Alieni a Roma

Le “specie aliene” sempre più diffuse a Roma

Dopo topi, cinghiali, maiali, tori. L’allarme del Bioparco: vengono a mangiare i rifiuti, portano parassiti e malattie. Proprio a questo proposito, nel 2019 si è svolto un importante incontro dal titolo “Alieni a Roma”, che ha visto la partecipazione di diversi zoologi. Per specie aliene s’intendono tutte quelle specie che vengono introdotte accidentalmente o volontariamente in un ambiente diverso da quello di origine. Tali specie costituiscono una rilevante minaccia per la biodiversità perché possono interagire con quelle autoctone, mettendo a rischio la loro sopravvivenza.Tra le specie aliene della capitale spiccano i pappagalli verdi, le nutrie, originarie del Sud America, e i punteruoli rossi delle palme, di provenienza asiatica.

Questa volta si parla di pappagalli. Eh, si, Roma è invasa dai pappagalli. Con il loro piumaggio verde brillante, è da un po’ che si vedono da Roma Nord a Roma Sud. Dalla Cassia, Balduina, Prati fino a Garbatella e al parco della Fao, ma anche in viale Marconi, sul Lungotevere, in giro a stormi da via Nazionale a via Nomentana. Attirati dal clima mite, si sono ambientati alla grande nella Città Eterna, negli ultimi tempi sempre più zoo a cielo aperto. E sono pure aggressivi con gli altri animali. La specie approdata a Roma è il cosiddetto “parrocchetto dal collare”, originaria del Sudamerica.

«Sono arrivati in città da un sequestro consistente, di circa 1.000 esemplari, fatto all’aeroporto di Fiumicino nel 1999. Non si sapeva come sistemarli, e pare che qualcuno li fece scappare», spiega Federico Coccìa, presidente della Fondazione Bioparco. Hanno una capacità di adattamento unica, anche in una città calda come la nostra soprattutto nell’ultimo periodo. Non essendo una specie autoctona, però, i pappagalli sono andati a contrastare uccelli della loro portata, come gabbiani e cornacchie. Si scontrano, con violenza, per territorio e cibo.

I parrocchetti si dividono in due specie diverse: ci sono i parrocchetti dal collare che sono originari dell’Asia e i parrocchetti Monaco, originari dell’America Latina.

Il parrocchetto monaco misura circa 30 centimetri e pesa circa 150 grammi. È un uccello che si adatta facilmente all’ambiente, potendo sopravvivere nelle aree urbane insieme ad altre specie. In natura vive circa 10 anni, ma in cattività può raggiungere i 25-30 anni. Intelligente, bello, ma un po’ rumoroso. Il parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus), noto anche come pappagallo argentino, è un uccello il cui habitat naturale si trova in Bolivia, Argentina e Brasile meridionale, anche se la sua presenza si è diffusa ben oltre questi confini. Questo uccello appartiene alla famiglia dei pappagalli e si distingue per il suo colore caratteristico e prevalentemente verde e per la sua intelligenza .

Il loro luogo preferito ora, sembrerebbe essere il Parco della Caffarella, prezioso e incontaminato polmone verde della Capitale, dove tra l’altro si trovano anche altre specie animale libere (come conigli ad esempio),

luogo del primo insediamento dei parrocchetti che poi si sono rapidamente diffusi in tutti gli altri parchi della Capitale, da Villa Borghese, a Villa Ada, dal Parco degli Acquedotti a Villa De Santis. Non c’è area verde della Capitale in cui non capiti di vederli. E anche le periferie ne sono invase.

La maggior parte dei romani, apprezza il loro passaggio colorato in cielo. In tanti amano i pappagalli verdi e non sono affatto disturbati dalla loro presenza in città. Ci sono ovviamente anche coloro che sono preoccupati per le conseguenze che i parrocchetti potrebbero avere sulla biodiversità. Qualcuno ritiene infatti che siano una minaccia per altre specie volatili, come le upupe o i picchi. Questioni di biodiversità a parte, il colpo d’occhio che regalano è senza dubbio suggestivo.

Riguardo invece le conseguenze sulla biodiversità, il parere degli esperti è in parte discorde.

Il loro possesso è proibito anche in più di una dozzina di stati degli Stati Uniti. Questa decisione è stata presa dopo che molti di questi pappagalli sono stati introdotti come animali domestici nelle case tra gli anni ’60 e ’80, che in seguito sono fuggiti o sono stati rilasciati intenzionalmente. Ciò ha permesso la sua proliferazione al punto da essere considerato un parassita invasivo.

Un altro caso simile è quello del Cile, dove il parrocchetto monaco veniva commercializzato anche come animale domestico e il suo abbandono in natura ne consentiva la riproduzione indiscriminata. Oggi è considerato un parassita ed è molto pericoloso per gli ecosistemi e le specie autoctone, poiché mette in pericolo altri pappagalli del paese.

in Spagna ne è totalmente vietato il commercio, il trasporto, l’allevamento, il possesso e il rilascio in libertà, così come il noto parrocchetto dal collare.

Questo perché manca di predatori naturali, quindi la sua espansione è molto semplice ed entra in conflitto con la fauna autoctona. Inoltre, essendo animali che si nutrono di grano, i pappagalli spesso si scatenano attraverso i raccolti di cereali, seminando il caos sui raccolti. Per tutti questi motivi, la specie che qui ci interessa è inclusa nel Catalogo spagnolo delle specie esotiche invasive.

Per ora in Italia, danni non ne hanno fatti, toccherà agli esperti trovare una soluzione per salvare le colture dei d’intorni! Al momento i romani, possono apprezzare la loro bellezza e il fatto che rendano certamente più colorata la città.

E nelle vostre città, sono arrivati i parrocchetti?

Curiosamente vostra, Vitty.

Autore: vittynablog

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32 pensieri riguardo “Alieni a Roma”

    1. Hai perfettamente ragione! Perchè pur essendo molto belli a vedersi, causano molti guai e scacciano gli altri tipi di uccellini che abitano da sempre in loco. Questi sono i risultati quando si altera l’habitat di un luogo a causa di animali che vivono in paesi tropicali. 😦

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    1. Eh, ma allora è proprio tanto che questi pappagallini volano nel cielo di Roma ! Fra la velocità in cui si riproducono e tutti quelli liberati nel 1999, hai voglia di pappagalli!!!! Grazie infinite per l’interessante informazione!!!! 🙂

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  1. No, pappagallini non se ne vedono, anche se la mia vicina di casa ne tiene uno in casa, e spesso lo tiene libero, per poi portarlo in gabbia la sera o quando fa da mangiare o i lavori.
    Le è scappato ben 2 volte dalla finestra, ed incredibilmente entrambe le 2 volte è riuscito a recuperarlo: una volta si era appollaiato su un albero vicino a casa, un’altra le venne segnalato all’interno di un casolare di campagna a 2-300 metri da casa.

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    1. Ormai è un pappagallo domestico che difficilmente potrebbe adeguarsi a vivere in piena libertà. Quelli di Roma vivono in colonie…. sono tantissimi! Speriamo che non si espandino troppo( in Puglia per esempio ci sono di già ) perchè oltre al piacere di vederli, portano tanti guai!

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  2. Sì, li conosco e li ho visti, proprio nei luoghi che hai citato tu. Sono molto, molto rumorosi. All’inizio possono sembrare indifesi ma in realtà, muovendosi sempre in gruppi, è facile capire come possano tiranneggiare altri animaletti. Li vidi la prima volta almeno una decina di anni fa e fin da subito capii che erano fuori posto e che la loro introduzione in quell’ambiente in seguito avrebbe potuto causare problemi, anche perché mi resi conto che dopo breve tempo non erano morti, come uno avrebbe potuto pensare, erano invece diventati molto più numerosi…

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  3. Il problema per i parrocchetti, i piccioni e le cornacchie, è che sono stanziali e non migrano, pertanto prendono possesso di un territorio a scapito di specie che forniscono un ricambio e una selezione stagionale.
    Nel caso dei piccioni vengono usati anche i falchi per liberare un territorio, magari si potrebbero usare anche per i parrocchetti 😉

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  4. Ciao Vitty
    anche se belli penso più al danno che possono arrecare
    bisognerebbe trovare un sistema per limitare il loro propagarsi
    un abbraccio 🙂
    Ciao “curiosamente vostra, Vitty.” sempre carino ed originale il tuo modo di firmare i tuoi Post
    buon sabato🌼

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    1. Monica, chiudo i post col mio stato d’animo del momento. In effetti sono molto curiosa nel sapere se questa invasione c’è anche in altre regioni. In puglia per esempio stanno già studiando come contrastarli perchè fanno molti danni alle colture. Forse i falchi pellegrini potranno fare qualcosa!!! Ciao e grazie per la tua sensibilità di cogliere sempre qualcosa di carino nel mio scritto!!! Buona domenica!!! ❤ 🙂

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  5. Anche la natura deve adattarsi alla globalizzazione, come tutti. Ormai il danno è fatto e probabilmente gli equilibri dovranno essere ridisegnati. So che in certi luoghi alcune specie rischiano l’estinzione per essere state raggiunte, con l’uomo, da parassiti mortali. Spero che accanto a questo mega anche qualcosa di buono. Chi lo sa?

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    1. Nicola, i danni che ha fatto l’uomo verso la natura non si possono contare da quanti sono!!!! E la Natura in questo momento si sta’ ribellando . Ce ne accorgiamo tutti i giorni! E fprse siamo ad un punto di non ritorno. In quanto ai pappagallini, la parte positiva è che sono belli da vedersi, sono colorati, gentili. In quanto ai danni prospettati, vedremo. Certo che la globalizzazione riguardasse anche gli animali non c’acevo pensavo. Allora se il clima diventerà sempre più caldo potremo ritrovarci anche qualche coccodrillo nei fiumi? Speriamo di NOOOOO!!!!!!!

      Buona domenica, ciao!! 🙂

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  6. Non sempre i coccodrilli, Vitty, evocano sensazioni negative! A Roma in zona Magliana c’è una stradina tutta in salita e piena di curve, lungo la quale su un muro campeggia la seguente scritta a caratteri cubitali “Coccodrilletta mia ti amo”.

    E torniamo ai pappagallini verdi.

    Altro che belli . . . bellissimi sono! (si parla solo sotto il profilo estetico)

    Ora che sono quasi scomparsi ( o meglio, che abbiamo fatto scomparire ) gli uccelli di piccola taglia, che hanno abbandonato i nostri cieli perché non riescono più a nutrirsi per i pesticidi che hanno coperto come un manto le nostre colture, a solcare i cieli sono arrivati questi pappagallini a dominare le scene.

    In vero, io non li ho visti mai andare in gruppo e neppure singolarmente.

    Dal mio balcone, che dà su un ampio vivaio, e quindi a cielo libero, vedo soltanto loro sfrecciare “sempre in coppia”: prima ne passa uno e subito dopo passa l’altro, e se il primo si ferma sulla cima di un albero, subito dopo, all’arrivo, del compagno riparte per venire immediatamente inseguito dall’altro ad un ritmo vertiginoso.

    E la velocissima visione di questa accoppiata freneticamente avvinta spinge pure a qualche riferimento classico, e di conseguenza a qualche considerazione che dal particolare può spingere al generale.

    E sì, spesso la fantasia trae spunto dalla realtà e va oltre. E nessuno può criticare in quanto viviamo in un mondo dove tutto è possibile, essendo venuti meno tanti punti certi, e niente ci riporta ai sogni di una volta.

    PAPPAGALLINI VERDI

    Così di fretta dove vanno . . . Boh! . . .
    questi pappagallini verdi che
    mi sfrecciano davanti mentre sto
    seduto nel balcone? . . . E che è?! . . .

    Vista la svista . . . zac . . . via . . . olè!

    Mai quieti, sempre in corsa, in eterno:
    si può pensare ad anime dannate
    come nel canto V dell’Inferno
    (non so, amici, se lo ricordate

    penso di sì, e allor quindi pensate!).

    Forse son tanti Paolo e Francesca,
    in quanto vanno sempre a due e due,
    avendo consumato qualche tresca,
    all’insaputa del Gianciotto bue,

    pronto ad ordire le vendette sue.

    Se così fosse ciò sarebbe segno
    che ancor son molti oggi i condannati
    a pagare per forte amore pegno
    stando in pappagallini trasformati.

    Son tanti ancor gli amori un po’ sbagliati!?

    E noi a dire sempre “Ah, che belli!”,
    ben fabbricando in aria castelli,
    senza saper di baci e di tranelli.

    E come Dante a lagrimar per quelli!

    (Cassandro)

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    1. Certo che Roma è veramente unica!!! Ma come si fa a scrivere ” coccodrilletta mia ti
      amo!” Non oso immaginare come sia la ragazza…tutta denti fitti fitti, pericolosa! Mah, si vede che al suo lui piacciono le donne un po’ rudi, dalle maniere forti. Chissà!!!

      E in quanto a te Cassandro, solo tu potevi abbinare l’Inferno della Divina Commedia a questi parrocchetti che sfrecciano nel cielo di Roma! Sei talmente innamorato della letteratura e di Dante, che non riesci farne a meno di adattarlo alla vita di tutti i giorni. Se lo sapessero i parrocchetti, sai che spolvero con le ali!!!

      A differenza di tanti animali nostrani, questi pappagalletti sono fedeli a vita. Amano la loro compagna e non la tradiscono mai. Ecco perchè li vedi sfrecciare uno dietro l’altro. Perchè sono una coppia…. come :

      ” Paolo e Francesca,
      in quanto vanno sempre a due e due,”

      ma loro poveretti non hanno tradito nessuno, quindi non si meritano l’Inferno ne’ l’ira e la vendetta di ” Gianciotto Bue ”

      A questo punto Dante sorriderebbe per ” Quelli “che con ” l’amor smuovono il sole l’altre stelle ” nonchè altri uccelli della loro portata difendendo con violenza il territorio e il cibo.

      Ora mi metto in ginocchio e chiedo perdono a Dante!!!!

      Come hai iniziato? Con ” coccodrilletta mia ti amo” ? Allora restiamo in tema sorridendo con questi simpatici ” Drilli e Cocco”

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