L’Accabadora

leggendoIn questi giorni in cui sono molto occupata fuori casa, ho avuto modo di scoprire casualmente, una notizia del passato che mi ha molto impressionata. Mi sono detta, chissà se anche i miei amici blogger conoscono questa antica usanza, e magari hanno qualche curiosità da aggiungere a quanto ho scoperto?

Già, ma cosa ho scoperto? Non è semplice raccontarla con parole povere, ma ci proverò…

Nelle campagne della Sardegna, dove i più vivevano di agricoltura e pastorizia, quando una persona si ammalava, finiva in fin di vita con atroci sofferenze. Dove non esisteva nessun farmaco per alleviare questi dolori, veniva chiesto l’intervento dell’Accabadora.Dallo spagnolo “accabar” che significa “porre termine”: essa era la cosiddetta femmina sterminatrice, ossia una donna che veniva chiamata per porre termine all’agonia dei moribondi.

Il ricorso all’ “aiuto” dell’accabadòra era dunque inevitabile in casi estremi: nel contesto familiare, la presenza di una persona anziana e molto malata comprometteva l’intero equilibrio domestico. Si trattava di una graduale perdita di lavoro, a partire dall’infermo fino alle donne che si occupavano della sua assistenza, e questo rallentava le mansioni quotidiane di ognuno. La sopravvivenza della famiglia dipendeva dall’efficienza fisica di tutti i suoi componenti. Va aggiunto che l’assistenza medica domiciliare, per i malati terminali, era un lusso che quasi nessuno si poteva permettere.

L’Accabadora,arrivava di notte, avvolta in un mantello nero, una delle sue gonne era sollevata a coprirle il viso.I l moribondo dal suo letto d’agonia quando la vedeva entrare, sapeva che avrebbe messo fine alla sua agonia. Lei accabadora-2era “l’accoppatrice”

“Una professionista della dolce morte, esperta di anatomia, capace di uccidere con maestria e metodo, che interveniva su richiesta dei cari o del malato stesso. Senza mai lasciare traccia. Al suo arrivo trovava le porte aperte e si recava direttamente nella camera del moribondo. Agiva da sola, poiché la presenza dei parenti avrebbe compromesso la pratica. Inoltre avrebbe generato complici e testimoni di un atto per certi versi umanitario, che, però, la legge classifica come omicidio, a tutti gli effetti. Una volta spogliati stanza e malato da ogni tipo di amuleto sacro o icona religiosa, che ne avrebbero ostacolato il distacco dell’anima dal corpo, la donna estraeva dal sacchetto il malteddhu e dopo una preghiera sferrava il suo colpo fatale.”martello-agabbadora- 3

La “sacerdotessa” della morte non riceveva denaro, ma prodotti tipici del territorio. Curiosamente, spesso l’Accabadora, era anche colei che assisteva la puerpera, la levatrice, che si occupava quindi delle nascite. Un “impegno” trasversale e allo stesso tempo inquietante, tra la vita e la morte, dove di fatto veniva assistito l’intero ciclo di vita dentro le comunità contadine.

E’ difficile stabilire con certezza quando iniziò a diffondersi questa forma di eutanasia antica, anche se pare che le prime pratiche risalgano a 1500 anni prima di di Cristo.Non bastò la diffusione del Cristianesimo a porre fine a questa pratica; i martelli sacri erano deposti all’interno delle chiese, sotto una croce, in modo da essere facilmente raggiungibili da chiunque ne avesse bisogno. Talvolta erano gli stessi anziani che ricorrevano a tale gesto estremo per liberare le loro famiglie dal peso dell’assistenza e loro stessi dal fardello di una vita ormai al tramonto.abbacadora 1

Numerose le testimonianze legate a questa figura, ma quasi tutte vengono tramandate oralmente, di generazione in generazione. Quanto basta per confermare che la sacerdotessa della morte ha esercitato sull’isola fino a qualche decennio fa. Gli ultimi due casi documentati riguardano una morte avvenuta a Orgosolo nel 1952 e una avvenuta a Luras nel 1929.

Tutti questi accadimenti, ci dicono che il problema della ” buona morte” dell’eutanasia per i casi più disperati, resta di fatto un tema attuale e certamente molto discusso.

Pensosamente vostra, Vitty.

Autore: vittynablog

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16 pensieri riguardo “L’Accabadora”

  1. Non conoscevo questa figura tra la vita e la morte sarda. Però appena l’estate scorsa mi ero imbattuto, in un libro, in una figura incredibilmente molto simile, ma facente parte della tradizione britannica, che si chiamava se non erro… mother(qualcosa)! Purtroppo non ricordo esattamente il nome, che comunque si può trovare nel libro di Alan Moore Jerusalem. 🙂

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    1. Complimenti Giordano per aver avuto la tenacia di leggere il libro di Alan Moore, Jerusalem, da molti definito ” folle ” Io c’ho provato ma ho rinunciato dopo poche pagine… non so dirti niente perciò, riguarda ad una figura britannica simile all’accabadora. Però questo modo di agire, si ritrova in epoca precristiana, nelle campagne francesi ( e qua Margot di Le Pastel Blu, forse potrebbe dirci qualcosa dato che ha vissuto un bel po’ di anni in Francia ) nelle zone della Bretagna, gli anziani malati e in agonia, della famiglia, erano sottoposti ad un rituale che consisteva nel percuoterli sulla testa fino alla loro uccisione.

      L’Accabadora non era un’assassina, perchè uccideva solo per scopi umanitari. Il termine indicava la persona addetta a facilitare il trapasso ai moribondi. In Barbagia questo compito era affidato alle donne, in Campidano agli uomini, i quali venivano quindi chiamati Accabadoris.

      Che dire….si rimane basiti di fronte a certe notizie. Però il tutto era mosso dalla pietas e per sollevare il malato dalle sofferenze… alla luce di questi eventi, si sa mai….mi verrebbe voglia di dire che godo di ottima salute!!! 🙂 😉

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      1. Quel compito oggi spetterebbe a dei medici, ma col cacchio che lo svolgono!
        Loro preservano la vita, anche quando è tormento!
        Loro obiettano se si tratta di abortire, ma se lo fanno per una qualsiasi altra ragione vengono licenziati!

        Non sapevo che avessi tentato di leggere il libro di Moore, che certo è stata l’impresa libresca più ardua di tutta la mia vita, anche se ammetto che certe parti sono state bellissime da leggere.

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      2. C’è tanta ipocrisia intorno al discorso dell’eutanasia. Forse perchè viviamo in un Paese col papa… e tu sai quanto pesano le opinioni e le parole del papa sul corso della nostra vita.

        Il libro di Moore me lo propose un amico di mio figlio, col quale ci scambiavamo dei libri. Ma come ti ho già detto, non ce la feci a leggerlo.

        Scusa se ti ho risposto in ritardo, ma per tutto questo mese ho pochissmo tempo a disposizione. Andrà meglio nel prossimo!!! Ciao!!!

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    1. Più che spaventosa la trovo aberrante questa usanza di uccidere i propri cari malati e terribilmente indifesi. Sì, da quello che si legge, i predestinati venivamo massacrati con un martello di legno . Una botta ben assestata sulla tempia e il lavoro era fatto….sigh!!

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  2. non conoscevo questa usanza e pratica anche se da me in modo più tranquillo si parla di capanne nei boschi dove si dice che sia morto di stenti il Tale o sotto un ponte dove si era costruito un giaciglio si era spento il talaltro.
    Quando in una casa c’era la fame e i vecchi erano solo una bocca da sfamare o una vedova nulla tenente ara l’anziana stessa ad allontanarsi dalla casa e andarsene in capannelli e lì mangiando quello che la stagione offriva aspettavano la morte . Cara Witty anche la mia montagna tempi addietro racconta tante tristi storie come la forzata prostituzione e le violenze ai figli mandandoli schiavi nelle maremme ….

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    1. Andrea, la miseria nera fa compiere gesti inimmaginabili. Anche gesti di amore, come quelli dei vecchi che si allontanano per non pesare sulle famiglie. Mi si stringe il cuore nel sentire queste cose. Vorrei avere delle braccia larghissime, per abbracciare e consolare quei poveretti che si sono così sacrificati!!!

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  3. Con i tempi che corrono l’Accabadora potrebbe avere un gran lavoro, per cui – per agevolarla — nel mio assoluto materialismo, preferisco qualcosa di diverso,

    Anzi già me lo immagino, ripensando ai bei tempi in cui si ballava la . . .

    L A M B A D A

    Più tempo passa e più penso alla morte,
    così . . . come pensassi ad un’amica . . .
    d’altronde prima o poi avrò la sorte
    d’imbattermi in questa dama antica.

    Chissà come sarà? . . . Chissà in che modo
    mi accoglierà? . . . Chissà, potrebbe anche . . .
    essere bella . . . con il corpo sodo . . .
    capelli scuri sulle carni bianche.

    Che costa a me pensarla affascinante
    come le donne che spesso per strada
    vengono incontro a me? . . . sguardo sognante,

    fatto di ciglia lunghe e occhi di giada . . .
    Se è così . . . l’aggancerò all’istante
    nel passo più osè della lambada.

    Sarà bello così “chiamarsi fora”,
    e fottersene della Accabadora!

    (Sergio Sestolla)

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    1. Ah, Sergio, ci voleva qualcosa di dissacrante per allentare la morsa così tetra di questa Accabadora!! Una figura che mi mette i brividi. Invece la tua ballerina di Lambada, la vedo sorridente, ammaliante, e perchè no, ballerina scalza che trasmette molta sensualità nel suo nallo e movimenti.

      Infatti anche tu non esiteresti a farti rapire…

      “sguardo sognante,

      fatto di ciglia lunghe e occhi di giada . . .
      Se è così . . . l’aggancerò all’istante
      nel passo più osè della lambada.

      Sarà bello così “chiamarsi fora”,
      e fottersene della Accabadora! ”

      Sì, sì, tutto bello ma non ora…che questa signorina non sa cosa rischia…

      ” potrei farla fora, molto meglio dell’Abbacadora” a buon intenditor poca parola!!!

      Che bello Sergio poter scherzare!!! 🙂 Ciao carissimo!!!

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    1. Grazie per l’attenzione e le parole gentili ! Anch’io ho trovato questa ( barbara ) usanza inquietante e raccapricciante. Forse sono usi e costumi talmente arcaici, che rende impossibile, al giorno d’oggi, poterli comprendere!

      Buona giornata anche a te, ciao!!! 🙂

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    1. Grazie, sei molto, molto gentile!!! Non era facile ( per me ) parlare di questa figura. Però mi ha così affascinata, che posso dire si è scritta da sola! Approfondirò l’argomento leggendo il libro. Grazie per esserti fermata! 🙂

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