di scuola, che non so se mai li riprenderò in mano.
    Interi capitoli descrittivi e (con i miei occhi di allora) noiosissimi.
    Mah…

    Però sono riuscito a leggere “Ulysses” di Joyce, che ho trovato SPLENDIDO, per cui mai dire mai.

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    1. Come ti capisco! Anch’io non li ho amati a scuola i Promessi sposi. Con tutte quelle analisi del testo, era tutto un ricercare e analizzare ogni gesto e parola. Un vero tormento! Rileggendolo ( l’ho riletto tre volte ) invece a distanza di anni, ti assicuro che l’ho trovato bellissimo.

      Invece “Ulysses” di Joyce, non riesco a leggerlo. Ma se tu lo definisci ” SPLENDIDO” , proverò a leggerlo e ti farò sapere. Grazie della dritta!!

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      1. Ho letto la tua interessante e molto articolata recensione sul libro di Jois, Ulysses. Mi hai incuriosita e intimorita per la complessità del libro. Non appena mi sentirò pronta, proverò a leggerlo. 🙂

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  2. Tempo addietro mi è capitato tra le mani una edizione vecchissima dei Miserabili e da poco avevo letto e studiato i Promessi Sposi. Mi son reso conto che Vittor è assai più di Alessandro. Adesso sto rileggendo , la mie prigioni, con uno spirito non patriottico. Ho scoperto il didattico Silvio.
    La cosa più bella che continuo ancora a leggere a paginata è la Bibbia…
    Il corano mi ha deluso ma non lo dire a nessuno

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    1. Sul Corano, Andrea non posso dirti niente perchè non l’ho mai letto. la Bibbia invece l’ho seguita durante un corso in parrocchia anni fa. E devo dire che non è stata per niente una lettura semplice, ma interessante sì. Preferisco alla grande i Vangeli , forse perchè sono scritti in maniera più semplice e a furia di sentirli leggere e interpretare in chiesa, mi sono molto più familiari!

      Invece per quanto riguarda Victor Hugo e Alessandro Manzoni, possiamo dire che sono due grandi… hanno stili diversi e molto dipende dai gusti personali.

      Certo Hugo ha scritto delle grandi opere. Presentando il libro ” I Miserabili ” ebbe a dire “Il libro che state per leggere è un libro religioso”

      Forse per questo ti è piaciuto di più!!!

      Silvio Pellico e Marroncelli l’ho molto amati a scuola. ma non ho mai letto ” Le mie prigioni” Penso lo farò, grazie del consiglio!!! 🙂

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    1. Non ti ci vedo Andrea nel ” dolce far niente ” Può capitare, in special modo in questo periodo, di sentirsi apatici, ma il dovere , la voglia di fare, ci fa subito tornare con i piedi per terra! In più abiti in un vero paradiso!!!

      Vedrai passerà questo momento e tutto tornerà meglio di prima!!! Nel frattempo un sorriso con questa piacevole canzone 🙂

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  3. Non mi espongo a dare giudizi di merito sui vari romanzi indicati, Vitty, ma sul titolo illuminante del tuo post “Perchè leggere ci aiuta a conoscere meglio ciò che ci sta’ accadendo…”, e quindi commenterò in forma generale per sostenere che, secondo me ovviamente . . .
     
       COLUI CHE NON LEGGE
     
    Colui che non legge è costretto
    con la testa degli altri a pensare, 
    a creder vero quello che vien detto
    alla TV, dove ciò che appare
     
    (e sempre con risate a più non posso)
    è ad usum delphini, e mai di chi
    quello rimira, il che — ridotto all’osso —
    è credere che il mondo è tutto lì. 
     
    Pur se non è il “leggere” . . . il Vangelo
    . . . la Verità eterna . . . il Verbo in terra
    (sempre che il vero esista!) esso sul gelo,
    che la TV in mente tua sferra,
     
    immette fuochi al fin che ben si scaldi
    senso critico in te, e perché faccia
    te più non schiavo dei tanti ribaldi
    che di chi è passivo vanno a caccia.
     
    Se vivi solo di televisione
    farai nel conversar la statuina,
    salvo a discettare all’occasione
    della “Vita in diretta” e “Ghigliottina”,
     
    di “C’è posta per te”, di “Tale e quale”,
    e qualche volta del Telegiornale.
     
    In noi solo la mente, amici, vale!
     
    Perché non si stia tanto a ragionare
    il Potere la vuole addormentare,
     
    per, libero, poi fare e disfare,
     
    come, ad esempio, prima “spaventare”
    per poi, dopo un po’, “tranquillizzare”
     
    (a cosa alludo chiaro a tutti appare)
     
    . . . è la TV “L’amica geniale”.
     
    Vuol chi non legge da solo il suo male!
     
    (Cassandro)
     

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    1. La lettura mi è sempre piaciuta Cassandro, mi ha insegnato tante cose, mi ha fatto conoscere usanze e paesi diversi. Mi ha insegnato a sognare, e ad avere delle idee tutte mie.Che difficilmente qualcuno riesce a farmi mettere in discussione. Con questo non voglio dire che le mie convinzioni siano infallibili!!! Magari!!! Come mi accorgo che sbaglio, lo riconosco, eccome!

      Questo per dire che difficilmente mi faccio condizionare dalle notizie della tv. In special modo da un tipo di televisione commerciale, dove l’unico scopo è toglierci la facoltà di pensare , ragionare e farsi una propria idea.

      ” Colui che non legge è costretto
      con la testa degli altri a pensare,
      a creder vero quello che vien detto
      alla TV, dove ciò che appare

      (e sempre con risate a più non posso)
      è ad usum delphini, e mai di chi
      quello rimira, il che — ridotto all’osso —
      è credere che il mondo è tutto lì. ”

      Un certo tipo di televisione, vuole il pensiero unico. Per molti sentirsi parte di un gruppo, è rassicurante…come quando da bambini volevamo lo stesso costume di carnevale, o gli stessi giochi, per non sentirsi diversi.

      “Vuol chi non legge da solo il suo male!”

      Invece , uscire dal gregge per mantenere la propria personalità, quello si è segno di carattere e autostima!!!

      Charlie Chaplin soleva dire ” Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti”

      Come sempre Cassandro, riesci a dire cose interessanti e vere, con pochi versi, mentre per me, te ne sarai ,accorto, occorrono mille giri di parole!!!

      Però va bene così, almeno abbiamo trascorso la serata insieme!!!

      Vogliamo salutarci con un sorriso?? 🙂 Ciao!!!

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      1. La canzone di Renato Zero certo non predispone ad un sorriso, ed allora, scusami Vitty, intervengo per sorridere su un altro modo di “cercare”: da tenere presente che qui non si tratta di due giovani innamorati che si cercano, ma di una ben diversa ricerca fra due anziani coniugi.

        Qui è lei che cerca lui, in un dialetto un poco esasperato!

        Ogni cosa a suo tempo, purtroppo.
         
         
                   TI  L’ H’  ASPITTARI
            
             Javi tri uri ca mi giri ‘ntornu,
             camuliaddu ‘u quagghiu “Bla-bla-blà . . .
             pigghimi chistu ccà! . . . no, chiddu ddà! . . .
             Nun fai, ahu, ‘n picchiu tutt’ o’ jornu!
            
             La tò jurnata la passi assittatu
             davanti o’ compiuteri, o ti leggi
             ‘n chilu ‘i giurnali . . . ah, spaparacchiatu
             supra ‘u divanu . . . quannu non t’atteggi
            
             a fari lu pueta di strapazzu . . .
             Ma fa’ quaccosa seria . . . pigghia ‘o vinu,
             apparecchia ‘a tavula, ‘u pagghiazzu
             passa ‘nto bagnu, ‘rapi u tavulinu
            
             ca vènunu ‘i tò figghi a mangiari,
             cu ‘dda zammuliata di niputi . . . ”

             Mi susu, olè, e li rinesciu a fari
              . . . a diri assai . . . ‘n cinqu’, se’ minuti
            
             ‘sti quattru fissarii . . . Nun si ci ha ghiri
             sicuramenti all’Università
             ppi fari chistu . . . sempri ca nun tiri
             a fari ‘u màrtiri ppi l’eternità.
            
             Chi dici? . . . Chiù n’ ‘a sentu? . . . E quannu mai?
             Sbàgghiu ci fu . . . “Finisti? . . . Ma, allura . . . ”
             – cuntinua – “veni ccà . . . pròimi, dài,
             dù foggh’ ‘i puddisinu! . . . javi ‘n’ ura
            
             ca n’ arrinesciu a pigghiari ciatu
             davanti a ‘sta cucina, e tu si ddocu
             a Internetti, a fari ‘u pinsiunatu.
              . . . Ti ci mancava sulu st’ atru jocu!
            
             Dillu ca sbagghiu! . . . Di’ ca nu’ è veru? . . .
             ca mentri jù . . . comu ‘na tenchia sbattu
             a reggiri ‘sta casa, ch’è ‘n imperu . . .
             ‘a panza tu ti ‘ratti, com’ ‘o iattu
            
              . . . e mancu ‘n ghiornu sì e unu no,
             ma tutti ‘i santi jorna d’ ‘o Signuri.
             ‘Riposu meritatu’, dici . . . boh!
              . . . e iù travagghiu ‘nveci a tutti l’uri!
         
            Ca ‘nveci iù di fàriti a sasizza
            co’ sucu – ca ti mangi ‘na vastedda –
            t’ avissi a fari jù (ah, chi biddizza!)
            . . . dicemu . . . ‘quattru sauti ‘n paredda’!
         
            , , , e accussì, tu t’ ‘a pigghiassi ddà:
            no, ca ti fazzu ‘u stoccu a’ missinisa,
            ca’ capunata . . . ca ‘sta bestia ccà
            perdi ‘i jurnati a fàriti ‘a spisa!
            
             Jù ‘n pinsioni non ci vaju mai!
             Ppi mia Paradisu nun ci n’ è!
             Ca si mi fermu jù . . . ah, si su’ vaj!
             Smòviti puri tu . . . nun fari ‘u Re.
                
             ‘U sacciu ora chi dici . . . ca ‘n aiutu
             jù m’ avissi a truvari . . . Ma jù finu . . .
             a ca ci ‘a fazzu, no . . . jù non t’ ascutu!
              . . . Vo’ pigghiatillu tu ‘u filippinu!”
            
            
             E si va avanti cu ‘sta litania
             di chidda ca travagghia ( e camurria ),
            
             di chidda ca nun havi mai tortu . . .
             ca non ti lassa ‘n paci mancu mortu!
            
             Ta-tan ta-tan ta-tà . . . ‘i cirivedda,
             comu ricotta intra a ‘na fascedda,
            
             tutti t’ ‘i smurritìa, e non ti lassa
             mancu tanticchia ‘n paci . . . Quantu scassa
            
             cu ‘stu sproloquiu! . . . cu ‘sta tiritera!
             Avir’ anticchia abbentu? . . . e cu ci spera,
         
            o avìri jù ‘na vita ‘n po’ diversa:
            sempri mi cerca comu ùgghia persa!
         
              …stari tranquillu?… e ccu chiù ci penza:
              nun resta ca di Diu la climenza!
         
         
             Ma prima o poi, beh, ti l’ h’ aspittari
             ca finisci accussì . . . Ci po’ giurari!
            
             Jù ‘nta putruna . . . ‘a testa arreri . . . tisu . . .  
             e tu: “Veni ‘n minutu! . . . Ahu . . . m’ ha’ ‘ntisu?
         
              . . . Muristi? . . . Ma non fari ‘u scimunitu! . . .
             Pìgghiami ‘u sali! . . . ‘u spezzi! . . . l’ogghi’! . . . acitu! . . . ”
            
        ( Cassandro)

        Ed ecco la lunga traduzione per comprendere meglio questa affettuosa e un poco interessata ricerca del marito.
            
                  TE  LO  DEVI  ASPETTARE
            
            
             Sono tre ore che mi giri intorno,
             perforandomi il cervello “Bla-bla-blà . . .
             prendimi questo qua . . . no, quello là . . .
             Ehi, non fai niente tutto il giorno!
            
             La tua giornata la trascorri seduto
             davanti al computer o a leggere
             un chilo di giornali . . . ah, sdraiato
             sopra il divano . . . quando non ti atteggi
            
             a improvvisarti poeta di poco conto . . .
             Fa’ qualche cosa di serio . . . piglia il vino,
             apparecchia la tavola, lo straccio
             strofina nel bagno, apri la tavola
            
             che stanno per arrivare i tuoi figli a pranzo,
             con quella nidiata di nipoti . . . ”
             Mi alzo, olè, e li riesco  a fare
              . . . ad essere esagerato . . . in cinque, sei minuti
            
             queste quattro sciocchezze . . . Non occorre andare
             sicuramente all’Università
             per fare ciò . . . sempre che si voglia aspirare
             a fare il martire per l’eternità.
            
             Cosa dici? . . . Più non la sento? . . . E quando mai?
             Errore c’è stato . . . : “Hai già finito? . . . Ma, allora . . . ”
             – continua – “vieni qua . . . porgimi, dài,
             due foglie di prezzemolo! . . . E’ da un’ora
            
             che non riesco a tirare un sospiro di sollievo
             chè debbo stare davanti a questi fornelli, e tu sei lì
             ad Internet, a fare il pensionato.
              . . . Ti mancava solo quest’altro gioco!
            
             Dillo che sbaglio! . . . Di’, che non è vero? . . .
             che mentre io . . . come un tinca sbatto
             a reggere questa casa che è un impero . . .
             la pancia tu ti gratti, come il gatto
            
              . . . e neppure un giorno sì ed uno no,
             ma tutti i santi giorni che ha fatto il Signore.
             ‘Riposo meritato’, dici . . . boh!
              . . . ed io a lavorare invece a tutte le ore!
         
            Che invece io di cucinare per te la salsiccia
            col sugo – per cui ti mangi una grossa forma di pane –
            dovrei cucinare (ah, che cosa bella sarebbe!)
            . . . diciamo . . . ‘Quattro salti in padella’!
         
            , , , e così, tu te la piglieresti ‘là’:
            no, che ti preparo lo ‘stoccafisso alla messinese?,
            con la caponata di melenzane . . . in quanto che questa sciocca
            consuma le sue giornate andando a fare la spesa!
         
             Io non ci vado in pensione mai!
             Per me Paradiso non ce n’è!
             E se mi fermo io . . . ah, se saranno guai!
             Smuoviti pure tu . . . non fare il Re.
            
             Lo so ora che dici . . . che un aiuto
             io dovrei trovarmi . . . Ma io fino . . .
             a che ho le forze, no . . . io non ti ascolto!
              . . . Prenditelo tu il filippino!”
            
            
             E si va avanti con questa litania
             di quella che lavora ( e che si lamenta di continuo ),
            
             di quella che pensa di non avere mai torto . . .
             che non ti lascia in pace neppure quando sarai morto!
            
             Ta-tan ta-tan ta-tà . . . il cervello,
             come ricotta dentro il suo contenitore di foglie,
            
             ti smuove in continuazione, e non ti lascia
             neanche un po’ in pace . . . Quanto scoccia
         
             con questo sproloquio! . . . con questa tiritera!
             Avere un po’ di pace? . . . e chi ci spera
         
            o avere io un modo di vivere un po’ diverso:
            sempre mi cerca come un ago da cucire perso!
         
              …stare tranquillo?… e più ormai ci pensa:
              non resta che sperare nella clemenza di Dio!
         
            di avere mai un modo di vivere un po’ diverso:
            sempre mi cerca come un ago da cucire perso!
         
             Ma prima o poi, beh, te lo devi aspettare
             che finirà così . . . Ci puoi giurare!
            
             Io sulla poltrona . . . la testa indietro . . . irrigidito . . .  
             e tu: “Vieni per un minuto! . . . Ehi . . . mi hai sentito?
         
              . . . Sei morto? . . . Ma non fare lo scemo! . . .
             Pigliami il sale! . . . il pepe! . . . l’olio! . . . l’aceto! . . . ”
         
            

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  4. Ma come Cassandro, non ti è venuto da sorridere nell’ascoltare la canzone di Renato Zero? E’ una canzone ironica, dove sottolinea bene il danno che può fare la tv. Però conoscendo il pericolo, si può evitare…

    I tuoi versi invece sembrano usciti da una pièce teatrale!! Molto divertente se si svolge su un palcoscenico. Meno divertente se accade fra le mura domestiche.

    Si evince che Lei, cerca di attirare l’attenzione con richieste di piccoli aiuti domestici. Il suo Lui lo vede troppo occupato nella lettura dei giornali , addirittura ” ‘n chilu ‘ giurnali ” oppure passare troppo tempo ” davanti o’ compiuteri, ” tutti oggetti che lo estraniano temporaneamente dalla sua Lei.

    D’altronde gli uoimini, quando arrivano alla pensione, non si può pretendere di mettergli il grembiulino e fargli fare lavori di casa! Per noi donne è diverso…ha ragione quella Lei quando dice :

    ” Jù ‘n pinsioni non ci vaju mai!
    Ppi mia Paradisu nun ci n’ è!”

    Queste lamentele , ovviamente suscitano un po’ di insofferenza…

    ” E si va avanti cu ‘sta litania
    di chidda ca travagghia ( e camurria ),

    di chidda ca nun havi mai tortu . . .
    ca non ti lassa ‘n paci mancu mortu!”

    Ma è un’insofferenza scherzosa, che dimostra quanto vivo sia ancora questo rapporto.

    Belle le coppie che nonostante abbiano vissuto una vita insieme, hanno ancora molte cose da dirsi, non si chiudono nel silenzio!!!

    Forse è questa la ricetta del vero amore!!!

    Grazie Cassandro, nelle tue parole c’è sempre qualcosa da imparare! 🙂

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  5. Ma sono usciti da una pièce teatrale i versi che hai appena letto, o Vitty, per cui prima di andare a letto ti invio il secondo atto.

    CU SENTI CAUDU

    E CU SENTI FRIDDU

    (Lei)

    — “Sempri cu’ ‘sta maddrappa ‘ncoddu stai!

    Unn’è ‘stu friddu? . . . Scùgniti di ddocu!

    Anticchi’ ‘e movimuntu fai . . . e ddài,

    ca ‘u friddu si nni va . . . e arriva ‘n fooocu!

    No’ vidi ca iù sbattu ‘nto balcuni

    . . . di iornu e di notti, all’acqua . . . ‘o ventu . . .

    tuvagghi, giacchi ‘i lana e magghiuni,

    . . . e mai ‘n rafridduri . . . ‘n svinimentu!

    Tu assittatu ‘nveci a ‘stu ‘ppi ccì’,

    sulu li ‘ita smovi . . . ticchi . . . . ticchi . . .

    ovviu, ca doppu ‘na menz’ura . . . ‘Briiiiììì!!! . . .’

    tu fai, e ‘a vistagghia, olè, t’ inficchi,

    t’addùmi ‘a stufa, mentri a mia, eh sì . . .

    mi vanu a focu tutti e dui aricchi!

    E chi si’ fattu di cartavillina? . . .

    E ghìsila tanticchia ‘sta carina!

    E nun mi diri ca ti camurrìu

    picchi s’ annunca . . . quant’è veru Ddiu . . . . . . .!”

    (Lui)

    — “Ci accuminciasti prestu ch’ ‘e calùri,

    ca ‘u ‘nfernu a tia t’aspetta . . . ‘u sai, amuri! . . .

    però non ti fa speci! . . . E chi voi? . . .

    caudu prima . . . e caudu appoi! “

    Dicemula accussì . . . tali e quali:

    “tu sta’ facennu ‘i provi generali”!

    ( Cassandro )

    traduzione

    CHI SENTE CALDO

    E CHI SENTE FREDDO

    Sempre con questa pesante vestaglia addosso stai!

    Dove è mai questo freddo? . . . Alzati da dove ti trovi!

    Un poco di movimento fai . . . e dài,

    chè così il freddo va via e arriva un . . . e arriva un caldo come il fuoco!

    Non lo noti che io sciorino sbattendo, messa sul balcone

    . . . di giorno e di notte, sia che piova o tiri vento . . .

    tovaglie, giacche di lana e maglioni,

    e mai un raffreddore! . . . uno svenimento!

    Tu seduto invece a questo P C,

    soltanto le dita smuovi . . . ticchi . . . . ticchi . . .

    ovvio che dopo una mezz’ora . . . “Briiiiiii!!! . . .”

    tu fai, e la vestaglia, olè, indossi subito,

    ti accendi la stufa, mentre viceversa a me

    mi si infuocano tutte e due le orecchie!

    E che sei fatto di cartavelina . . .?

    E mettila dritta finalmente la schiena!

    E non mi dire che sono invadente

    in quanto altrimenti, per quanto è vero Dio . . . . . . .

    — “Hai cominciato presto ad avere i “calori”,

    perché a te l’Inferno ti spetta . . . lo sai, amore . . .

    però ciò non ti preoccupa . . . e che vuoi di più? . . .:

    caldo prima . . . e caldo dopo!”

    Diciamola così . . . tale e quale:

    “tu stai facendo le prove generali”!

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    1. Allora avevo visto giusto caro Cassandro, sul fatto che quei verso facevano parte di una pièce teatrale!!! Ti ringrazio per avermi inviato anche questa parte. Confesso che mi piacerebbe molto vederle dal vivo queste scenette. E parlate in siciliano ! Nel dialetto c’è l’anima, la forza del pensiero immediato, la spontaneità.

      Sei stata davvero bravo a dare vita a questi battibecchi domestici! Sentendo questa moglie brontolare su tutto, non posso non pensare a Santippe, la moglie bisbetica e brontolona di Socrate!! Non si sa se sia vero, comunque è passata alla storia proprio per il suo carettere non facile.

      Il filosofo però, quando gli chiedevano come facesse a sopportarla e a non cacciarla? solve rispondere così :

      ” Perchè quando sopporto una tal donna in casa, mi abituo ed esercito a sopportare più facilmente la petulanza e l’ intemperanza anche degli altri all’esterno ”

      Quindi il saggio Socrate ci insegna che non tutto il male viene per nuocere.

      Infatti il marito della scenetta, non perde le staffe, siccome lui l’inferno lo sta vivendo in terra, quando la moglie si lamenta che da quanto si da’ daffare le:

      ” vanu a focu tutti e dui aricchi!”

      Trova il giusto rimedio…ridendo sotto i baffi, aggiungo io :

      ” “Ci accuminciasti prestu ch’ ‘e calùri,

      ca ‘u ‘nfernu a tia t’aspetta . . . ‘u sai, amuri! . . .

      però non ti fa speci! . . . E chi voi? . . .

      caudu prima . . . e caudu appoi! “

      Dicemula accussì . . . tali e quali:

      “tu sta’ facennu ‘i provi generali”!”

      Davvero geniale questa chiusura!! Sarebbe interessante conoscere la reazione della signora!!!!

      Ciao carissimo, buona serata!!! 🙂

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  6. Ah, allora dillo, Vitty, che non so come tu riesci a conoscere ciò che bolle nella pentola di Cassandro ed in quella mia.

    Hai infatti subito citato Santippe come esempio della moglie petulante, sempre scontenta e sicura di stare eternamente nel giusto, che però non vincerà mai un
    Kennedy Award of Excellence.

    E con Santippe infatti prosegue quella pièce teatrale che scrivemmo con Cassandro, per una sceneggiata di alcuni anni fa.

    Ricordo anzi che fu proprio Cassandro a suggerirmi di portarla ad esempio, lasciando ai poveri silenziosi mariti la parte del sempre amato e compianto Socrate.
    Ma si sa: dietro ogni grande uomo c’è sempre una donna che . . .

    La serata in cui avvenne la recita, ricordo,
    che fu molto apprezzata dalle nostre amiche, che invece di vedersi ampiamente scoperte facevano a gara per atteggiarsi a vittime da consolare quasi. C’est là vie!

    Eccola qui la mia Santippe, che penso di avere inviato in tempi andati all’amica Mary, la quale forse non ne avrà più ricordo dato il lungo tempo trascorso.

    Rinfreschiamo pure a lei la memoria qualora non ne avesse mai conosciute.

              E SCRIVI . . . SCRIVI . . .
        
         — Chi cumpagnia! . . .  Sempri mutu giubbu!
         Ti cali a testa o’ funnu… e nun m’ ascuti
          . . .  e scrivi . . .  scrivi! Ti facisti furbi!
         Parru ch’ ‘e scogghi ‘i ‘San Giuvanni ‘i cuti’!
        
         Nun fai nenti di utili… di bbonu!…
         L’ozziu ti mangia vivu… “hammu – hammu!…”
         Sempr’ assittatu ddocu!… e chi si’ in tronu?!
         … e si ti susi ‘u fai ccu ‘nu carammu
     
         ca fa smòviri l’irri… e n’ arrispunni  
         ca cu’ ‘mmenzi paroli… E chi ti sfili
         ‘a lingua a parrai?… e quannu ‘u sfurni
         ‘n discursu sanu?… Ah, si mi veni ‘a bili!
     
         E pròimi occa vota ‘n colpu ‘i vuci
         si t’ addumannu picchì lassi aperti
         tutti ‘i sputteddi . . .  o non astut’ ‘i luci . . .
         o do’ tò latu ti tiri ‘i cuperti.
        
         Dimmìllu picchì metti li buttigghi
         ‘n pizzu a lu tavulinu . . .  o ti stui
         ‘u mussu ‘nta tuvagghia . . .  oppuri pigghi
         ‘na canuttèra e mi ni strammi dui!
     
         Dui suuuuli?… e comu no!?… tuttu ‘u casciolu
         rimìni… e chi sta’ ‘mpastannu ‘u pani?…
         siddu ‘n arrivu jù, currennu, a’ volu…
         minnitta fai !… Chi vita di cani!…
     
         E dammi ‘n aiutìnu!… E chi ti costa?
         … ca nun ti squari, sai… chi t’ addumannu?…
         di fari anticchia ‘e spisa!… jri a’ Posta!…
         ‘nta farmacia!… Ma quannu mai!… Quannu?… 
     
         Mi dici di chiamarmi ‘a cammarera.
         ‘U sacciu…’u pozzu fari… ma avanti
         vogghiu iri sula… “aspetta e spera”!…
         Ppi tia chi ti ci voli?… ‘Na “badanti”!
     
         … ca nun ti scugni ‘i ddocu! . . .  Pari mortu!
         Occa ghiornu ti mannu ddu’ ghirlandi.
          Picchì, ppe’ esempiu, ora . . .  e dammi tortu! . . .
         cc’ ‘a luci stai e non gnisi ‘i sirrandi???…
        
         Comu ‘dda “cosa” di lu marinaru,
         si perdi tuttu chiddu ca ti spiu…
         ti nni freghi do’ munnu . . .  do’ dinaru . . .
         di tuttu chiddu ca iù fazzu e vju.
                                                    
         Mancu mi dici zoccu sta’ scrivennu
         …sulu arripèti: “Ahu, mi lassi stari!…
         Nun fari nenti è… pigghiàri ‘n tennu!”
         N’ è veru!… È ‘u travagghiu ch’è campari!…
     
         Chiddu ca dicu tu… tu gghiutti e bivi!
          . . .  ppe’ ciò sbràitu e sgarru! . . .  Ma mi scippi
         da’ ‘ucca ‘i vuci . . .  Ma chi cazzu scrivi?
           . . . Chi è? . . .  “Vita di S o c r a t i  e  S a n t i p p i”.
             
         Cu t’ aspirau mai ‘sta storia cca? . . .
         E Santippi cu è? . . .  chi è ca fa? . . .
        
         fussi ‘na “camurrìa”?… “‘na scassa………”? Maaaa
         picchì ‘sti occhi ‘n celu, uora? . . .  Ahhhhh! . . .

    ( Sergio Sestolla )

        ——

     Traduzione

     
                    E SCRIVI . . . SCRIVI . . .
        
        
         – “Che uomo di (grande) compagnia che sei! . . . Sempre zitto stai!
         Abbassi la testa giù… e non mi ascolti
          . . . e scrivi . . .  e scrivi! Ti sei fatto furbo!
         Ed io parlo con gli scogli di “San Giovanni alle pietre laviche”!
        
         Non fai nulla di utile… di buono!…
         L’ozio ti mangia vivo… “hammu – hammu!…”
         Sempre seduto qui!… e che sei sul trono?!
         … e se ti alzi lo fai con una strafottenza
     
         che fa irritare… e non rispondi  
       che con mezze parole… E che?… ti sciupi
         la lingua a parlare?… e quando lo sfornerai
         un discorso intero! Ah, se divento biliosa (a vederti così)!
     
         E rivolgimi qualche volta un colpo di voce
         se ti domando il motivo per cui lasci aperti
         tutti gli sportelli . . .  o non spegni le luci . . .
         oppure (la notte) verso il tuo lato tiri verso di te le coperte.
        
         Dìmmelo perchè metti le bottiglie
         nell’angolo estremo del tavolino . . .  o ti asciughi
         il muso nel lembo della tovaglia . . .  oppure pigli
         una canottiera e me ne metti in disordine due!
     
         Due soooole?… e come no!?… l’intero cassetto
         rovisti… e che stai impastando il pane?…
         se non arrivo io, correndo, al volo…
         una strage combini!… Che vita da cani!…
     
         E dammi un aiutino!… E che cosa ti può costare?
         … non ti stravolge mica, sai… che cosa mai ti domando?…
         di comprare un po’ di spesa!… di andare alla Posta!…
         in farmacia!… Ma quando mai tu lo fai!… Quando?… 
     
         Mi dici di chiamare per aiuto una cameriera
         … lo so… lo posso fare… però avanti
         voglio andare da sola… “aspetta e spera” che lo faccia!…
         Per te che ti ci vuole?… Una “badante”!
     
          . . . in quanto non ti smuovi da lì! . . .  Sembri morto!
         Qualche giorno ti mando due ghirlande
          . . . Perché, per esempio, ora . . .  e dammi torto!…
         con la luce accesa stai e non apri le serrande????…  
        
         Come quella “cosa” del marinaio,
         si perde tutto ciò che ti domando…
         te ne freghi del mondo . . .  del denaro
         … di tutto ciò che io faccio e guardo.         
     
         Neppure mi dici ciò che stai scrivendo
         …soltanto ripeti: “Ahu, lasciami stare tranquillo!…
         non fare niente è come vincere un terno al lotto!”
         Non è vero!… è il lavoro che è vita!…
     
         Ma quello che dico tu te lo inghiotti e bevi!
         Per ciò io urlo e commetto errori! . . .  Ma me le tiri
         dalla bocca le grida tu . . .  Ma che cazzo scrivi?
          . . . Com’è? . . .  “Vita di S o c r a t e  e  S a n t i p p e”.
        
         Chi mai può averti ispirato questa storia? . . .
         E Santippe chi è? . . .  che cosa fa? . . .
        
         Fosse per caso una donna petulante?… una “rompic……?”… Ma
         perchè innalzi gli occhi in cielo, adesso? . . .  Ahhhhh! . . .
        
     

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    1. Be’ Sergio ( ben tornato! Grazie della bella sorpresa! ) che ti devo dire..forse perchè in ogni donna c’è un po’ di Santippe, ed io non faccio eccezione. Me ne sono resa conto leggendo questa parte della pièce. Di solito non sono una moglie brontolona. Però ci sono cose che mi fanno andare fuori dai gangheri… Della mia cucina per esempio sono gelosa! Ogni oggetto usato, poi va rimesso al suo posto. Gli sportelli non si lasciano aperti, e per favore quando si affetta il pane vanno tolte le briciole! Ti sembrano pretese esagerate? E in camera? non sia mai che cerchi un paio di calzini perchè mette a soqquadro tutti i cassetti. Le cose bisogna mettergliele in mano, anche se è una vita che le sue cose stanno negli stessi cassetti.

      Durante la quarantena ogni tanto qualche brontolata mi è scappata… e quindi, mettendomi la cenere sulla testa mi proclamo novella Santippe…sigh!

      ” Dimmìllu picchì metti li buttigghi
      ‘n pizzu a lu tavulinu . . . o ti stui
      ‘u mussu ‘nta tuvagghia . . . oppuri pigghi
      ‘na canuttèra e mi ni strammi dui!

      Dui suuuuli?… e comu no!?… tuttu ‘u casciolu
      rimìni… e chi sta’ ‘mpastannu ‘u pani?…
      siddu ‘n arrivu jù, currennu, a’ volu…
      minnitta fai !… Chi vita di cani!…”

      Eh, ora però che ho ammesso la mia colpa, cosa fai…non alzare ” gli occhi al cielo, adesso…Ahhhhh!!!… ”

      —————————————————-

      Quanto mi è piaciuto giocare! E’ stato come entrare in una tua commedia…

      Grazie!!! ❤

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  7. Scusami se intervengo in questo post già superato da altri due, ma doverosamente pur devo darti una risposta.

    In primis per come hai risposto a Sergio, carissima premiatissima Vitty, sei una delle poche donne che non si trasformano col passare del tempo in tante querule Santippe: infatti il fatto di ammettere lippis et tonsoribus (il blog è pure questo) che “ogni tanto” (quante volte, figlia, quante volte?) sei andata ‘fuori dai gangheri’ ti fa stare fuori dal tipo in discussione. Almeno per il momento!

    Ma ‘fuori dai gangheri’ non sta a significare “perdere o aver perso la pazienza per l’ira, la collera, il dispetto e agire o parlare sconside¬ratamente e dare in escandescenze? Brrrr! . . .

    In secundis veniamo al tuo gentile “sarebbe interessante conoscere la reazione della signora” alla immaginaria non malevola considerazione del marito che nei calori della moglie vede delle “prove generali” per una eventuale possibile condanna di lei agli inferi. Devo riguardare la Divina Commedia per conoscere in quale girone Dante ha confinato quel tipo di mogli.

    In questa piécè il maritino si è guadagnato l’aggettivo qualificativo di difficilissima – perché somma di tutti i lati negativi, tipo: provocare e godere beffardamente della rabbia dell’altro — traduzione in lingua italiana di . . . . . .

    SCACCAGNUSU
    (Anticchia?)

    Ma fussi iù anticchia ‘scaccagnusu’?
    Chi mi custassi arrizzittari ‘i robbi?
    chiudiri ‘i casciola doppu l’usu?
    . . . o staramminni fermu mentri sgobbi

    tu a lavari a casa . . . puntu a puntu?
    . . . Oppuri non gnisari lu cummogghiu
    di la pignata e vuliri cuntu
    picchì nun vugghi? . . . picch’ è scarsu l’ogghiu?

    . . . picchì è picca l’acqua oppur’ assai?
    . . . picchì o’ minimu mittisti ‘u focu?
    Pacenzia, si ci pensu, tu ci nn’ hai
    cu mia ca, dici . . . pigghiu ‘a vita a iocu

    . . . ca fazzu ogni cosa a modu miu . . .
    . . . ca comu trasi mi n’ esci d’ aricchia
    zoccu mi dici . . . E tu: “O Diu . . . Diu!
    Comu dicisti? . . . ‘Scaccagnusu’? . . . ‘A N T I I I I C C H I A’ !!!????”

    Ogni cosa cu tia, ah, si va storta!

    Tu ‘scaccagnusu’ si’ . . . ‘ ‘n saccu e ‘na sporta ’!

    ‘U ttò ’anticchia’ è quantu ‘na porta!

    (Cassandro)

    Ed ecco la traduzione.

    PROVOCATORIO
    (Un poco?)

    Ma per caso fossi io un poco provocatorio?
    Che cosa mai mi peserebbe mettere in ordine i vestiti?
    chiudere i cassetti dopo averli aperti?
    . . . o starmene fermo e tranquillo mentre sgobbi

    tu a lavare la casa . . . da un punto all’altro punto della casa?
    . . . Oppure non alzare il coperchio
    della pentola e chiedere pretenziosamente
    perché l’acqua non bolle? . . . perché hai condito con poco olio?

    . . . perchè è poca l’acqua nessa nella pentola oppure assai?
    . . . perchè al minimo hai regolato la fiamma del gas?
    Pazienza con me, se ci penso attentamente, tu ne hai
    tanta in quanto sostieni . . . che affronto la vita come un gioco

    . . . che faccio ogni cosa a modo mio . . .
    . . . che con la stessa velocità con la quale entra mi esce dall’ orecchia
    tutto quello che mi dici . . . E tu: “O Dio . . . Dio!
    Come hai detto? . . . Provocatorio? . . . S O L O U N P O C H I N O !!???”

    Ogni cosa con te, ah, se va storta!

    Tu sei provocatorio immensamente (tanto quanto si può
    riempire ‘un sacco ed una sporta’!)

    Il tuo ‘un poco’ è largo quanto una porta (aperta)!

    Buona serata e buona festa della Repubblica che risorge e risorgerà sempre, Ciao

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    1. Eccomi da te, caro Cassandro patriottico!! Eh, sì, mi è piaciuto molto il tuo augurio di ” buona festa della Repubblica che risorge e risorgerà sempre”

      Sono molto sensibile ai valori delle nostre ricorrenze italiane. Come il 25 Aprile, e questa della Repubblica!! In più mi piace ricordare che proprio nelle votazioni del 1946 che sancirono la Repubblica, le donne finalmente votarono per la prima volta. Questo fu un riconoscimento per tutto quello che le donne fecero durante la resistenza. E questo mi onora! Sono nata molto tempo dopo la fine della guerra, ma se l’avessi vissuta, anch’io non avrei esitato a prendere parte alla guerra partigiana. Quindi grazie ancora per l’augurio che contraccambio di cuore!!!

      E vengo a chiarire il mio ” fuori dai gangheri ”

      Di solito sono pazientissima, non mi piace mugugnare se il caro marito invade la mia cucina alterando l’ordine così faticosamente da me raggiunto. Nossignore, preferisco tacere e andare oltre. Questo nei giorni normali, ma durante la lunga quarantena, non è stato facile far finta di niente a così stretto contatto. quindi, sopporta oggi, sopporta domani…ad un certo punto uno perde la pazienza! E cercando di mantenermi calma, ho fatto notare le mancanze. Mi chiedi, ” quante volte ? ” potrei risponderti ” anticchia!” ma abbastanza per il mio carattere!!!

      Va bene così ? ( sto’ facendo preogressi…anticchia! )

      Grazie per aver appagato la mia curiosità facendomi sapere cosa ha risposto la moglie nella pièce teatrale, nel sentirsi dire dal marito che con i suoi calori si preparava al caldo dell’inferno…. 😦

      Devo dire che è stata molto brava, perchè c’era da prendersela parecchio, anche perchè lui ha insistito facendo quasi la vittima… fino a farla sbottare ( andare fuori dai gangheri ) e dire finalmente quello che pensava!

      Comu dicisti? . . . ‘Scaccagnusu’? . . . ‘A N T I I I I C C H I A’ !!!????”

      Ogni cosa cu tia, ah, si va storta!

      Tu ‘scaccagnusu’ si’ . . . ‘ ‘n saccu e ‘na sporta ’!

      ‘U ttò ’anticchia’ è quantu ‘na porta!”

      Qua nel finale, mi immagino un abbraccio di lui che bacia la sua Santippe, che finalmente si lascia andare fra le braccia del suo amore…

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  8. Ho finito di leggere “Cecità” una settimana prima dello scoppio della pandemia, non ti nascondo che mi ha fatto una certa impressione!
    Mi sono segnata “Niente caffè per Spinoza” tra i libri da leggere, sembra interessante!

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    1. Cecità è un libro molto duro. Rimasi sconvolta quando lo lessi la prima volta. Non avevo mai letto niente di così terribile!! Rileggendolo durante la quarantena, quello che più mi ha colpito, è l’egoismo, la voglia di sopraffazione che esce prepotente dalle persone per la sopravvivenza. Nei momenti del bisogno, il libro c’insegna che potremo uscirne solo aiutandoci l’un l’altro. E non cercando di sopraffare chi ci circonda.

      “Niente caffè per Spinoza ” dopo Cecità, lo volerai!!!! Sembra un libro semplice perchè si legge bene. Ma è molto più profondo di quello che sembra. La scorsa estate mi ha aiutato a superare un momento molto difficile della mia esistenza. E’ ambientato nella mia Livorno, , particolare che a te forse non dirà niente, ma per me è stato molto simpatico, leggere e trovarmi a casa!!!

      Ti auguro buona lettura!!!! 🙂

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      1. Non sono mai stata a Livorno, ma credo di capire la sensazione che hai provato leggendo un libro ambientato nella tua città. È quello che provo sempre quando leggo una storia ambientata nella “mia” Napoli, anche se ora vivo altrove!

        Ciao! 🙂

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