Giornata particolare

E’ di questi giorni che io e la mia amica Marta ci siamo regalate una mattinata tutta per noi. Siamo andate a fare spese! Una sua cara amica ha un negozietto ( perchè è piccolo ) di abbigliamento nella bella Castiglioncello.

Fra poco chiuderà nell’attesa della nuova stagione, così siamo andate , dato i prezzi da svendita ,per vedere se c’era qualcosa anche per noi.E’ stato molto bello fare la strada normale che costeggia il mare…

Quando lo abbiamo visto venire verso di noi ,dietro una curva,c’è sembrato di sognare….mi sono fermata e l’ho fatto passare, pur avendo la precedenza…cosa…?! Uno splendido e fiero cavallo bianco che trainava un’altrettanto bella carrozza ,di quelle aperte, da turisti per capirci. Il vetturino era elegantissimo con tanto di palandrana con mantella e cilindro…

forse andava a prendere una sposa, chissà!!! Abbiamo fatto un tratto di strada insieme,loro avanti, noi dietro,ho cercato di riempirmi gli occhi di quella bella visione! Non se ne vedono più di carrozze nella mia città. Qualche anno fa stazionavano ( due) vicino alla stazione non molto lontano dai taxi.

Poi senza nessun clamore sono sparite…solo in qualche festa particolare una talvolta riappare…ma così agghindata non l’avevo mai vista ,come pure il cavallo…di solito era scuro. Si, mi sono detta, questo sarà per un matrimonio!

Un automobilista impaziente ha suonato il clacson…mi sono voltata e gli ho fatto cenno di stare zitto…povere cavallo,si poteva spaventare… Anche Martina ha fatto cenno di tacere, e mica voleva far imbizzarrire quel bellissimo esemplare! Ilvetturino invece non ha fatto una piega…ha continuato a farlo trotterellare con tutta calma.

Arrivati allo stop, mi sono affiancata e gli ho chiesto come si chiamava….non lui, il cavallo!…Non sono riuscita a saperlo,mentre gli parlavo un poco spostata verso il finestrino,il cocchiere mi ha guardato con aria quasi assente…” bello,bello …come si chiama?!” I miei complimenti! Le mie domande,sono rimaste lì,sulla linea dello stop… con un movimento delle redini il cavallo ha attraversato la strada e se ne’ andato… non mi è rimasto altro che continuare il mio itinerario e ritornare nel traffico caotico di sempre.

Come doveva scorrere diversamente il tempo ai tempi delle carrozze, ci siamo dette, tutto questo voler far presto,correre penso che se da una parte ha reso le distanze più brevi,dall’altra c’ha tolto il piacere di guardarci intorno. Con Martina ci siamo promesse che prima o poi una bella passeggiata in carrozza, ce la faremo, anche se sappiamo già quanto la faranno lunga i nostri mariti. Ma dovremo andare a Pisa perchè lì le carrozze per i turisti ci sono ancora!

Fra un discorso , un cavallo e l’altro, siamo arrivati nella bella piazzetta di Castiglioncello. Abbiamo parcheggiato e…via a fare spese!!!! Non c’era rimasto molto per dire la verità ,ma qualcosa di veramente carino l’abbiamo trovato anche per noi…

Una volta uscite siamo andate a mangiare qualcosa in un bar e….via a casa con l’entusiasmo e la consapevolezza di aver trascorso una mattinata davvero speciale!

Grazie Marta, grazie per avermi regalato parte del tuo tempo e tanta allegria!!! la tua amica Vitty!

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

12 pensieri riguardo “Giornata particolare”

  1. Chissà in quanti altri boomer hai fatto sorgere nostalgici ricordi con questo tuo techetecheteico post – ispirato dall’incontro con una carrozza trainata da un cavallo bianco con folta criniera — per cui sicuramente qualcuno potrebbe essersi chiesto (come lo scrivente, che già in passato ha pubblicato la seguente composizione) pure per qualche altra considerazione, “Ma io, al tempo d’oggi……..

    CHE C’ENTRO ? . . .

    Estraneo sento tutto ciò che vedo,
    alberi, strade, monumenti, gente,
    . . . di un’altra età, di un’altra era mi credo.
    Che fossi già un fossile vivente?

    Il gusto è cambiato, il ballare,
    l’interloquire . . . andare per la via,
    il taglio dei capelli, il pensare . . .
    Ho un solo aiuto . . . la mia fantasia.

    O meglio i miei ricordi – e sono tanti! –
    dei tempi andati, forse meno belli,
    e di sicuro assai meno esaltanti . . .
    però erano i miei. Erano quelli

    delle città con vie non intasate,
    dei cinema aperti anche al mattino,
    del sugo la domenica e d’estate
    dei tuffi dentro il mare cristallino

    di Aci Trezza o di Aci Castello
    (vivevo allora la mia verde età
    nella dolce Catania dei Civello,
    Spinella, Fecarotta e Vadalà)

    Comprendo solo or che quella là
    era una vita di felicità

    La bicicletta allora si affittava,
    per strada si giocava ‘a pallone’
    – i libri erano i pali – e si ballava
    coi dischi de ‘La Voce del Padrone’.

    Si stava poi nei balli molto stretti
    – e no . . . una di qua, uno di là –
    e ognuno conosceva, netti netti,
    i bei contorni dell’altra metà

    Ma quali discoteche! . . . quale droga!
    e l'”ecstasy” per noi era tenere
    dentro le braccia quella che con foga
    stava avvinghiata ma . . . senza parere.

    Per non parlare delle scampagnate
    del primo maggio oppure di pasquetta,
    con le ragazze che erano fate,
    gonne a campana e vita stretta stretta.

    . . . E mangiavamo pane e frittata,
    Simmenthal, pomodori e formaggino,
    i ricchi avevan pure una ‘cartata’
    di salame Milano, e i grandi il vino.

    Il tutto dentro un tempo che fuggiva,
    ma non così veloce come questo,
    per cui o stracorri o ti arriva
    l’urlo di chi sta dietro: “presto! . . . presto! . . . ”

    Sì, c’erano le macchine ma ancora
    ci si spostava usando la carrozza
    . . . cavallo bianco con folta criniera
    e dentro elegantissima signora,

    da sola oppure in dolce compagnia . . .
    non si correva, non si aveva fretta,
    si passeggiava lenti per la via,
    non c’era “mordi e fuggi”, “usa e getta”.

    Or non si può uscire più di casa:
    sei verme solitario in cerasa.

    Le tabelline imparavamo a scuola,
    non esistevano calcolatrici,
    il “piccì” poi solo una parola
    a noi sconosciuta . . . E felici

    si era di risolvere un problema,
    o una equazione, un’espressione
    . . . di riuscire a scrivere un bel tema
    senza cercare in Google “l’aiutone”.

    E si telefonava coi gettoni,
    nelle cabine a volte fino a notte
    si stava . . . or lì ci stanno “tentazioni”
    con numeri di gay e di mignotte.

    Le quali or manco puoi avvicinare
    chè a un metro di distanza devi stare.

    La violenza, questa sconosciuta,
    che se uno sgarrava erano guai
    con l’Autorità, ovvio, temuta
    salvifica assai spesso quanto mai

    (ora costretta a tenere a bada
    quelli che passeggiano per strada)

    No! . . . No. Mi fermo qui! . . . Non voglio andare
    oltre, in un mondo che non è più mio.
    Tolgo il disturbo. Dovete perdonare
    ma — dite — più con voi . . . che c’entro io?

    Con voi che ignorate cosa sia
    il rispetto verso gli anziani
    e che le donne senza cortesia
    trattate e i professori come cani

    per cui cani azzannanti voi sarete,
    perché il piano inclinato in cui state
    sempre più giù vi porta e ignorate
    del sesso dolce le allegre ventate,

    le amicizie pure, le risate
    sul niente come polline di fate.

    Se a ciò non c’è giustificazione
    almeno ci sarà spiegazione:
    di certo lor così non sono nati.
    saranno stati allor . . . “male educati”,

    da genitori assenti e inadeguati,
    e quindi vittime di scellerati.

    E’ questo un “tempo senza tempo”. E’ duro
    viver senza passato né futuro.

    Resto del tempo che non torna più
    . . . quando si dava il ‘lei’, e poco il ‘tu’ . . .

    si ricercava il “perchè”, il “come” . . .
    e ci si presentava col cognome.

    (Sergio Sestolla)

    Piace a 1 persona

    1. Veramente Sergio, riguardo alla carrozza, ci sarebbe da chiederci lei che c’entra ai tempi nostri! Ormai le carrozze sono così rare da vedere che si rimane incantati quando se ne incontra una!!!! Come quando partimmo per Kapo Nord e in Germania fummo folgorati dalla vista di un dirigibile Magari era per una pubblicità, però noi rimanemmo col naso all’insù estasiati e maravigliati da quel tocco del passato che ci passava davanti!

      E questo è per la carrozza… certo se si pensa al mondo caotico e violento in cui viviamo, me lo chiedo anch’io ” Che C’entro “. Perchè l’arroganza, la villania alla quale siamo esposti ogni giorno, non ha mai fatto parte della mia vita. Anche se i miei ricordi di ragazza sono molto diversi dai tuoi perchè credo di non averla vissuta la bella gioventù per tutti i problemi che mi giravano intorno. Posso dire però che ho vissuto, tramite i suoi racconti, la spensieratezza di un altro tipo di gioventù, quella di mia madre.

      Una gioventù che avrei voluto vivere io … così come quella che hai appena descritto nella tua nostalgica e bella poesia. Ho potuto vedere scene di ballo e spensierate scampagnate… penso che avere 16,17,20 anni,quando tutto va bene,deve essere magnifico.

      ” Sì, c’erano le macchine ma ancora
      ci si spostava usando la carrozza
      . . . cavallo bianco con folta criniera
      e dentro elegantissima signora,

      da sola oppure in dolce compagnia . . .
      non si correva, non si aveva fretta,
      si passeggiava lenti per la via,
      non c’era “mordi e fuggi”, “usa e getta”.

      Doveva essere davvero un sogno passeggiare in carrozza in dolce compagnia…

      “E’ questo un “tempo senza tempo”. E’ duro
      viver senza passato né futuro.

      Resto del tempo che non torna più
      . . . quando si dava il ‘lei’, e poco il ‘tu’ . . .

      si ricercava il “perchè”, il “come” . . .
      e ci si presentava col cognome.”

      Non potevi descriverlo meglio il tempo appena passato. Chi l’ha vissuto resterà sempre un vero signore, e tu per questo sarai sempre il mio amico migliore!!!! Un abbraccio amico carissimo!!!! ❤

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    1. Magari Luisa!!!!! Marta è la moglie di Gianni, la coppia con la quale trascorriamo tutti i fine settimana. Tutte e due vaccinatissime e green pass compreso. Questa mattinata imprevista di spese, passando dalla costa e godendo di un panorama bellissimo,facendo anche uno strano incntro, ha reso quella mattina unica e indimenticabile! Ci vorrebbe tanto poco per toccare la felicità… ti sembra? Buonaserata amicamia! ❤

      Piace a 2 people

    1. Giordano, le carrozze sono state i mezzi di trasporto fino all’altro secolo! Certo, i cavalli vanno tenuti bene e ben rispettati, non come quel cavallo che guidava una botticella per turisti a Roma che è crollato a terra dalla stanchezza e cotto dal sole! Quello è sfruttamento, e mai vorrei essere complice di uno scempio simile. Ma se i cavalli stanno bene, e non vengono sfruttati al massimo, se permetti un giro in carrozza, se mai mi capiterà, sarò ben felice di farlo. Magari pretenderò la carrozza con due cavalli, così il peso sarà diviso in due e non tutto per uno!!!! 🙂

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    1. Ah, sicuramente!!! Ricordo bene quel carosello! Ho saputo poi nel tempo che quel cavallo apparteneva all’arcorese , già comin iava a mettere le mani sulle tv. I greci usarono un cavallo di legno per espugnare la citta di Troia, lui molto più semplicemente usò un cavallo bianco per entrare nelle case degli italiani….poi si sa, da cosa nasce cosa…

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  2. Per fortuna il mio sesto senso mi ha messo subito sulla difensiva. A me non ha mai convinto e mai l’ho votato. Ora mi sento morire perchè parlano di eleggerlo a Presidente della Repubblica! Spero non si arrivi mai ad uno scempio così grave per l’istituzione più alta di questo Paese!!!!!

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