Una domenica di tristi riflessioni

Ieri è stata praticamente la nostra prima domenica autunnale. Sono venuti a casa nostra gli amici di sempre, Marta e Gianni e insieme abbiamo cucinato e preparato un pranzo decisamente non estivo! Io ho preparato le pappardelle ai funghi, da quando ho impartato a “tirare ” la pasta, mi piace molto fare le tagliatelle, o tagliolini o pappardelle. Tutto senza macchina ma a mano. Ovviamente in Gianni suscito una grande ammirazione, perchè Marta non è portata per la cucina, lei ha altre virtù artistiche,
che noi poveri mortali non saremmo in grado di fare, quindi…a ognuno il suo.

Gianni invece ha preparato un arrosto di maiale ripieno di prugne e come contorno,tanto per non far mancare niente alla gola, abbiamo fatto delle cappelle di porcini alla griglia.

Tutto sarebbe stato perfetto se non avessimo letto , anzi, mio marito ha letto, perchè lui cucina soltanto quando c’è da stare intorno al fuoco del caminetto.

Dicevo, ha letto due notizia che c’hanno veramente turbato e fatto riflettere. La prima riguarda la nostra città, da sempre considerata accogliente…

Questi i fatti : un ragazzo 25enne stava correndo in calzoncini e canottiere, quindi senza cellulare, davanti all’Accademia quando è caduto a terra sbattendo la testa contro l’angolo appuntino di una cabina di ferro dell’Enel procurandosi così un profonda ferita alla testa, con una copiosa fuoriuscita di sangue. Confuso e spaventato Ha chiesto aiuto ad almeno cinque persone e nessuna ha chiamato il 112.

Le persone alle quali ha chiesto aiuto sono state :

1° una giovane coppia che alla sua richiesta di chiamare il 112, hanno fatto un cenno negativo con le testa e si sono allontanati.

2° Poco più in là, nella stessa via, spunta una mamma con il passeggino. «Signora sono caduto, ho bisogno di aiuto». Ha il cellulare in mano. «Eh, ma è scarico», è stata la risposta ed ha tirato dritto.

Intanto il sangue continua a scorrere e il timore di svenire è concreto….

3° Era un signore sui 60 anni, che alla richiesta di aiuto, risposto: “Ho già i miei problemi e non ne voglio altri”.

Il ragazzo ha continuato a camminare verso il pronto soccorso, che era molto lontano e l’ha raggiunto dopo una buona mezz’ora.

4° quando ha incontrato un signore con una Bmw nera. Purtroppo, anche lui, l’ha ignorato: ha fatto un cenno con una mano e ha chiuso il finestrino.

5° poco prima dell’ospedale, ecco una donna che dalla sua Mercedes stava scaricando la spesa. La donna, alla sua vista, ha risposto frettolosamente: “Non c’ho tempo».

A questo punto, Marco, questo il nome di fantasia del ragazzo, ha faticamente raggiunto il pronto soccorso. «Qui, al contrario della città circostante – dice – i medici e gli infermieri sono stati fantastici. Mi sono sentito coccolato e aiutato, mi hanno fatto entrare subito e ora sto bene». Purtroppo ci sarebbe potuto arrivare molto prima, se qualcuno lo avesse aiutato. Ma la chiamata 112 non è mai arrivata e nessuna ambulanza si è precipitata per soccorrerlo. Perché la centrale operativa del 118 non poteva saperlo.

«Sono scioccato – prosegue il venticinquenne – e non so come mai nessuno mi abbia voluto aiutare. L’ignoranza e la diffidenza postumi della pandemia? Può essere, non lo so, ma andrebbe chiesto a queste persone, che io non avevo mai visto in vita mia e che non saprei neanche riconoscere».

Alla fine, in ospedale, il medico di turno al pronto soccorso lo dimetterà con dieci giorni di prognosi, dopo avergli applicato quattro punti di sutura. La ferita, profonda 0,7 centimetri e larga quattro, scomparirà nel corso dei prossimi mesi. La diagnosi parla di un «trauma cranico lieve non commotivo» e gli esami per fortuna hanno escluso conseguenze peggiori per la salute del giovane.

Questo episodio francamente c’ha lasciato increduli. Possibile che nessuno abbia sentito il dovere di aiutare un ragazzo in evidente difficoltà? Ma cosa sta’ diventando questa società?? Ci stiamo davvero ” insonorizzando il cuore” come ha detto ieri il Papa Francesco all’apertura del Sinodo dei Vescovi con una Messa solenne celebrata nella Basilica di San Pietro, come c’ha ricordato ieri la brava e attenta Luisa Zambrotta nel suo post ” Il Cammino!

Io non posso crederci a questa disumanità. E se fosse accaduto ad uno dei miei figli a non essere stato soccorso?

Per favore, se qualcuno mai avesse bisogno del vostro aiuto, non negateglielo, pensate se lo facessero ad un vostro figlio, o ad una persona a voi cara… restiamo umani, come disse il professor Domenico Squillaci ai suoi alunni del liceo A. Volta di Milano all’inizio della pandemia. E’ un insegnamento, un consiglio che non ho mai dimenticato.

Scrissi un post su questo, ed ogni tanto nel periodo difficile del look down me lo sono letto e riletto più volte :

“Grazie professor Domenico Squillace per averci ricordato attraverso la letteratura, di restare umani”

Il secondo episodio è molto più drammatico. Purtroppo abbiamo già letto altre volte delle tragica fine di ragazzi che non hanno avuto il coraggio di dire la verità ai genitori.

Il figlio di una famiglia bene di Pescara, un 29enne, iscritto alla facoltà di Economia nel campus di Forlì dell’Università Alma Mater Studiorum,

ha invitato la sua famiglia a Bologna per assistere alla sua discussione della tesi. Tesi che purtroppo non poteva essere discussa, perchè il ragazzo in tanti anni che viveva a Bologna, mantenuto dai suoi genitori, aveva dato forse due esami. Genitori che non immaginavano neppure lontanamente l’inferno che stava vivendo il figlio per la situazione che si era creata.

Così prima di affrontare la verità, ha preferito lasciare un saluto alla fidanzata, avvertire un amico e andare a gettarsi giù dal Ponte dell’Industria a pochi metri dalla ferrovia a Bologna. Un volo di 15 metri che non gli ha dato scampo.

Il dolore dei genitori è immaginabile. Se avessero saputo come stavano le cose, l’avrebbero perdonato e cercato insieme una soluzione.

Studiare è sì importante. Ma non più importante della vita. Magari sarebbe riuscito meglio in un’attività diversa, oppure anche una facoltà diversa.

Per favore ragazzi parlate con i genitori che desiderano solo il Vostro bene. Non credo esista un genitore che pretenda una laurea al posto di un’altra o di un’occupazione diversa! Fra l’altro, il “pezzo di carta” non garantisce neppure più il tanto desiderato posto fisso. Molti giovani si inventano un nuovo lavoro perchè non c’è più niente di sicuro e definitivo in questo ambito nel nostro Paese!

tristemente vostra, Vitty.

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee con quelle degli altri

39 pensieri riguardo “Una domenica di tristi riflessioni”

  1. terribile…ma davvero nessuno ha chiamato il 112??? cosa costa? Ho un’esperienza diversa a riguardo. Uscendo col cane la mattina presto ho trovato un barbone collassato a terra, mi sono avvicinata e lui mi ha mormorato qualcosa tipo Aiuto, così ho preso il cellulare per l’ambulanza e un signore che passava in macchina si è fermato e mi ha detto: ho già chiamato io, signora. Un minuto e sono arrivati i soccorsi. Così dev’essere.

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    1. Così deve essere!!!! E così pensavo sarebbe stato! Invece guarda quanti tipi di persone hanno ignorato quel ragazzo ferito che chiedeva solo di telefonare al 112! Ancora non riesco a crederci a tanta indifferenza!!!!

      Brava Mocaiana, tu nella normalità, sei stata grande!!!!! ❤ ❤ ❤

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  2. oddio non l’avevo letto tutto subito, mi scuso, davvero aberrante certa gente cattiva e piena di se e basta… mi fermo… che cosa costava una chiamata al 112 che è gratuita… gente senza cuore… io se qualcuno chiede aiuto chiamo almeno il numero di emergenza …chiedo scusa ancora…

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    1. Non devi scusarti, mi ha fatto piacere che qualcuno abbia gradito le mie tagliatelle! In quanto al resto….ancora non mi capacito dell’indifferenza feroce che ci circonda! Non ci voleva niente fare una telefonata. Queste persone andrebbero prese e sanzionate, perchè c’è una legge precisa dove dice di dare soccorso alle persone ferite!!!!

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  3. Mi viene in mente quando ho avuto un piccolo indicente in Scozia: ero fermo con l’auto danneggiata (solo quella per fortuna) su un’aiuola in mezzo tra le due corsie della strada. Continuavano a fermarsi automobilisti (nonostante il vento gelido e il buio) a chiedermi se avevo bisogno di aiuto…

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      1. Non lo metto in dubbio! Mi dispiace tanto per la perdita di valori che si manifesta un po’ in tutta Italia. E pensare ci vorrebbe tanto poco per poter vivere tutti meglio. Il segreto sarebbe l’educazione, il rispetto e un briciolo di altruismo. Mica si chiederebbe l’impossibile! Invece….

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  4. Avevo 24 anni, feci un incidente in bicicletta, sanguinavo ovunque anche se erano solo escoriazioni, non mi ero rotto nulla.
    Ma avevo davvero sangue ovunque… sai quante persone sono passate senza darmi nessun aiuto?
    Incredibile, ed uno lo conoscevo pure.
    Poi qualcuno chiamò i miei genitori (ero ad 1 Km da casa) che vennero e mi portarono al Pronto Soccorso.

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  5. Ho lavorato tanti anni a Livorno, facevo il pendolare; arrivavo in stazione, prendevo l’1 fino in Piazza Grande e mi piaceva ascoltare le persone che salivano via via per venire in centro e parlottavano del più e del meno. Poi sono iniziati a piacermi sempre meno, sempre più brutalità nelle risposte a semplici domande, disattenzione ai bisogni altrui, disinteresse e maleducazione e infine cattiveria. Non è una critica alla città, parlo di Livorno perché la vivevo molto più della mia e di quanto faccia adesso che salto in macchina da una parte all’altra. Credo che purtroppo sia ovunque così. Ci vogliono in questo modo? Non lo so davvero, forse abbiamo solo la testa piena del superfluo e non c’è più spazio per un briciolo di umanità o semplicemente abbiamo tanto la testa piena di altre cose che non ci accorgiamo di quello che accade e perfino quando ci sbattiamo contro, be’…, ci penserà qualcun altro. Un esempio scemo: abito in una zona dove d’estate, con l’arsura, accadono sovente episodi di incendi, niente di che, sterpaglie, canneti, cose così; ma spesso il fuoco si avvicina alle case. Insomma, impossibile che nessuno possa vedere il fumo: entra in casa mia come nelle altre, ed è pericoloso per tante ragioni. Ovviamente chiamo il 115 e faccio sempre la domanda: “Siete già stati avvertiti bla bla bla?” e la riposta, invariabilmente: “No, mi dica.” Ad ogni modo, nella mia storia familiare al momento del bisogno, e ce n’era davvero tanto (ma non è questo il luogo), si mosse quasi un’intera città per noi, compresa Livorno (dove ero quando arrivò quella telefonata); è passato del tempo, è vero, ma voglio sperare che sia ancora un po’ così. Scusa se mi sono dilungato così tanto.

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    1. Oh, un’altra persona che ha frequentato Livorno!!! Mi fa piacere saperlo, così quando racconto di qualche luogo della città, sapete subito di cosa parlo!!!

      Premetto che la mia famiglia non è livornese, è toscana. Anche il marito è aretino. Io e la mia sorella più piccola siamo nate qua ( ma lei ha sposato un genovese ed abita a Genova da molti anni ) I miei non hanno mai amato questa città. E pretendevano che anch’io non la amassi. Col tempo, dopo un’esperienza lavorativa fuori Livorno, una volta rientrata in città, mi sentii veramente a casa! E da allora ho dato sfogo all’amore per la mia città natale. I livornesi li ho sempre visti come “guasconi” ma non cattivi. Il Vernacoliere ,il giornale satirico della città, ha sdoganato un linguaggio veramente inaccettabile. Per me il degrado inizia anche da quello a non avere più rispetto per quello che si dice.

      Ora i problemi della città sono enormi. Il centro storico è in mano ai tunisini, ci sono sudamericani nord africani . La sera è consigliabile restare a casa. I sindaci che si susseguono di sinistra, accolgono accolgono, ma di fatto lasciano sulle spalle dei cittadini tutto l’orrore che può accadere nella microcriminalità. E le sanzioni, lo sappiamo bene non ci sono. E’ tutto molto difficile. Io mi reputo fortunata perchè vivo un po’ fuori livorno. Fuori dalla città voglio dire. E la mia zona è ancora un’oasi di pace!!!!

      Per quanto riguarda l’indifferenza gli uni verso gli altri, non sono una sociologa, quindi non posso dire chiaramente perchè e come sta accadendo questo. Temo che questa pandemia non c’abbia migliorato per niente. Ci siamo chiusi in noi stessi e siamo diventati diffidenti verso tutti.

      Insomma, è accaduto l’opposto di quello che raccomandava il professor Domenico Squillace ai suoi alunni liceali di restare umani. Ci stiamo disumanizzando ed ogni giorno ne abbiamo la prova!

      Nicola tu hai chiesto a me di scusarti per esserti dilungato….dovrei essere io a dovermi scusare per aver scritto così tanto! A mia discolpa posso dire che le donne sono chiacchierone e questa ne è la prova lampante!! Buona serata, ciao! 🙂

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  6. Il tuo triste post, Vitty, si commenta da solo, e dalla sua lettura emerge prepotentemente, come un pugno nello stomaco, la domanda “ma come siamo diventati?”.

    Trovarne la causa è impresa assai ardua in quanto siamo anche un po’ troppo distratti da mille e mille false incombenze, la maggior parte collegate all’uso smodato dello smartphone che ci porta lontano lontano a discutere o chiacchierare con invisibili inconsistenti terzi, trascurando abnormemente chi in carne ed ossa ci sta vicino, che appunto diventa invisibile.

    Ciò stante, posso solo evidenziare, a mo’ di suggerimento, quanto è apparso in uno scritto che ha circolato qualche anno fa su internet: da esso ho preso spunto — oltre che per indicare cosa intendo con l’espressione “persone belle”, che pur talvolta ho la fortuna di incontrare in questo mondo avaro di principi elevati — per ricordare che, per evitare “l’insonorizzazione del cuore” sarebbe bene che tutti osservassimo . . . . . . . .

    LA REGOLA DELLE 3 COSE PER CUI

    Non è il gioco del “tre” ma un invito
    a che tu tenga sempre ben presente
    gli insegnamenti a tre a tre che cito
    perché tu viva adeguatamente.

    ‘Non tornano indietro’ sol tre cose:
    tempo, parole ed opportunità,
    ‘non devi mai perdere’ tre cose:
    speranza, pazienza e dignità.

    ‘Prevalgono su tutto’ poi tre cose:
    fiducia, amore e idealità,
    mentre ‘zero sono’ altre tre cose:
    gloria, fortuna e prosperità.

    ‘Marchiano a fondo’ gli uomini tre cose:
    lavoro, risultati, onestà,
    mentre ‘forte distruggono’ tre cose:
    rimpianto, orgoglio, animosità.

    ‘Difficili son da dire’ infin tre cose:
    ti amo, ti perdono, abbi pietà,
    e ‘immensamente valgono’ tre cose:
    coerenza, impegno e sincerità.

    Vivi la regola delle “tre cose”
    e vita passerai fra gigli e rose

    pur se sarai tentato in verità
    di trascurarle qualche volta. Ma,

    comunque sia, almeno applica spesso
    l’ “ama il prossimo tuo come te stesso”,

    per gli altri fai tutto quello che
    vorresti che venisse fatto a te,

    se come quello ti trovassi, e
    più non sarai suddito ma re.

    Se resti indifferente ai mali altrui,
    sei connivente con i tempi bui,

    li costruisci anzi tu. Per cui . . . . . .

    Stan poi al top le “persone belle”,
    le quali sempre immediatamente
    si riconoscono per esser quelle
    che odiare . . . eh, sì . . . enormemente

    dovrebbero la vita per i mali
    a loro inferti, e invece – guarda tu! –
    ti insegnano ad amarla: tali e quali
    a perle rare son . . . anzi di più!

    E per gli altri si spendono . . . “Gesù!”

    (Cassandro)

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    1. Cassandro, non potevi scrivere parole più belle!!! Questa regola delle ” tre cose ” me la stamperò , non appena mi allacceranno a questa benedetta fibra ( oggi sono venuti a preparare la linea, entro lunedì dovrebbe arrivare il mobem così potremo effettuare la configurazione e tutto tornerà alla normalità. Speriamo!!! ) allora, dicevo, me la stamperò e la terrò ben visibile accanto al pc. Perchè nei tuoi versi caro Cassandro, c’è tutta l’umanità che non dobbiamo assolutamente perdere. Non possiamo diventare aridi e indifferenti alla sofferenza degli altri. Perchè ricordiamocelo, un giorno potremo essere noi a diventare ” gli altri ”

      Nessuno dovrebbe mai fare ciò che giudica dannoso per se stesso a qualcun altro. Questa, in sintesi, è la regola della Rettitudine. Regola che nell’antica Grecia, era un principio comune!!! Quante cose abbiamo ancora da imparare dagli antichi greci!!! Purtroppo questo principio della reciprocità fra individui oggi viene disattesa a causa della profonda indifferenza dell’umanità di fronte alle manifestazioni dolorose.

      Quindi ben vengano le tue belle e giuste parole!

      ” comunque sia, almeno applica spesso
      l’ “ama il prossimo tuo come te stesso”,

      per gli altri fai tutto quello che
      vorresti che venisse fatto a te,

      se come quello ti trovassi, e
      più non sarai suddito ma re.

      Se resti indifferente ai mali altrui,
      sei connivente con i tempi bui,”

      Grazie Cassandro, grazie per averci indicato il modo giusto di vivere!!!

      Sempre più felice di essere tua amica!!!! ❤ 🙂

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    1. Davvero Stefania, sarebbe bastato pochissimo, una telefonata e una parola di conforto. Cos’altro chiedeva ,povero ragazzo? Questa brutta esperienza l’ha colpito molto. Non lo dimenticherà mai!!! Spero che le persone che hanno negato il loro aiuto, si siano vergognate leggendo l’articolo sul Tirreno. Ma di brutto!!!

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  7. rimango allucinata dal tuo primo esempio, siamo tutti bravi a farci i fatti degli altri ma quando c’è da intervenire ci giriamo dall’altra parte! stamattina mi sono scappati i cani, credevo di impazzire correndogli dietro per tutto il paese, x fortuna si sono fermati in tanti a darmi una mano!
    per quanto riguarda il suicidio del ragazzo, sono cose che sono sempre esistite, anche quando studiavo io un nostro amico ha raccontato palle ai genitori per anni e poi si è buttato giù dal campanile per non affrontare la situazione. Io non riesco a capire come si possa pensare che per un genitore sia più facile affrontare la morte che una balla raccontata per anni, non lo capisco

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    1. Anch’io non lo riesco a capire! Gli esperti dicono che dopo una bugia tira l’altra, sia difficile riuscire a dire la verità. Ma anche uccidersi non è una passeggiata! Quindi….io non giudico, parlo col dolore di una madre , come tutte temngo molto ai miei figli e loro sanno che in me possono trovare un’amica comprensiva oltre ad una mamma . E sono certa anche quei genitori avrebbero saputo ascoltare e capire.

      In quanto all’indifferenza nel dover aiutare chi si trova in difficoltà, a te è andata proprio bene! Tante persone ti hanno aiutato a riprenderti i cani che erano scappati, quei birboni!!!! E’ una buona notizia che brilla come una luce sul buio totale!!! Ciao, buona serata!!!! 🙂

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  8. Dalla lettura e rilettura del tuo accorato post ho rilevato, cara Vitty, che dato che siamo tutti sulla stessa barca potrebbe anche sorgere in mente nostra qualche scomoda domanda.

    Alcune volte, infatti, allorquando veniamo colpiti da un evento che ci porta ad indignarci, a biglie ferme riflettiamo, stando a tu per tu con noi stessi, che forse avremmo potuto fare nel corso della nostra vita “qualcosa di più”, ed una forma di rammarico potrebbe pertanto impossessarsi di noi.

    Per fortuna, e qui ci vorrebbe uno che ha studiato psicologia, penso che siamo portati sempre ad assolverci, e poiché indietro non si può tornare a sperare, specie se ci troviamo vicini al redde rationem, che qualche altro per il futuro possa più constentemente provvedere.

    Anch’io posso quindi riflettere tristemente di . . . . . .

    FALLIMENTO E SPERANZA
    ( Luce sul buio )

    Che caspita son stato a fare qua
    se sempre più è andato tutto quanto
    a rotoli? . . . Difficile si fa
    il dire “il meglio è dopo”, e non tanto

    perché il clima peggiora, o perché
    sembra che i cataclismi su di noi
    si scagliano siccome forza che
    sembra da Dio mandata. Pur se vuoi

    tu essere ottimista come fai
    a non tremare alla gran caduta
    di quei valori immensi quanto mai
    dell’etica, in cuore tuo cresciuta

    sempre da quando cominciasti a
    credere ed operare affinchè
    ancor meglio si andasse: ed or ci sta
    davanti a noi l’abisso come a che.

    Dire che sono stato un fallimento
    rende l’idea solamente a stento.

    Però non può venir meno speranza
    che torni il sol che or sta in lontananza:

    sempre sul buio luce sopravanza,
    pur se il COVID sopra noi or danza!

    Dove non sono riuscito io
    un altro ci riesca, voglia Iddio!

    Era certo sbagliato il metro mio,
    la competenza mia un miagolio,
    l’amare il prossimo sol scarso rio!

    Non faccio parte poi di quegli scaltri
    per cui la colpa è sempre degli altri!

    A ripensarci con il cuore sveglio
    or dico: “Avrei potuto fare meglio

    . . .come bisogna sempre ‘oltre guardare’
    così bisogna sempre di più fare,

    per chiedersi a sera in propria stanza:
    Quest’oggi amato ho io abbastanza?
    . . . lottato per chi zero era ad oltranza?

    . . . chi assai si disperava consolato?
    . . . chi mi chiedeva aiuto aiutato
    oppur nel suo dolore abbandonato?”

    Se la risposta è “sì” . . . Dio sia lodato!

    E se è “no” . . . “colpito e affondato”!

    (Cassandro)

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    1. Cassandro, tu non sarai ne'”colpito” ne’ ” affondato” !

      Desidero subito rincuorarti perchè mi sembra tu sia troppo severo con te stesso! Per quanto ti conosco io, non credo che tu debba rimproverarti qualcosa! Sei molto attento e scrupoloso. Fin daquando sei nato hai sempre cercato di fare le cose nel miglior modo possibile! Certo è giusto porsi delle domande e chiedersi se tutti avremmo potuto fare di più.

      Qualcosa di sicuro è andato storto. Ma non a livello tuo personale.

      I primi a lavorare male, che non riescono mai a fare del bene alla notra Italia, sono i politici. Perchè il mondo bello lo la la politica.

      Ce lo ricordano gli antichi greci da te tanto amati:

      Che nella civiltà ellenica, in particolare ad Atene, la” polis” era fondamentale non solo dal punto di vista politico, sociale ed economico, ma anche, e soprattutto, sotto il profilo psicologico ed etico-morale. Il “polites” si sente coinvolto nella gestione della vita della sua città in prima persona: soffre, ama, combatte con ardore per i suoi concittadini quasi fossero membri della sua stessa famiglia. La meta finale della politica era infatti conseguire “il vivere bene”. E questo sistema politico vigeva già circa 400 anni prima di Cristo!

      Non mi pare che i nostri politici passino notti insonni per cercare di farci stare meglio. Purtroppo siamo nelle mani ( solo qualcuno si salva , ma sono uno o due ) di veri incapaci avidi di denaro e potere.

      Noi possiamo solo di agire bene nel nostro piccolo. Sono sicura che tu l’avresti soccorso quel ragazzo caduto che ha cercato invano che qualcuno facesse una telefonata al 112. Cosa che avrei fatto anch’io! Nel mio piccolo ogni giorno, faccio qualcosa di buono. Ma questo lo so, non cambierà il corso delle cose.

      Quindi quando arriverai alla fine del giorno:


      per chiedersi a sera in propria stanza:
      Quest’oggi amato ho io abbastanza?
      . . . lottato per chi zero era ad oltranza?

      . . . chi assai si disperava consolato?
      . . . chi mi chiedeva aiuto aiutato
      oppur nel suo dolore abbandonato?”

      Se la risposta è “sì” . . . Dio sia lodato!”

      E sia lodato anche tu, Cassandro, che certamente ogni giorno raddrizzi qualcosa di storto. Forse non cambierà il mondo, ma quel gesto gentile, giusto, farà sentire meglio chi aiuta e chi sarà aiutato!!!!

      Ciao carissimo Cavaliere, senza ombra e senza macchia!!! Un bacio dalla tua amica Vitty, smack!!!! ❤

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