Una fiaba al giorno, toglie la noia di torno!

Non è una novità il fatto che mi piacciono tanto le fiabe… sarà perchè tutte hanno una morale che ci insegnano a comportarci in una certa maniera, ed altre, come questa, a non prendercela troppo quando qualche invidioso tende a farci del male.

La fiaba che desidero raccontarvi si intitola “ Il Serpente e la Lucciola”

Racconta la leggenda, che un serpente inseguiva una lucciola per divorarla.
Il piccolo insetto faceva l’impossibile per fuggire dal serpente.
Per giorni fu una persecuzione intensa. Dopo un po’ di tempo, la lucciola stanca ed esausta si fermò e disse al serpente:

Posso farti tre domande?

Il serpente le rispose: – “Non sono abituato a rispondere a nessuno però siccome ti devo mangiare, puoi chiedere!” – – “Domanda numero 1: appartengo alla tua catena alimentare?” – chiese la lucciola. “- No!” – rispose il serpente. – “Domanda numero 2: Ti ho fatto qualcosa di male?” – disse la lucciola – “No, assolutamente!” – Tornò a rispondere il serpente. – “Domanda numero 3: E allora…. perché vuoi mangiarmi?” – “Perché non sopporto vederti brillare!”

Morale :

In varie occasioni può capitare di incontrare persone che ci criticano, condannano, etichettano, sebbene noi non abbiamo mai fatto loro qualcosa di male, e malgrado ci siamo dimostrati gentile con loro. E tutto ciò avviene perché, così come la lucciola, possiediamo la nostra luce interiore, che illumina il nostro cammino e il cammino di molti che camminano nell’oscurità. Brilliamo più degli altri, come fa la lucciola di notte e questo è difficile da sopportare per alcune persone, perché non hanno quella luce interiore, quel brillìo proprio e soffrono vedendoci brillare.

Sono persone che vivono nell’infelicità. Noi non dovremmo smettere mai di essere noi stessi, anche se questo dà fastidio a coloro che vivono nella totale penombra.
I serpenti che mangiano le lucciole non capiscono che rimarranno al buio per sempre.

saggiamente vostra, Vitty.

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

27 pensieri riguardo “Una fiaba al giorno, toglie la noia di torno!”

  1. Questa fiaba mi ha messo molta tristezza. Purtroppo, come tutte le fiabe, si fonda su una sacrosanta verità della quale molti di noi portano il peso. E davanti ai serpenti non c’è alcuna possibilità: crollano il rispetto, gli affetti e ogni condivisione. Chi vuole sbranarci lo farà, magari anche con la volgare presunzione di farlo per il nostro bene.

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    1. Leggendo i tuoi post, si capisce bene che l’invidia non ti appartiene! Anch’io non sono invidiosa. Ma so cosa vuol dire essere presa di mira da un’invidiosa. In altre situazioni la cosa non mi importerebbe granchè, ma in questa ci sono persone a me molto care ed ecco che la cosa diventa più difficile e dolorosa.

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      1. Non vedo perché le persone mi/ci debbano invidiare: siamo persone normali, che conducono una vita normale, con i problemi e le preoccupazioni di tutti (anche se ognuno ha le sue), non credo tu sia “ricca” e non lo sono nemmeno io.

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      2. La questione è più complicata, questa persona ce l’ha con me perchè sono io. Io come sono e basta. La cosa mi rattrista e mi ha sorpresa, perchè a questa persona ho sempre voluto bene come una figlia! Per questo il dolore è più forte! Ma a tutto, dice, si fa l’abitudine….vedremo!

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  2. Ah! . . . Il serpente vuole mangiarsi la lucciola perché non sopporta vederla brillare?! . . .
    Peggio per lui: non sa che arriverà prima Nicoletta col suo nuovo amichetto rinvenuto in cantina, il quale provvederà a risolvere il problema che ha creato il serpente, e a salvare quella lucciola che brilla, rendendo luminose le notti buie.
    Morale:
    Colei che brilla — come giustamente nel tuo caso, Vitty, ha ben precisato Chiara Cat — sarà sempre per la sua lucentezza trovata da chi immediatamente la salverà.

    NICOLETTA E IL RICCIO

    “Ehi, Nicoletta, vieni un po’ qua!
    guarda in cantina cosa ci sta . . . ”

    le grida il babbo, e lei “Son qui . . .
    che c’è? . . . che c’è? . . . “, e lì per lì,

    all’improvviso . . . che cosa vede? . . .
    una palletta marrone, e chiede

    al papà suo: “che palla è? . . .
    è tutta piena di spine che

    … guarda…si muovono, e lentamente . . .
    Ma che? . . . respira?” Or gentilmente

    con il rastrello sposta il papà
    quella cosina un po’ più in là,

    e questa, fatte sol tre girate,
    si ferma accanto alle aranciate.

    Fa Nicoletta, ma da lontano:
    “prèndila, babbo, prèndila in mano!

    . . . la voglio avere . . . Ma che sarà? . . .
    voglio la palla!”. “La vuoi . . . ma

    se io la prendo . . . mi pungerò?”
    replica il babbo. “E allora no!

    Ho un’idea . . . ” fa Nicoletta
    “spìngila, allora, sulla paletta

    e fuori pòrtala!” . . . O K! L’invito
    in un momento viene eseguito:

    basta un attimo, un attimino,
    e la palletta sta già in giardino.

    Or Nicoletta tutta curiosa
    vuole saper cos’è quella cosa.

    Uh, meraviglia!… Uh, cambia aspetto! …
    da quella palla esce un musetto,

    e poi un naso, tutto umidiccio,
    e due occhietti furbi . . . “E un riccio”

    dice papà, e tutti a guardare:
    . . . uhè, si comincia ad allungare . . . !

    Ha le zampine . . . in mezzo ai fiori,
    va or contento di stare fuori.

    Prenderlo in braccio vuol Nicoletta,
    ma il babbo dice: “No, no . . . aspetta!

    Con quelle spine ti puoi far male . . .
    non acchiapparlo questo animale,

    utile assai lui è alle genti:
    infatti mangia certi serpenti!

    . . . le viperette, che ai bambini
    danno dei morsi coi lor dentini,

    e quelle spine che sopra tiene
    son sua difesa. Quindi è bene . . . ”

    capisce al volo la bimba e fa:
    “certo . . . lasciarlo in libertà!”

    E mentre il riccio scappa in avanti
    la bimba grida: “Prèndine tanti

    di serpentelli . . . falli scappare
    per noi potere poi giocare

    in mezzo ai prati, belli e tranquilli,
    ad inseguire farfalle e grilli”.

    (Sergio Sestolla)

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    1. Sergio, non posso crederci, sei venuto con “Nicoletta e il Riccio” per salvarmi da quell’odioso serpente!

      Adoro le poesie di Nicoletta, se non ti dispiace ne farò una raccolta per regalarle a Giulia, non appena si presenterà l’occasione, perchè così potrà imparare tante cose interessanti attraverso i tuoi versi!

      Si capisce che questa Nicoletta è cresciuta con persone intelligenti che sanno parlarle e spiegarle gli avvenimenti che sta’ vivendo, come trovare un riccio per esempio!!! Nelle cantine poi…. dove possono accadere cose magiche…era andata a nascondersi ” una palletta marrone” .Ed è stata fortunata a capitare lì, perchè non si sa come sarebbe andata a finire se fosse capitata da qualche altra parte. Una volta guardata, salvata e messa fuori, la ” palletta ” dimostra quello che è :

      “Uh, meraviglia!… Uh, cambia aspetto! …
      da quella palla esce un musetto,

      e poi un naso, tutto umidiccio,
      e due occhietti furbi . . . “E un riccio”

      dice papà, e tutti a guardare:
      . . . uhè, si comincia ad allungare . . . !

      Ha le zampine . . . in mezzo ai fiori,
      va or contento di stare fuori.”

      La bimba vorrebbe prenderla ma il babbo le spiega che con quei ricci si potrebbe pungere, fare male…. meglio lasciarla andare….

      ” utile assai lui è alle genti:
      infatti mangia certi serpenti!”

      Dovrei munirmi anch’io di un bel riccio , così da potergli dire;

      ““Prèndine tanti

      di serpentelli . . . falli scappare
      per noi potere poi giocare

      in mezzo ai prati, belli e tranquilli,
      ad inseguire farfalle e grilli”.

      Ah!!!! Non poteva esserci finale migliore!!! E’ una bella prospettiva per il futuro!!!

      Grzie Sergio, grazie di cuore e un bacio a Nicoletta ❤ ❤ ❤

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