La storia delle scarpe!

Dato che le feste sono terminate e che almeno per me non sono state un granchè…mi è vcenuta voglia di stare con voi scrivendo qualcosa su….che ne dite se parliamo di scarpe?

In fondo sono la prima cosa che ci infiliamo la mattina…. l’oggetto che ci permette di camminare dove a piedi nudi sarebbe impossibile o almeno doloroso. Ci protegge, ci riscalda, è una via di mezzo tra la dimensione fisica del nostro corpo e quella interna dei nostri pensieri, perché prima di camminare bisogna pensare dove andare, ( ora andiamo poco lontano, ma torneranno i tempi in cui viaggeremo di nuovo!) per questo le nostre scarpe parlano di noi, dei nostri gusti, dei nostri piani, di chi siamo o di chi vogliamo essere, insomma, sono una estensione del nostro essere.

Credo che la storia della scarpa sia vecchia quanto l’uomo. Già in epoca preistorica il bisogno di coprire e proteggere i piedi fece nascere scarpe primitive fatte con suole di fibra vegetale o con pelli non conciate e legate al piede con un sistema di lacci dello stesso tipo. Le prime testimonianze grafiche di calzature indossate dall’uomo risalgono a circa 15.000 anni fa, su dipinti rupestri spagnoli.

L’esemplare di scarpa più antico mai rinvenuto, e in buono stato di conservazione, risale al 3.500 A.C. ed è stato trovato in una caverna dell’attuale Armenia. Si tratta secondo gli studiosi di una scarpa da donna, numero 37 e mezzo, formata da un unico pezzo di pelle bovina, allacciata nella parte anteriore e in quella posteriore con una cordina di cuoio.

Tra le civiltà antiche, gli egizi avevano già assegnato alla calzatura un carattere simbolico facendone un tratto distintivo del rango rivestito nella società. Il popolo per la maggior parte camminava scalzo mentre le classi sociali più elevate indossavano le calzature. La carica onorifica di “Portatore di sandali” spettava ad esempio al seguito di faraoni e nobili.

Questi sandali, calzatura tipica dell’antico Egitto e delle civiltà mesopotamiche, avevano in genere una suola in cuoio, legno, giunco o foglie di palma intrecciate e assicurate al piede tramite il sistema dell’infradito.

Sumeri, assiri e babilonesi crearono poi nuove tecniche di concia adornando le calzature con decorazioni di tipo anche metallico. E sempre gli assiri realizzarono veri e propri stivali alti al ginocchio per cavalcare e per guidare i carri da guerra. Praticamente è a loro che dobbiamo dire grazie quando indossiamo i nostri stivali!!!!

Le calzature erano rosse per i nobili e gialle per la classe media.

Ma fu con gli antichi greci che la storia della scarpa cominciò ad assumere forme e modelli base poi tramandati nei secoli successivi. Inventarono il sandalo con la suola di cuoio o di legno e le tipiche strisce di pelle. Inventarono stivaletti da donna da viaggio o da caccia alti fino a mezza gamba.

Anche i romani adottarono tecniche di concia delle pelli simili a quella dei greci, etruschi e galli che prevedevano l’uso di materie grasse, prodotti vegetali e allume e anche per loro il tipo di scarpa divenne presto simbolo dello status sociale di chi le portava. I Calcei erano suole senza tacco con tomaie in pelle che avvolgevano tutto il piede ed erano prerogativa dei nobili. I Calcei senatorii erano neri e indossati solo dai senatori romani, quelli rossi invece erano portati dalle più alte cariche civili. Nelle cerimonie dei patrizi i Mullei avevano una suola molto spessa per alzare la statura.

L’antico popolo germanico dei franchi inventò la la calzatura detta à la Poulaine con punta lunga, pari alla metà del piede. Le Poulaines inizialmente potevano essere indossate dai soli nobili, quando la lunghezza aumentò furono emanate norme che ne fissavano le diverse dimensioni per nobiltà, borghesia e popolo.

Ecco perchè si dice che il rango di una persona si riconosce da quali scarpe indossa!!!! Forse valeva una volta…ora non credo ci siano più queste distinzioni di classe!!!

In Olanda andavano di moda gli zoccoletti vengono realizzati con legno di pioppo, salice, acero o olmo. Li usavano per fare i lavori pesanti e spesso erano abbelliti con vari colori. Immaginiamo non sia la scarpa più comoda a cui si possa pensare, ma è sicuramente qualcosa di diverso; tanto che il mondo dell’alta moda li usò nel 2010
nelle sfilate.

Anche i francesi indossavano gli zoccoletti ma erano molto meno raffinati. Erano color legno e venivano usati dalle classi sociali più basse per fare i lavori pesanti.

Con il passare dei secoli, la scarpa si accolla sempre più, in un ritorno al passato, quando arrivano i cavalieri nel 1600. Diventano molto popolari in Europa gli stivali di cuoio o stoffa, quelli con la fibbia laterale. Oggi sono chiamati ‘gli stivali dei pirati’.

La seconda metà del 1600, nel mondo della storia delle scarpe, è sinonimo della nascita di un modello che continua a fare storia. Sono le prime ‘Oxford’ ― le francesine ― che prendono il nome dall’omonima prestigiosa università britannica di Oxford, appunto. In America, la scoprono ben duecento anni dopo.

Nel 1700 arrivano i tacchi vanno di moda le scarpe alte, vicine agli aristocratici del tempo, perché le portava il re di Francia Luigi XIV di Borbone. Chi si poteva permettere di indossare scarpe col tacco è ricco. E tutti lo devono sapere. Con il tempo, uomini e donne le metteranno indistintamente.

Alla fine del 1800 dalla Mongolia arrivano gli stivali per andare a cavallo, per gli americani Cowboy diventeranno indispensabili anche per chi vorrà ispirarsi allo stile ‘Western’ Servono sì per domare gli animali, ma anche per camminare lungo le strade statunitensi con disinvoltura.

In Cina, si adottano pratiche molto dolorose per non favorire la crescita dei piedi delle ballerine dell’alta borghesia fin dall’infanzia. Dalla danza orientale alla moda mondiale il passo è breve.

Il Dopoguerra segna l’apertura e lo sfogo di moltissimi stili nel mondo della moda. Si esce da un periodo molto buio, povero e certamente non di sfarzo. La gente ha ora voglia di esprimersi e sentirsi libera. Negli anni ‘70 nel mondo della moda la distinzione tra moda uomo e donna è molto labile.

gli Ungari (antenati degli Ungheresi) consideravano le scarpe simbolo erotico femminile per eccellenza, e per i feticisti quelle col tacco a spillo divengono una sorta di perversa divinità. Possono essere anche una droga: «shoesolik» si chiama negli Stati Uniti il disturbo di chi ha più di 60 paia di scarpe, una dipendenza nel senso letterale del termine; vi sono persone che nelle loro case hanno un’intera stanza dedicata esclusivamente alle scarpe.

Anche le nostre scarpe da ginnastica le sneaker risalgono alla fine del XVIII secolo, prima di allora, esistevano delle scarpe da ginnastica con la suola in gomma chiamate Plimsoll, ma erano piuttosto rozze; ma Intorno al 1892, la US Rubber Company inventò la sneaker con una suola in gomma più comoda e con la parte superiore in stoffa, chiamate Keds, che sono ampiamente considerate come le prime sneaker prodotte in serie. Questa tipologia di scarpe veniva chiamata sneakers perchè prima che le scarpe fossero realizzate con suole in gomma avevano un fondo solido, quindi erano piuttosto rumorose quando si camminava, mentre con la suola in gomma , non si emetteva più nessun suono, rendendo molto facile “sneak”, ovvero sgattaiolare qua e la senza essere notato.

Quanta bella storia vero, hanno le nostre scarpe? E quanta strada hanno percorso prima di arrivare fino a noi!! Oggi con le scarpe ricordiamo anche il 25 novemmbre le vittime dei femminicidi, purtroppo un fenomeno che è sempre attuale.

Vi saluto con una citazione che ho trovato in rete ma di cui non conosco l’autore :

” Quando qualcuno giudica il tuo cammino, tu prestagli le tue scarpe!”

penseriosamente vostra, vitty.

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

21 pensieri riguardo “La storia delle scarpe!”

  1. Io ricordo la moda delle scarpe maschili anni ’70, con la punta stretta.
    Era un totale controsenso: il piede si allarga in punta, mica si restringe. Ed io avevo male ai piedi ogni volta che le indossavo.
    Tipo queste:

    Quanto meglio stavo con le clarks, per capirsi!

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    1. Oh, si che ti capisco!!! Anche per noi donne sono usate le scarpe con un poco di tacco e la punta lunghissima….una vera tortura indossarle!!!! Meglio, molto meglio le scarpe da ginnastica!

      Volevo chiederti come hai fatto a pubblicare l’immagine nei commenti. Se non è troppo complicato me lo spiegheresti per favore? 🙂

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  2. Io non butto le scarpe se le posso ancora utilizzare, anche se sono mezze rotte. Da ciò deriva che ho diverse paia che stanno lì lì dal finire nel secchio ma ancora reggono. Quindi sembra che io abbia svariati modelli ma in realtà posso contare solo su poche! Cultura del risparmiatore… 😉
    La domanda è d’obbligo: tu quante paia di scarpe hai? Verità! 😉

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    1. Giordano non ne ho moltissime!!! Scarpe col tacco a spillo neppure una! Sono una patita degli stivali…ce l’ho di tutte le razze….alti bassi, con le fibbie e le stringhe.

      E molte scarpe da ginnastica di tanti colori che abbino ( ti proibisco di ridere) al cinturino dell’orologio. Per gli stivali abbino le borse e l’orologio. ( anche per le borse ho una vera passione )

      Però non faccio come te. Quando le scarpe si sciupano, le butto…

      Invece quando ero piccolina, mi venivano passate le scarpe di mia sorella più grande e quando cominciavano a starmi piccole venivano tagliate in punta diventando così quasi dei sandali.

      Vedi che nelle scarpe c’è anche la nostra storia!!! 🙂

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      1. Interessante. Sì, c’è la nostra storia… Alcune persone per esempio consumano una parte della scarpa più di un’altra… Oppure ci sono scarpe che rompiamo in un dato momento della nostra vita…

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  3. Hai colto un mio interesse, sono molto attento alla fattura delle scarpe che scelgo.
    Vince il calzolaio della borgata mi giudica dopo la mia scelta quando esibisco le mie compere.
    Robaccia spesso mi dice usale alla svelta e buttale ti rovinano i piedi e la camminata.
    Prende le misure con due bastoncini a piedi scalzi, lunghezza e larghezza del piede e poi
    – ripassa tra 10gg per la prova
    dopo 15 giorni sono pronti, un centone per gli scarponi leggeri, ma compreso almeno 7 caffè, 5 bicchieri di vino con aperol come aperitivo…
    Ci posso stare.
    In ciociaria ho comprato le ciocie fatte coi ritagli di copertoni di macchina, comodissime e infinite nell’usura.
    Ma dove ti vengono in mente certi temi Vitty?

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    1. Sono davvero contenta Andrea che l’argomento ti sia piaciuto!!! Io sono una gran curiosona e non mi stanco di imparare su qualsiasi argomento! Questo me l’ha suggerito mia figlia che ha visto qualcosa in tv sull’argomento scarpe che l’ha molto interessata.

      Così non mi è rimasto altro da fare che darmi alla ricerca sulla storia delle scarpe. E ce ne sarebbe ancora tanto da scrivere- Ma i post troppo lunghi stancano e quindi ho preferito circoscrivere le notizie.

      Fortunato te che hai un calzolaio che te le fa su misura!!! Quelle si che saranno scarpe comode e belle!!!

      Ciao caro Andrea, e sii prudente con la moto!!! 🙂

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  4. In punta di piedi, cercando di non fare rumore, lascio il precedente post sulla poetica del poeta da te scoperto Erich Fried — dove ci siamo esercitati a considerare le sue poesie una spinta a presentarne altre sullo stesso argomento — per intervenire sia pure in ritardo su questo post dedicato a quegli ‘aggeggi’ che hanno di fatto (e per necessità) spinto ad iniziare la marcia verso la civiltà, i primi ominidi, fino al momento di attuale ( ad essere sincero non credo che le attuali miriadi di calzature femminili siano tutte di un gusto a me vicino!)

    Comunque, sulla storia delle calzature ora grazie a te, Vitty, ne sappiamo un po’ di più, specialmente io che in materia sono un attento osservatore dato che da queste, pur prensendola alla lontana, ho tratto a volte delle conclusioni, non so quanto condivisibili, anche su un temibile comportamento finale delle donne!

    SCARPETTE E PIEDINI

    (Lui)
    — “Stare sopra quei tacchi . . . una tortura
    credo che sia! . . . Altro che piacere! . . .
    Ma non t’accorgi che la fregatura
    tu te la pigli se devi tenere

    in scarpa stretta un passo vellutato
    ed aggressivo, come di pantera . . .
    senza far trapelare il tuo stato
    di sofferenza atroce, acuta, nera.

    E attenta a non cascare a faccia in giù!
    Esci perciò da quelle scarpe strette! . . .
    faranno il piede tuo come un bijou . . .

    nonchè te sexy con quel tacco sette . . .
    però la libertà vale di più:
    donna, questa comincia dalle fette!”

    ° ° °
    (Lei)
    — “A casa questo . . . fra le quattro mura,
    dove nessuno sa di tua fattura!

    Ma fuori no! . . . Tu qui devi tenere
    un piede da entrare in un bicchiere

    o in piccola scarpetta di cristallo,
    uguale a quella che fu persa a un ballo.

    Se fosse stato il suo come una sventola
    . . . e quando si sposava Cenerentola?

    E aggiungi poi . . . sotto il tavolino
    potrei con un piedone far . . . piedino?

    Ovvio che no! . . . Perciò affusolato
    io debbo averlo in sandalo scollato

    . . . e alto . . . e qui tenerlo stretto stretto
    perchè faccia sugli uomini effetto.

    E quindi andare, e spander la malia
    delle donne ondivaghe per via,

    slanciate . . . e snelle tanto . . . all’apparenza.
    Ma dimmi tu se ciò non è demenza!

    Che fai? . . . Taci? . . . Più non me lo chiedi
    perchè gli uomini tratto un po’ coi piedi?”

    (Cassandro)

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    1. Cassandro, siete fortunati voi uomini a non avere queste pretese di portare tacchi alti e scomodissimi, solo per uno sguardo ammirato in più. Comunque gira voce che con i tacchi molto alti, non si debba camminare molto, al massimo una può spostarsidall’ascensore all’auto, dall’auto all’ingresso, dall’ingresso a una sedia, dalla sedia al buffet e così via per tornare a casa. Insomma coi tacchi alti, vale il km zero, se vogliamo salvare le estremità!!!!

      Ma le donne si sa ,pur di apparire perfette, come la Lei della tua poesia, sorda ai buoni e saggi consigli di Lui:

      “E attenta a non cascare a faccia in giù!
      Esci perciò da quelle scarpe strette! . . .
      faranno il piede tuo come un bijou . . .

      nonchè te sexy con quel tacco sette . . .
      però la libertà vale di più:
      donna, questa comincia dalle fette!””

      Ma Lei imperterrita continua nel suo supplizio , pur di apparire più alta e slanciata e ben ammirata da tutti!

      ” sotto il tavolino
      potrei con un piedone far . . . piedino?

      Ovvio che no! . . . Perciò affusolato
      io debbo averlo in sandalo scollato

      . . . e alto . . . e qui tenerlo stretto stretto
      perchè faccia sugli uomini effetto.”

      Ecco. Si torna sempre lì. La donna vuol piacere. Vuol piacere al suo innamorato se ce l’ha. Se non ce l’ha spera di trovarlo, quindi mette in atto tutti i trucchi e la malie possibili per apparire bella e desiderabile.

      Ma…cosa accade quando un sassolino entra in una scarpa?

      Ciao Cassandro,mi hai fatto ridere con questi versi. Il problema delle scarpe è antico quanto l’uomo e questa canzone ne è la riprova perchè è dei tempi delle nonne!!!!

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  5. E ci risiamo: questa volta sono io a dire: “Cassandro sì ed io no?! . . . Non sia mai!”

    Eccomi pertanto a intervenire, con piena cognizione di causa sulla importanza delle scarpe, che spesso sono l’avvio di qualcosa che può pure andare oltre.

    E qui hai ragione tu, che di certo ne sai più di me: “La donna vuol piacere. Vuol piacere al suo innamorato se ce l’ha. Se non ce l’ha spera di trovarlo, quindi mette in atto tutti i trucchi e la malie possibili per apparire bella e desiderabile”.
    E le scarpe giocano un ruolo non secondario (anche nella ormai “famosa” commedia), per come ho potuto sperimentare de visu andando una sera a teatro.

    DONNA CHIC

    Fin dalle scarpe si capisce se
    sei tu una donna chic oppure no:
    basta un tacco sette e suola che
    è di un chiaro che più non si può.

    Par che terra non tocchi, o solo un po’!

    E l’ho compreso. Silhouette nera
    in un impermeabile avvitato,
    lungo ed orlo di pelliccia . . . è sera,
    lenta a teatro vai, passo ondulato,

    come nuvola in cielo aggraziato.

    Stavo di dietro, lo si è capìto,
    ed osservavo pure i tuoi capelli,
    biondi non lunghi . . . Un poco rapito

    di te vagante senza tanti orpelli
    a sorpassarti sono riuscito,
    ed ho intravisto occhi chiari e belli.

    Insomma eri tutto un invito!

    Mi sono chiesto con apprensione
    se eri vera o solo visione!

    Tu fra le altre bene assai spiccavi,
    mentre che ora a terra riguardavi

    oppur con occhi in alto, e vaghi, stavi.

    Dalla testa ai piedi, eh sì, incantavi!

    ( Sergio Sestolla)

    Piace a 1 persona

    1. Sergio, che sorpresissima!! Tu oggi proprio mi vizi con due interventi così belli e interessanti!!! Mi hai messo una curiosità su questa ” Donna Chic” che ti è passata davanti a teatro e che ti ha letteramente conquistato, rapito! Potrei dire come un fulmine a ciel sereno?

      Da come l’hai descritta doveva essere veramente affascinante, incantevole!!

      ” Fin dalle scarpe si capisce se
      sei tu una donna chic oppure no:
      basta un tacco sette e suola che
      è di un chiaro che più non si può.

      Par che terra non tocchi, o solo un po’!

      E l’ho compreso. Silhouette nera
      in un impermeabile avvitato,
      lungo ed orlo di pelliccia . . . è sera,
      lenta a teatro vai, passo ondulato,

      come nuvola in cielo aggraziato.”

      Che parole morbide hai usato, come se ti avesse toccato l’anima! Eppure è stata un’apparizione temporanea! Ma ha lasciato in te una grande emozione…

      “Mi sono chiesto con apprensione
      se eri vera o solo visione!

      Tu fra le altre bene assai spiccavi,
      mentre che ora a terra riguardavi

      oppur con occhi in alto, e vaghi, stavi.

      Dalla testa ai piedi, eh sì, incantavi! ”

      Chissà se Lei si sarà accorta dei tuoi sguardi, della tua ammirazione. Io penso di sì, perchè una donna certe cose le percepisce. Non a caso abbiamo il sesto senso… e magari anche Lei sarà rimasta turbata dalla tua attenzione.

      E dimmi, hai avuto occasione di incontrarla di nuovo? Questo ce lo dovrai dire! E Cassandro lo sa? Gliene hai parlato?

      E’ proprio vero che la curiosità è femmina!! Mi sta’ divorando!

      Come buon auspicio, pensando che anche per lei non si rimasto per niente indifferente, ti saluto con le parole di una strepitosa Mina… Ciao carissimo!!!!

      "Mi piace"

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