Tu o Lei?

Io non so voi, ma a me sentirmi dare dal tu dalle persone che non conosco mi da parecchia noia. In special modo quando entro in un negozio e prima di chiedere mi guardo intorno, Sentirmi apostrofare con un ” hai bisogno di qualcosa? Ti posso aiutare? “

Ecco a me monta subito la mosca al naso! ” Bimba- mi verrebbe voglia di dirle – ma chi sei, ma quanta pappa hai mangiato con me? – Invece mi trattengo e con la voce più fredda e impassibile possibile, le rispondo ” Do’ un’ochiata in giro, quando avrò deciso La chiamerò ” Io le do del lei guardandola dall’alto in basso. Sperando che capisca… ma cosa vuoi che capiscano queste sciacquette!!! Dopo pochi minuti risiamo daccapo, lei col tu, io col lei.

Sarà che me l’hanno ben insegnato a sua volta che il lei è segno di rispetto. Non si da alle persone che non si conoscono. Il tu è una forma amichevole, vuol dire che c’è amicizia, conoscenza, una certa familiarità.
Anch’io ho fatto la commessa e non mi sarei mai permessa di dare del tu ad una cliente!
Ricordo che il mio principale, il bravissimo e indimenticabile Giuseppe Mondanelli, ci ripeteva spesso a me e all’altra commessa ” mancanza di rispetto, licenziamento in tronco e senza liquidazione “ Sì…vallo a dire oggi a queste ragazze. Col tu ci si prendono subito troppe confidenze; si stabilisce una complicità che non è supportata da alcuna esperienza od obiettivo comune. Per non parlare dell’obbrobrio di scolari e studenti che a scuola danno del tu ai docenti e magari li chiamano anche per nome: quanto di più diseducativo esista al mondo.
Impossibile fargli capire che non siamo tutti amici, non siamo tutti fratelli, il mondo è pieno di persone da prendere con le pinze, in primis noi stessi.
Oggigiorno il Tu è molto diffuso perché forse è idea comune che il Lei sia un eccesso di formalità, in realtà si parla di rispetto. Altri sostengono che l’uso del tu sia riconducibile alla voglia di sentirsi giovani e di utilizzare un linguaggio più democratico e trasversale, forse però bisognerebbe ricordare che l’accoglienza e la partecipazione si fanno con le azioni e non con i pronomi.
Va bene usare il Tu con amici e colleghi e attenzione non perchè non si rispetti ma perchè c’è anche una certa familiarità; ma con una persona appena conosciuta o è sempre meglio utilizzare il Lei, fino a quando questa non voglia passare al Tu. Questo passaggio è cruciale: da quel momento cambieranno i ruoli e le conversazioni.
Il Lei è si usa per cortesia. Ma anche per dimostrare rispetto verso l’interlocutore.
La forma del Tu è colloquiale e si utilizza tra persone che hanno confidenza tra di loro, oppure tra persone che – di reciproco accordo – stabiliscono una relazione di parità.

Il tu lo accetto volentieri quando incontro qualcuno con il cane. Noi padroni di cani, ci munisce la passione per l’animale che ci permette subito di passare alla familiarità. Perchè su per giù, abbiamo gli stessi problemi-

Invece ai miei vicini di casa che conosco ormai da anni, vige il darsi del Lei. Perchè c’è si familiarità, ma fino ad un certo punto.

Anche qui nel blog mi va benissimo il tu. Però di fuori, non mi permetterei mai di dire quello che dico qua, di prendermi anche le stesse confidenze che mi prendo con Voi!!!

E a voi, che effetto vi fa essere apostrofati con il tu da persone sconosciute e magari anche più giovani di voi?

Curiosamente vostra, vitty.

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

23 pensieri riguardo “Tu o Lei?”

    1. Io faccio come te ma per timidezza. Gli svedesi si danno del tu. In Italia, ho imparato, esistono grandi differenze regionali. Conta anche l’età delle persone, o la tradizione dei vari circoli (ivi compreso il Club dei Cinofili) o quella delle situazioni. Basta non formalizzarsi troppo, direi (soprattutto a me stesso).

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      1. In Italia Cesare c’è tanta maleducazione. Non conosco la lingua svedese ( è difficilissima ) e non so se nella loro grammatica il tu è previsto. Da noi c’è l’imbarazzo della scelta, dal tu, al lei fino al voi che però si usa di più al sud. Anch’io non mi formalizzerei, ma non sopporto la maleducazione e la supponenza. Atteggiamenti questi, piuttosto frequenti ahimè da noi!!!

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  1. Anche a me il tu a prima vista da un po’ fastidio e anche io continuo ad usare il lei per rimarcarlo. Ma temo sia una cosa legata all’età….qualche anno fa mi faceva strano il contrario, quando magari un adulto mi dava del lei. Ad esempio, sembrerà strano visto l’ambiente, nel calcio con l’arbitro si usa il lei. E mi ha sempre fatto strano quando giocavo che un adulto mi si rivolgesse in quel modo. In ogni caso, come in tutte le cose, est modus in rebus! Ad esempio fra colleghi di ufficio il lei lo trovo abbastanza insopportabile, mentre come dici anche tu, fra noi “canari” il tu parte immediatamente! Ciao Vitty, buona giornata

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    1. Anche a me, quando andavo alle superiori mi pareva strano che mi dessero del lei e mi chiamassero ” signorina” Figuriamoci se qualcuna di noi si fosse mai azzardata a dare del tu ai profesori!!! Ma del resto la mia generazione è quella del lei per le persone sconosciute e più adulte di noi. Ricordo però la grande emozione quando con una persona che conoscevo da anni,alla quale avevo sempre dato del lei, si passò al tu. Mi sentii imbarazzatissima e felice nelle stesso tempo…

      Questo quando le parole, usate bene, significavano ancora qualcosa! 🙂

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  2. Non sono un difensore del tu a tutti i costi, ma lo preferisco in diecimila frangenti..anche con i clienti, al lavoro, con persone con le quali si intrattiene subito un minimo di discorso.. diciamo che mi adeguo molto serenamente.. mi dai del tu, ok, anche io.. fa parte a volte di un meccanismo che propende all’eventuale dialogo, non vuole essere maleducato ne’ invasivo..ma solo colloquiale. Ammetto che di rado prendo io l’iniziativa, se la linea è quella del lei, la perseguo senza problemi.. sono accomodante.. 😉

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    1. No, niente blogspot! Ho dovuto iscrivermi per poter lasciare i commenti a Pacandrea. Volendo c’è l’applicazione che ti consente di lasciare il tuo vero indirizzo. Ma Andrea ha messo quello che solo quelli di blogspot possono commentare. Comunque l’importante è che tu sia arrivato e ti ricordi l’indirizzo. Ciao!!

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  3. Non ci faccio nemmeno più caso, dato che le” nuove generazioni” hanno adottato il “TU” senza alcun riguardo alla persona che hanno di fronte.
    A dire il vero a me non da fastidio, a meno che il “tu” non sia usato in forma ironica o di scherno.

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  4. Ah, finalmente è passato il 21 febbraio, Vitty!

    A differenza della festeggiata “primavera a mare”, che ce n’è una ogni anno e sempre fa lieti gli occhi dei pescatori e no, come già è stato detto, il passaggio “dal tu al lei” capita solo una volta e poi stop (anche nelle commedie: non sai che ricerche ho dovuto fare per trovarne una!), e quindi ora non ci saranno — come musicalmente può avvenire per la gioia di Amfortas — “variazioni sul tema”.

    Ed in più tale passaggio avviene a senso unico perché l’iter è sempre lo stesso: dalla donna all’uomo imbranatello (salvo che lo faccia per scena!).

    Pure il motivo lo sai benissimo, Vitty, e lo hai pure scritto nel sottostante post: “poiché oggi le donne madonne non sono” l’iniziativa viene sempre presa da lei. In genere lui, premettendo un finto “scusa”, può lanciare l’amo, ma sta a lei se abboccare o no! Non mi risulta, peraltro che quello sia stato mai rifiutato.

    E quindi, sperando che non sorga noia nel leggere qualcosa ambientata ancora in zona marina ( in genere genere si scrive quando non si lavora e questo avviene in particolare nel periodo estivo delle ferie), e che scappi qualche sorriso distraente rispetto alle notizie in Tv, ecco . . .

    COLORITO LUNARE

    (Lui)
    — “Bene arrivata! . . . Il mare la aspettava
    (e non soltanto lui!) . . . Come va?”
    (Lei)
    — “Un po’ in ritardo . . . Non son stata brava
    si vede, ehm . . . Comunque, eccomi qua!”

    (Lui)
    — “Ma ‘l’importante è esserci!’ . . . Non è
    frasetta da spiaggia: è sol per dire
    che mi fa tanto piacere che . . . . .
    che lei sia qui . . . E per riuscire

    a dirlo uso frasi complicate”.
    (Lei)
    — “Ma ad effetto, a quanto pare, e pure
    gradite. ‘Grazie’ quindi! . . . Che giornate
    finora avete avuto? . . . Vedo scure,

    e molto, tutte le amiche mie,
    mentre invece io . . .”
    (Lui)
    — “Che dice mai?! . . .
    okkei, non è Belen: le manie
    lasciamole alle altre! . . . Bene stai

    . . . Oh, scusa il tu!”
    (Lei)
    — “Ma quale ‘scuuusa’! Di’ . . .!”
    (Lui)
    — “Dicevo, e non sol per confortare,
    che . . . tu stai bene, e molto, anche così:
    io l’amo il colorito . . . un po’ lunare”.

    (Lei)
    — (Risata) “Grazie!”
    (Lui)
    — “Ma non c’è di che!

    . . . Ciao, ci vediamo!”
    (Lei)
    — “A questa sera, eh!”

    (CASSANDRO)

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    1. Per fortuna sulla spiaggia le notizie non arrivano, così è molto più semplice essere distraenti con le persone amiche. In special modo quelle che non si vedono da tante tempo, e quindi è un enorma piacere ritrovare una persona cara, ancora non abbronzata ma chiara come la luna!

      Ed è tutto un fraseggiare, sorridere, sperare di rivedersi nel corso dei giorni….

      Poi arriva ” involontario ” il tu e la cosa è fatta…

      ” . . . Oh, scusa il tu!”
      (Lei)
      — “Ma quale ‘scuuusa’! Di’ . . .!”
      (Lui)
      — “Dicevo, e non sol per confortare,
      che . . . tu stai bene, e molto, anche così:
      io l’amo il colorito . . . un po’ lunare”.

      (Lei)
      — (Risata) “Grazie!”
      (Lui)
      — “Ma non c’è di che!

      . . . Ciao, ci vediamo!”
      (Lei)
      — “A questa sera, eh!””

      Poi cala la tela perchè non si sa quello che potrà accadere la sera, complice la luna….

      Grazie Cassandro per essere sempre presente con le tue gentili amiche! 🙂

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