54° anniversario alluvione di Firenze

Nel 1966, gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre erano stati caratterizzati da violente ed intense precipitazioni, interrotte solo da brevi schiarite nel giorno di Ognissanti. Le piogge erano aumentate di intensità nella giornata del 3 novembre ma a Firenze e dintorni nessuno si dava eccessive preoccupazioni, dato che le piene dell’Arno, del Bisenzio, dell’Ombrone Pistoiese e degli altri corsi d’acqua erano per tutti un “classico d’autunno”. A seguito di un’eccezionale ondata di maltempo causò forti danni non solo a Firenze, ma anche a Pisa, in gran parte della Toscana e, più in generale, in tutto il Paese. Iin città e nei dintorni si preparavano a trascorrere in casa il 4 novembre, anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale, allora festa nazionale.

Nessuno immaginava quello che sarebbe accaduto la notte e le prime ore della mattina….

L’alluvione colse tutti di sorpresa! Fu un evento eccezionale ed inaspettato per le sue proporzioni; mai a Firenze l’Arno, che pure aveva esondato spesso, aveva raggiunto una tale furia, come attestano le targhe relative alle alluvioni precedenti come quella, fino ad allora reputata disastrosa, del 3 novembre 1844. Il discorso vale anche per i comuni limitrofi, da sempre abituati alle sfuriate degli affluenti dell’Arno o dei fossi, dove la gente si aspettava la solita piccola inondazione di cinquanta centimetri, evento ricorrente in alcune zone come le frazioni meridionali di Campi Bisenzio e dove ogni famiglia era munita della dotazione anti-allagamento composta da cateratte, secchi e scopettoni pesanti.

Ma quella volta non fu così. L’arno ingrossato dalle piogge Travolse come una furia gli argini le spallette, i ponti e invase le strade di Firenze trasformandole in fiumi impetuosi… La città presa di sorpresa, reagì immediatamente a quella catastrofe!

Non appena l’acqua si ritirò i fiorentini, e tutti gli aiuti umanitari che giunsero da tutta Italia si rimboccarono le maniche per salvare Firenze e tutti i suoi tesori che costituivano il patrimonio artistico della città nel mondo intero. Migliaia di giovani e meno giovani volontari di tutte le nazionalità arrivarono a Firenze subito dopo l’alluvione per salvare le opere d’arte e i libri, strappando al fango la testimonianza di secoli di arte e di storia. Questa incredibile catena di solidarietà internazionale rimane una delle immagini più belle nella tragedia. I giovani divennero gli “Angeli del fango”, definizione creata dal giornalista Giovanni Grazzini, e furono uno dei primi esempi di mobilitazione spontanea giovanile nel XX secolo.

Durante l’alluvione don Lorenzo Milani si prodigò affinché anche da Barbiana partissero aiuti alla volta di Firenze a base di acqua e pane.

Pare che l’unico aiuto finanziario del governo fu una somma di 500mila lire ai commercianti, erogata a fondo perduto e finanziata con l’usuale sistema dell’aumento del prezzo della benzina( ti pareva! ) (10 lire al litro). La FIAT ed altre case automobilistiche offrirono a chi aveva perso l’auto uno sconto del 40% per comprarne una nuova e una “supervalutazione” di 50mila lire per i resti della macchina alluvionata. Un grande merito nell’opera di sensibilizzazione si dovette ad un documentario dal titolo “Per Firenze” realizzato dal regista fiorentino Franco Zeffirelli, che comprendeva un accorato appello in italiano dell’attore gallese Richard Burton.

La gente comune, con gli esperti al lavoro, non perse tempo per ripristinare le abitazioni e le attività economiche e il sarcasmo fiorentino, non si fece aspettare… Alcune trattorie devastate esposero cartelli con scritto «oggi specialità in umido» e negozi sventrati annunciavano cartelli con frasi del tipo: «ribassi incredibili, prezzi sott’acqua!» o «Vendiamo stoffe irrestringibili, già bagnate». Lo spirito toscano fece persino diventare umoristico e simpatico un drammatico salvataggio di alcune suore anziane di un convento di San Piero a Ponti, che erano state raggiunte da alcuni coraggiosi soccorritori versiliesi: la corrente ancora impetuosa rendeva molto difficili le operazioni, stante anche la comprensibile paura delle religiose che dovevano calarsi da una finestra. Il drammatico salvataggio si risolse però in una scena umoristica, con i soccorritori che bestemmiavano a non finire e le suore a pregare. La vicenda si concluse però al meglio col salvataggio delle suore e, passate la paura e la tensione, con reciproche attestazioni di simpatia tra i protagonisti della vicenda. A Natale giunse in visita papa Paolo VI, che celebrò la messa di Natale nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Spero che non capiti mai più una simile tragedia…

Per non dimenticare mai, Vitty.

Fonte :https://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Firenze_del_4_novembre_1966

G

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

19 pensieri riguardo “54° anniversario alluvione di Firenze”

  1. Non si può dire, Vitty, che il tuo blog non sia molto vario e passa da un tema ad un altro, come nel caso corrente dove nel post precedente esalti giustamente la solidarietà ed in questo evidenzi la violenza, dalla quale giustamente rifuggi.

    In sintonia con te provvedo commentare il post sottostante pure se in ritardo. Buona serata a tutti.

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  2. Ben scrivi;Vitty, con riferimento alla nota alluvione di Firenze del 1966 “Migliaia di giovani e meno giovani volontari di tutte le nazionalità arrivarono a Firenze subito dopo l’alluvione per salvare le opere d’arte e i libri, strappando al fango la testimonianza di secoli di arte e di storia. Questa incredibile catena di solidarietà internazionale rimane una delle immagini più belle nella tragedia”

    Tale manifestazione di solidarietà balza in evidenza massima in quanto si vive oggi purtroppo in un mondo dove ognuno pensa a se stesso incurante degli altri, il che potrebbe determinare qualche reazione inconsulta, anche letteraria: infatti. il famoso mito della caverna di Platone potrebbe avere oggi uno sviluppo diverso.

    LO SCHIAVO RIBELLE

    Lo schiavo uscì dalla caverna e . . .
    oh, meraviglia! . . . vide la realtà:
    di corsa rientrò, e agli altri che
    stavano all’interno disse: ”E’ là

    . . . là fuori il mondo, e noi chiusi dentro
    ignoriamo tutta la bellezza
    di cielo e terra”. Ma non fece centro:
    nessuno gli credette, e con asprezza

    venne trattato, e lì tutto finì.
    Son io or quello schiavo . . . e veramente
    felice più non sto fuori, e così

    per quello che succede oggi la mente
    e il cuor mi spingono a rientrare lì
    per non uscire più . . . sicuramente!

    Oggi come si può non indignarsi
    dell’infelicità di tanti e tanti,
    e invece, adirati, incazzarsi
    di ciò che hanno ladri benestanti

    (politici corrotti e corruttori)
    e forte invidia aver per quella che
    fortuna viene detta? Senza errori
    di sorta può ben affermarsi, ahimè,

    che si tende soltanto a fare soldi
    in qualunque modo, e all’occasione
    arraffare e fare i manigoldi,
    per cui si fa normale corruzione.

    E fin che questa c’è non ci sarà
    fra gli esseri umani equità,

    giustizia, imparzialità,
    la decantata solidarietà,

    ( siccome quella che, come si sa,
    salvò a Firenze i libri anni fa,

    dall’acqua che invadeva qua e là,
    a destra e a manca, tutta la città),

    il che o prima o poi porterà
    a scorrere il sangue in quantità.

    Sta la salvezza sol nell’onestà:
    lo si comprenda, o tardi sarà!

    Nessuno può sapere se oggidì
    Platone approverebbe questo qui
    che vuol tornare indietro all’ “a” “bi” “ci”,

    più che andare avanti senza meta
    per un futuro che vieppiù inquieta
    per non tendere più a . . . “u”, “vi”, “zeta”.

    “Tu chiamala se vuoi” ( nuova canzone
    non certo di Battisti ) “depressione”,

    in quanto che . . . mi va o non mi va,
    avanza sempre più . . . bestialità,

    per non dire purtroppo . . . crudeltà.

    Che fossi troppo pessimista? . . . Bah!

    Comunque mi giustifica l’età,
    e ciò che voglio posso dirlo. Aaaah!

    Son “cazzi sua” per chi non ci sta,
    per chi alla cieca corre e non sa

    che ha il fuoco più velocità,
    che prima o poi lo raggiungerà,

    la sua coda di paglia aggancerà,
    ed in bragia fumante ridurrà.

    (Sergio Sestolla)

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  3. Come non darti ragione Sergio, quando a chiare lettere accorate ci ricordi

    “Oggi come si può non indignarsi
    dell’infelicità di tanti e tanti,
    e invece, adirati, incazzarsi
    di ciò che hanno ladri benestanti

    (politici corrotti e corruttori)
    e forte invidia aver per quella che
    fortuna viene detta?………….. ”

    E’ diventato quasi normale essere derubati da chi dovrebbe sostenerci e migliorare le sorti della nostra Italia. E’ diventato così normale che “loro” non si vergognano neppure più. Lo fanno quasi alla luce del giorno…tanto, così fan tutti, pare che dicano una volta presi con le mani nel sacco.

    Ed è grazie alla gente ” normale ” come te, come me, come la parte migliore dell’Italia, che riesce ancora a indignarsi e a tirarsi su le maniche quando c’è veramente bisogno della solidarietà di tutti per salvare qualcosa di grande. Così come è accaduto nella mia città tre anni fa, quando tanti ragazzi livornesi e pisani si unirono per liberare la città dal fango a causa di un piccolo alluvione che travolse la città uccidendo purtroppo una decina di persone. Che ci dona ancora un briciolo i speranza.

    L’alluvione che travolse Firenze fu una cosa inimmaginabile! Nessuno si immaginava che la bella Fiorenza, come la battezzarono in epoca medioevale, sarebbe stata travolta dall’Arno.

    I suoi inestimabili tesori architettonici racchiusi nei musei e i tanti monumenti , che l’hanno fatta diventare una tra le più belle città del mondo, quali il Duomo, Santa Croce, Santa Maria Novella, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti. E che dire dell’inastimabile valore dei lavori letterari e sculture e di geni del passato come Petrarca, Boccaccio, Brunelleschi, Michelangelo, Giotto, Cimabue, Botticelli, Leonardo da Vinci, Donatello, Lorenzo de’ Medici, Machiavelli, Galileo Galilei e Dante Alighieri,che rischiavano di essere perduti per sempre nel fango dell’Arno che era entrato nei musei sommergendo queste memorabili testimonianze del passato. Fu allora che la solidarietà ebbe la meglio su tutto. Ormai è storia quello che fecero ” gli angeli del fango ” . Partirono da tutte le parti d’Italia e del mondo. Vennero a ripulire , salvare Firenze dei suoi tesori dal fango, ridonandole bellezza e splendore.

    Sono molto legata a Firenze. Nelle mie vene scorre sangue fiorentino, il mio cuore è sempre lì, sui lungarni, sulle piazze e nel bellissimo piazzale Michelangelo, dove si può ammirare tutto lo splendore della città.

    E’ a questa solidarietà che scoppia all’improvviso quando c’è da aiutare, salvare una città, delle persone che improvvisamente sono travolte da qualche evento estremo, che ripongo la speranza che non tutto sia perduto in questo mondo.

    Ecco, io vorrei essere come lo schiavo che uscì dalla caverna e si meravigliò di quello che vide fuori, vorrei che le tue parole all’inizio dei tuoi versi, fossero la chiusura di speranza per tutti noi.

    Lo schiavo uscì dalla caverna e . . .
    oh, meraviglia! . . . vide la realtà:
    di corsa rientrò, e agli altri che
    stavano all’interno disse: ”E’ là

    . . . là fuori il mondo, e noi chiusi dentro
    ignoriamo tutta la bellezza
    di cielo e terra”.

    Speriamo che gli eventi non ci tolgano questa speranza…

    Ciao carissimo, permettimi di salutarti con questa meravigliosa canzone di Renato Zero che ho appena scoperto e che mi sembra un buon augurio per tutti noi.

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  4. A futura memoria di quella grandissima solidarietà che oggi si manifesta negli ospedali per questo stramaledetto virus (cfr. foto della infermiera che stremata appoggia la testa sul banco ancora con la pesante tuta protettiva) ecco il mio contributo, Vitty.

    NEGLI OSPEDALI
    AL TEMPO DEL COVID
    (Umanità e Solidarietà)

    Soltanto, sì, negli ospedali resta
    Umanità. Accanto ad ogni letto
    l’anima degli uomini si desta,
    e riemerge solidarietà.

    Possibile che solamente lì
    l’uomo ritorna uomo ed il compagno
    di dolore aiuta, e fa così
    spassionatamente assai un bagno

    d’amore e di vera fratellanza,
    che riscontro non hanno nella vita
    di ogni giorno, dove arroganza

    ed egoismo alligna e non t’invita
    nessuno al suo tavolo, e in più danza
    se qualche cosa a te non è riuscita?

    L’ossigeno lì pure uno storna
    da sé, pur se il fatto lo frastorna,
    per “ciao” dire . . . a chi a casa torna.

    (Cassandro)

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    1. Grazie Cassandro per le belle parole che hai dedicato agli operatori sanitari . E’ proprio vero, la solidarietà in questo periodo terribile è quasi tutto dentro gli ospedali. Perchè la gente fuori è incttivita. Lo ebbi già a sottolineare qualche post fa: questo covid fa uscire il peggio di noi. Sarà che siamo spaventati, esasperati, ma intorno vedo e sento tante persone rabbiose. E diamoci una calmata, che non sappiamo se arriviamo a domani!!!

      Cerchiamo di essere grati a chi si prende cura di noi

      Soltanto, sì, negli ospedali resta
      Umanità. Accanto ad ogni letto
      l’anima degli uomini si desta,
      e riemerge solidarietà.

      Io l’ho vissuta in prima persona questa umanità. Durante il periodo che sono stata ricoverata, ho ricevuto non solo cure mediche, ma anche tanti attestati di buona umanità.Utilissima come una medicina. Ebbe a dirmelo il medico di famiglia di mia madre anni fa :” tanto fanno le medicine, ma tanto fanno anche le parole di affetto e le attenzioni che un medico può rivolgere al suo paziente.”

      Parole sagge e vere che forse oggi qualche medico di famiglia…uno a caso..il mio… si è dimenticato!

      Desidero pensare a qualcosa di positivo, a quando questa pandemia sarà solo un brutto ricordo e allora torneremo felici ad abbracciarci!!!

      Ciao Cassandro caro, grazie per trovare sempre le parole che arrivano dritte al cuore !! ❤

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      1. La tua gentile e sentita risposta, Vitty, corredata da quello splendido video, mi porta a controrisponderti subito, non foss’altro che per attinenza al tema solidarietà/abbracci, in quanto proprio quattro giorni fa ho ricevuto un whatsapp da parte di un’amica, che, quasi anticipatrice del detto video, mi ha spinto ad intessere sullo stesso, composto di poche parole, la seguente composizione, che segue quelle tue altrettanto toccanti “Desidero pensare a qualcosa di positivo, a quando questa pandemia sarà solo un brutto ricordo e allora torneremo felici ad abbracciarci!!!”

        SICCOME TUTTI A FINE PANDEMIA
        (Inno alla speranza e alla rinascita)

        Mi ha scritto un whatsapp un’amica,
        già insegnante di Filosofia,
        dove rifulge tutta la sua antica
        professione. E sotto tale scia

        usa quattro, cinque, sei parole
        per illustrare il tristo rio momento
        del COVID, che ha reso scuro il sole,
        e nebbia ci ha portato e pioggia e vento,

        per questo impedimento ad avere
        contatti fatti di “carne ed ossa”,
        come ci fa benissimo sapere
        un noto ritornello ( 1 ). Una scossa

        vorrebbe dare lei, siccome tutti,
        a questa insolita situazione.
        Ciò che ha scritto, ecco in versi asciutti
        qui riproposto in modo di canzone:

        “Come ci siamo, ahimè, ridotti !
        Vorrei addormentarmi e sol svegliarmi
        — dovesse ciò durare mille notti —
        quando finiranno gli allarmi

        di contagio e morìa. Uscirò
        fuori, ben lieta, allora per la strada
        — e senza che a me stessa dica ‘Bada!’ —
        chiunque incontrerò abbraccerò”.

        (Cassandro)

        ( 1 ) “L’esercito del selfie” del duo Takagi e Ketra ( 2017)

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  5. E’ molto bello Cassandro quello che ti ispirato la tua amica filosofa ! E’ un pensiero, un desiderio che forse ci accomuna un po’ tutti….liberarci di questa pandemia e tornare a vivere come prima, anzi, mglio di prima. Perchè più consapevoli di quanto sia bello poterci toccare anche con una stretta di mano, un abbraccio! Mi mancano questi contatti, quindi capisco benissimo il senso di questi versi :

    ” “Come ci siamo, ahimè, ridotti !
    Vorrei addormentarmi e sol svegliarmi
    — dovesse ciò durare mille notti —
    quando finiranno gli allarmi

    di contagio e morìa. Uscirò
    fuori, ben lieta, allora per la strada
    — e senza che a me stessa dica ‘Bada!’ —
    chiunque incontrerò abbraccerò”. ”

    Ci arriveremo Cassandro ad un giorno bello come quello??? Ho tanta paura di no, ma spero con tutto il mio cuore di si!!

    Stasera non ho filmati ne’ canzoni di speranza per salutarti, ma desidero riportarti un piccolo brano di Erri De Luca tratto dal suo libro ” Il contrario di uno ” sull’importanza di potersi toccare, anche solo una mano!

    ” Allora la tua mano è stata la congiunzione e, la particella che sta tra due nomi e li accoppia più di abbracci e baci. La tua mano minuta serrata nella mia inutilmente larga, serrata a serratura chiudeva noi due dentro e tutti gli altri fuori. ”

    Con l’affetto di sempre…Ciao!! ❤

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  6. Si, però andiamoci adagio col “chiunque incontrerò abbraccerò”, da te, Vitty, completato alla grande con “ consapevoli di quanto sia bello poterci toccare anche con una stretta di mano”, il che lascia immaginare una certa foga, non peraltro perché io, un po’ intempestivo, in tempi non sospetti, ci sono passato, destando qualche perplessità, nata da un mio caloroso modo di fare e di dire, a seguito di una . . ..

    STRETTA DI MANO DECISA

    Ma che stretta di mano ben decisa!
    Fra il pollice e l’indice l’incrocio
    dà subito gran gioia, bene intrisa
    di bella volontà, e ciò l’associo

    con “Ah, che piacere di vederti!”
    “E’ tutto okkei?”, ed altri certi e incerti

    beneaugurati detti, e quindi . . . “E vai!”
    dico a me stesso, mentre a lei “Lo sai

    chè questo mattiniero bel saluto
    mi carica (e spero non sol me)
    per affrontare il giorno? . . . E’ un aiuto
    proprio insperato, amica mia . . . Ah se

    io ogni dì ti incontrassi il bruto
    mondo non temerei. Sappi che
    puoi trasformar la vita in un minuto.
    A presto, quindi! Ciao. Salute a te.

    Ah, di’ . . . quando ripassi da qui, neh?!”

    E lei decisa, in modo risoluto:
    “Che fooooga! . . . Questo mai era accaduto . . .
    Di’ tu, piuttosto . . . che ti sei bevuto?”

    Mannaggia! . . . Perché non son stato muto?!

    (Cassandro)

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    1. Secondo me Cassandro, è normale dare una vigorosa stretta di mano quando si incontra una cara amica o amico, che non si vede da tempo! E’ l’entusuasmo che abbiamo dentro che si trasmette in quel gesto che tanto mi manca, come lo stringere una mano!!

      Ma che stretta di mano ben decisa!
      Fra il pollice e l’indice l’incrocio
      dà subito gran gioia, bene intrisa
      di bella volontà, e ciò l’associo

      con “Ah, che piacere di vederti!”

      Il tutto accompagnato da un sorriso e parole di grande piacere per l’incontro appena fatto e l’auspicio che accada ancora presto.

      Peccato che l’amica tanto desiderata, smonti ogni ardore!!!

      ” E lei decisa, in modo risoluto:
      “Che fooooga! . . . Questo mai era accaduto . . .
      Di’ tu, piuttosto . . . che ti sei bevuto?”

      Mannaggia! . . . Perché non son stato muto?!”

      Be’ che dire..quando ci inconteremo spero sarai altrettanto felice ed io ti assicuro risponderò con lo stesso entusiasmo 🙂

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  7. Eh sì, prima o dopo doveva capitare, ovvio!

    Non lo vuole proprio capire, nonostante le “lezioni” che benevolmente gli faccio!

    Ho cercato in tutte le maniere — devi credermi, Vitty — di fare capire a Cassandro che non può agire con le donne con quel modo di fare o di dire che lui chiama eufemisticamente “intempestivo” o “caloroso”.

    “Calma, calma!”, gli ripeto in continuazione. Anche la stretta di mano è un’arte, un mezzo di seduzione lieve lieve che poi cresce e cresce!

    E che imparasse dalle donne che sanno ben esercitare tale arte!

    Lui no: lui insiste e quindi si becca, nella migliore delle ipotesi, il classico: “Ma che te sei bevuto?!”.

    Ben gli sta.

    Speriamo che la lezione gli sia bastata: meglio che tutto scorra in una anodina quasi muta indifferenza, lasciando la guida della “moto” di celentanaminiana memoria a chi sa guidare.

    O sbaglio, cara Vitty, o altra accorta commentatrice di questo blog?

    Ecco, ad esempio, così, tanto per restare al consueto saluto in oggetto di cui si godeva un dì . . . e di cui sembra doversi perdere memoria se non arriva presto un salvifico vaccino.

    STRETTA DI MANO CAREZZEVOLE
    (Su per il polso)

    Non stringi, amica, tu solo la mano,
    nello sfilarla infatti l’accarezzi,
    e l’indice poi sposti piano piano
    su per il polso e crei negli intermezzi

    del su e giù del dito fantasie
    di eros esplodenti . . . e nessuno
    degli altri se ne accorge: sono mie
    e tue soltanto — fine del digiuno? —

    le sensazioni che, ovvio speriamo,
    focose vie a noi apriranno.
    Si parte da un saluto ed arriviamo

    a intravedere cose che daranno
    di certo le delizie che cerchiamo
    con un trucchetto or . . . ma senza inganno.

    Come in Sistina . . . è bastato un dito
    e anch’io a vita nuova sono uscito,

    al par di Adamo, anzi più ardito,
    chè il tuo tocco è tocco da guaito,

    da mugolio per aver gioito.

    (Sergio Sestolla)

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    1. A mente fredda non sbagli caro Sergio, e indubbiamemte è così che dovremmo tutti comportarci. Mantenere un certo contegno con tutti…ma come si fa a fingere quasi indifferenza, quando il cuore ti batte a mille e sei felice della persona appena incontrata? La goia ti sprizza da tutti i pori e la voglia di stringere qualla mano con enfasi, ti fa dimenticare la prudenza.

      Però è anche vero che ci sono dei luoghi , situazioni , dove mantenere l’aplomb, non solo è consigliato, ma è obbligatorio…

      Quindi è più che giusto fare l’indifferente mentre si riceve una stretta di mano così sensuale…

      “Non stringi, amica, tu solo la mano,
      nello sfilarla infatti l’accarezzi,
      e l’indice poi sposti piano piano
      su per il polso e crei negli intermezzi

      del su e giù del dito fantasie
      di eros esplodenti . . . e nessuno
      degli altri se ne accorge:”

      Anzi, posso assicurarti che diventare silenziosi complici di un contatto così particolare colmo di allettanti promesse, lega e coinvolge più di mille parole…

      ” le sensazioni che, ovvio speriamo,
      focose vie a noi apriranno.
      Si parte da un saluto ed arriviamo

      a intravedere cose che daranno
      di certo le delizie che cerchiamo
      con un trucchetto or . . . ma senza inganno. ”

      Ah, quante cose si possono dire con un semplice gesto…tipo : Volevo dirti che ti amo?

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  8. Certo che ne devi avere di pazienza, Vitty, per leggere senza scomporti i commenti di quel criticone di Sestolla!

    Per fortuna e bravura sai evitare le sue malignità (che invidioso!), e rispondergli a tono, dando ragione a me per essere stato quel giorno un poco intempestivo ( “ma come si fa a fingere quasi indifferenza, quando il cuore ti batte a mille e sei felice della persona appena incontrata? La goia ti sprizza da tutti i pori e la voglia di stringere quella mano con enfasi, ti fa dimenticare la prudenza”).

    Sulla “Stretta di mano” ho tanto scritto anche in passato, in quanto, lui non lo sa ma a te lo dico, Vitty, mi sono sempre interessato di semiotica, e fra i fenomeni di significazione la stretta di mano è un capitolo particolare per trovare quel qualcosa che rinvia a qualcos’altro (se Sergio non sa leggere che ci posso fare?).

    E’ molto costruttivo lo studio dei segni e il trovare il modo in cui questi hanno un senso!

    Non so se ricordi, ma alcuni anni fa inviai questa breve composizione, che se non disturba ripropongo, anche perché si adatta al tuo “è anche vero che ci sono dei luoghi, situazioni , dove mantenere l’aplomb, non solo è consigliato, ma è obbligatorio…)

    PICCOLA STRETTA DI MANO

    Ciò che in un anno o due non succede
    in un attimo accade . . . abbi fede! . . .

    e pure che purtroppo può svanire
    al tempo stesso il tuo bel trasalire.

    S’è sciolta la tua mano nella mia,
    che non è certo molto grande, ma
    la tua qui si è svanita, fantasia
    vorrebbe “come sabbia”, proprio là

    a bordo riva, che nel pugno chiusa
    via via nell’acqua scorre insieme ad essa
    e non ti lascia nulla con la scusa
    che lei non ti appartiene. Tu l’hai messa

    con moto incerto e delicato assai
    dentro la mia e l’hai lasciata fino
    a quando l’ho tenuta. Immaginai
    io nel lasciarla come se il destino

    mi avesse all’improvviso dato tanto,
    ma sol per un minuto, e poi ‘basta!’.
    Inebriarsi a volte è soltanto
    uno sfiorare appena mano casta . . .

    Tu non lo sai che potenza hai
    quando saluti e la mano dài.

    Ma quanto fu con te buona Natura,
    mia studentessa di Architettura.

    (Cassandro)

    Seguita, ad una certa distanza di tempo, da quest’altra, forse un poco troppo lunga, che, guarda tu, sembra ispirata dal tuo “posso assicurarti che diventare silenziosi complici di un contatto così particolare colmo di allettanti promesse, lega e coinvolge più di mille parole…”

    INTESA SILENZIOSA
    (Ballata circolare)

    ( Lui )
    La tua stretta di mano è . . . fatata:
    la mia stringi e lasci la tua lì
    perché la lisci io mentre posata
    sta tutta nel mio palmo . . . E così

    io l’accarezzo, e lei buona buona
    si fa strusciare, ed un brivido nasce
    e si dilata in me, e in cuore suona
    dolce melodia, e in ciò si pasce.

    Che bello, ah, l’incontro dei due palmi,
    quel minimo sfiorarsi delle dita,
    mentre fingiamo di restare calmi,

    mentre dei cinque sensi ognun ci invita
    a esercitarlo e no a cantare salmi,
    chè Eros è motore della vita!

    “Ciao” . . . “Ciao” . . . “Come stai?” . . . “Qua la mano”
    . . . “Uh, come è fredda” . . . “Come è calda, strano!” . . .
    e, tac! . . . ci si incontra piano piano

    in questa danza che ci fa vibrare
    nonchè idealmente abbracciare
    al suon di una ballata circolare:

    “Io tocco te che tocchi me che tocco
    di nuovo te”, come un girar risotto,
    o crema da spalmare su un biscotto.

    A volte mi domando: “Fossi io
    che vedo Dio laddove non c’è Dio?
    . . . che senza alcuno ‘Start’ prendo l’avvio?

    E penso mio ciò che non è mio?”
    Ma il silenzio fra noi è scampanio!

    ( Lei )
    Quando tu stringi la mia mano ho
    la sensazione che sopra il mio volto
    la passi tu . . . non è un brivido, no,
    né una scossa elettrica, ma molto

    molto di più, e pure molto meno:
    ha il fruscio dell’ape sopra il fiore,
    lo scorrere del vento sopra il fieno,
    ma pure l’esplosione di un furore,

    ed un eccitamento senza pari.
    Però non si compensano i contrasti
    e l’uno non annulla l’altro . . . chiari
    appaiono i cieli, ma nei vasti

    spazi d’azzurro strepitano i tuoni
    e vanno a zig zag le saette.
    Magia così, a volere esser buoni,
    in mano tua la Natura mette.

    Ah, che darei perchè provassi tu
    questi sentimenti, e quindi giù
    ci dessi! . . . Ed io direi “Di più, di più . . .

    la mano solo non accarezzare . . .
    per un momento, su’, lasciala stare,
    chè tutta a te mi voglio, amore, dare,

    tutta, ma tutta!” . . . Ciò puranco se
    di questa stretta mi accontento e . . .
    con la mia fantasia mi unisco a te,

    sicchè la mano nella tua scordo,
    e tu in un immaginario accordo
    ben bene la trattieni, palmo e bordo.

    Ed in silenzio qui il labbro mi mordo!

    (Casandro)

    Torno a chiedere scusa per essermi dilungato tanto, ma pur devo rispondere a “chello llà”. anzi, per evitare che abbia a malignare dicendo che ripropongo vecchie poesie, se mi concedi un altro po’ di spazio ne presento un’altra, sullo stesso tema, inedita, sperando che scorra liscia liscia-.

    STRETTA DI MANO LISCIA

    Che fai, la tua mano me la lasci
    dentro la mia e non la ritiri?
    . . . e di sensualità leggera fasci
    il palmo e le dita? . . . Ah, che mi ispiri!

    Mi metti in imbarazzo . . . Come faccio
    ad allargare quella mia in modo
    da liberare quella tua? . . . Di ghiaccio
    non sono fatto, e quindi in un nodo

    le due mani restano intrecciate
    muovendosi i-m-p-e-r-c-e-t-t-i-b-i-l-m-e-n-t.e
    mentre le nostre anime incantate

    si fondono . . . A pensarci è quasi un niente
    una stretta di mano, e invece ondate
    di empatia invia dolcemente.

    . . . E fosse solamente empatia!

    A volte è da lì che parte il via
    per svolte decisive . . . E così sia!

    Davanti a un quadro avvenne tutto ciò
    in una Galleria, dopo un “Oh . . .

    ci si rivede!” . . . Fu il Caso o no?

    E se fu il Caso lo ringrazierò!

    (Cassandro)

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    1. Cassandro, da quello che ho letto, capisco che sei un vero esperto di strette di mano! Sarà il tuo studio sulla semiotica, o le varie esperienze di situazioni, ma certo in questo campo sei una voce autorevole ( che Sergio non se ne abbia a male ) da ascoltare con rigoroso rispetto 🙂

      Peccato che per molto tempo dovremo solo fantasticare su questi saluti che prima erano all’ordine del giorno!!

      Però mi fa ben sperare l’inizio della ” Piccola Stretta di Mano ”

      “Ciò che in un anno o due non succede
      in un attimo accade . . . abbi fede! . . .”

      Spero un giorno di sentirti dire :

      ” Tu non lo sai che potenza hai
      quando saluti e la mano dài. ”

      E’ attraverso la stretta, che si cerca di trasmettere il piacere ( e pure la noia, l’avversione ) verso la persona che ci tende la mano…

      “Ciao” . . . “Ciao” . . . “Come stai?” . . . “Qua la mano”
      . . . “Uh, come è fredda” . . . “Come è calda, strano!” . . .
      e, tac! . . . ci si incontra piano piano

      in questa danza che ci fa vibrare
      nonchè idealmente abbracciare
      al suon di una ballata circolare:”

      E sempre attraverso il tocco delle mani, si può manifestare amore…e questo Sergio lo saprà benissimo, l’avrà ben vissuto anche lui!

      ” le due mani restano intrecciate
      muovendosi i-m-p-e-r-c-e-t-t-i-b-i-l-m-e-n-t.e
      mentre le nostre anime incantate

      si fondono . . . A pensarci è quasi un niente
      una stretta di mano, e invece ondate
      di empatia invia dolcemente. ”

      Troppo belli e veri i tuoi versi, mi sa che li rileggerò spesso nell’attesa che questo bruttissimo momento scompaia… ti saluto con un bravissimo Rino Gaetano ” a mano a mano”

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