Consiglio prezioso….

c'era una voltaC’era una volta in un regno lontano, un Re, che un giorno decise di emanare una strana legge. Non avendo figli, avrebbe lasciato il suo regno a chiunque si fosse fatto avanti con un oggetto, un pensiero, qualsiasi cosa che… “nel momento che sei triste ti tiri su di morale, nel momento che sei felice ti riporti con i piedi per terra”, questo citava il testo della strana legge. Passarono gli anni ma nessuno aveva mai risolto il quesito del Re, finchè un giorno si presento a corte un giovane contadino saggiocontadino, che disse al Re: “Sire, le porto la soluzione della sua legge” e mise nelle mani del Re una piccola tavoletta grande quanto una banconota. “Lo legga ogni volta che lei e triste o, viceversa, quando è troppo allegro” incalzo il giovane. Il Re con le lacrime agli occhi, ordinò che venisse fatto subito Re.
Cosa c’era scritto sulla tavoletta? La tavoletta era liscia e ben curata dove a caratteri gentili c’era scritta la frase “Anche questo passerà”anche questo passerà 2

Qualunque sia il  personale problema o momento difficile, dobbiamo ricordare sempre che, ANCHE QUESTO PASSERÀ!!!

Fiduciosamente vostra, Vitty.passerà sei forte

Autore: vittynablog

Mi piace scrivere e condividere le mie idee e quelle degli altri

27 pensieri riguardo “Consiglio prezioso….”

  1. Cara Vitty hai ragione passerà, è un saggio consiglio questo. Ma ogni volta passa anche la nostra vita nel frattempo. Però non voglio lasciarti con questa considerazione un pò amara e quindi ti lascio con la saggezza di uno dei proverbi preferiti dalla mia cara nonna: “Bon tempu e malu tempu non dura tuttu u tempu”.
    Quindi aspettiamo fiduciose tempi migliori. Tanto sole e positività per te. Baci Baci mia cara ❤

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  2. Grazie Cara Alice, amo i proverbi siciliani! Sono davvero pieni di saggezza. E questo in special modo dona la speranza di guardare avanti in maniera positiva. Grazie, è quello di cui avevo bisogno in questo momento.

    Ti abbraccio e auguro ogni bene anche a te 🙂 Un bacio Alice!!! ❤

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    1. Hai ragione Mary, tutto passa…. anche questo non bel momento posso dire con sollievo che è passato!!!!

      Faccio mio il detto siciliano che gentilmente mi ha inviato Alice :
      “Bon tempu e malu tempu non dura tuttu u tempu”. ( ora mi auguro che il “bon tempu” duri un bel po’ di tempo!!!! )

      Chissà se i nostri amici poeti conosceranno anche loro questo proverbio? Ah, saperlo!!!!

      Ciao Mary, contraccambio il forte abbraccio!!!!! ❤

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      1. E come puoi mai avere dubbi, Vitty, che non si conosca un proverbio fatalista come “bon tempu e malu tempu non dura tuttu ‘u tempu”.

        E come avrebbero fatto i siciliani a vivere senza questo proverbio consolatorio sotto le tante dominazioni subite?

        Esso ha valore onnicomprensivo, e quindi lo si adatta a tutte le situazioni, a cominciare da quelle giovanil-amorose.

        A V A J A ! . . . .

        Ti strazzi li vistìti, ti scippi li capiddi,
        “ppi mia su’ finiti” – tu dici – “e luna e stiddi!”

        Picchì? . . . Pi cui, appoi, tu sbràiti accussì? . . .
        Non ti cascànu i vòi . . . ‘nto ciumi . . . E allura chi?

        . . . chi mai ti succidiu ppi fari a ‘sta manera?
        “Lu zitu si nni ju?!” . . . Va bbeni, “bonasera!

        . . . rutturecoddu!” . . . A tia . . . chi ti nni po’ fregari?
        Nna trovi, senti a mia . . . ma chiù di pisci a mari,

        . . . di còzzuli a la Plaja . . . di latri a Portajaci!
        Finìscila . . . avàja! . . . ca sbrinni cchiù da’ braci . . .

        profumi cchiù de’ ciuri . . . ! Si chistu ti lassau
        ti fici ‘stu favuri . . . Ahà, si ci ‘appizzau!

        Sghizzamu!? . . . fra tri ghiorna — puntamu lu ‘riloggiu! —
        iddu si cala ‘i corna, e torna moggiu moggiu.

        Ma tu ‘nta lu frattantu ha’ ripigghiatu ciatu . . .
        e, misulu di cantu, ducentu n’ ha’ truvatu.

        E chiù nun scichi ‘i vesti . . . Ora ‘i capiddi sciogghi,
        t’acconci e, a tutt’ ‘i festi, a deci a deci ‘i cogghi!

        Di bottu, vidi?, tu . . . diventi la patruna,
        lu celu torna blu, ch’ ‘e stiddi e cu’ la luna.

        “Bon tempu e malu tempu” — è ‘nu pruvebiu anticu —
        “non dura tuttu ‘u tempu” . . . Ppi chistu ju ti dicu:

        “Uèh! . . . Occhi sempri asciutti! . . . Nun t’ ‘u scurdari mai:
        ca si’ ‘a megghiu di tutti, ca supra a tutti stai!”

        Mannaggia a mia. Picchì . . . nun ci haiu l’età ttò?
        M’ aviss’ a fattu ‘n tri . . . ppi tia. Ci cridi o no?

        (Cassandro)

        Ed ecco la traduzione, anche se ora un po’ di dialetto siciliano comincia ad essere compreso.

        DAI . . . SU’!

        Ti strappi i vestiti, ti tiri i capelli,
        “per me sono finite” – dici – “e luna e stelle!”

        Perchè? . . . Per chi, poi, tu ti disperi così?
        Non ti sono mica caduti i buoi . . . nel fiume . . . Allora, che?

        . . . cosa ti è mai accaduto per fare in questo modo? . . .
        “Il fidanzato se n’è andato?! . . . O K, buonasera!

        Si possa rompere il collo!” . . . Che può mai interessarti?
        Ne troverai, ascolta me, più di sabbia al mare,

        di cozze alla Plaja . . . di ladri alla Porta d’Aci
        Smettila . . . dài, su! . . . che splendi più della brace . . .

        profumi più dei fiori . . . ! Se questo ti ha lasciato
        un favore ti ha fatto . . . Càspita, se ci ha rimesso!

        Scherziamo?! . . . fra tre giorni — puntiamo l’orologio! —
        lui abbasserà le corna (la testa) e tornerà mogio mogio.

        Ma tu nel frattempo avrai ripreso interesse . . .
        e, messolo da parte, duecento ne avrai trovato.

        E più non strappi i vestiti . . . Ora i capelli sciogli . . .
        ti acconci, e a tutte le feste a decine li raccogli!

        Di colpo, vedi? tu . . . diventi la padrona,
        il cielo torna blu, con le stelle e la luna.

        “Buon tempo e cattivo tempo” — è un proverbio antico —
        “non dura tutto il tempo” . . . Per questo io ti dico:

        “Uhè! Occhi sempre asciutti! . . . Non te lo scordare mai:
        che sei la migliore di tutti, che sopra tutti stai!”

        Mannaggia a me. Perchè . . . non ho l’età tua?
        Mi sarei fatto in tre . . . per te. Ci credi o no?

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      2. Veramente Cassandro lo speravo davvero tanto che tu lo conoscessi questo proverbio! Ma siccome non eri ancora intervenuto…ho provato a sfruculiare…hai visto mai, mi sono detta?

        E mi ero detta bene!!! Lo vedi, l’avevo tanto desiderato di sentire cosa ne pensavi che il desiderio si è materializato con un tuo scritto!!!
        Meglio di così!!! 😉

        Grazie per la bella poesia in siciliano. Ma la traduzione è ancora necessaria perchè sono molte le parole che non capisco! Penso sia molto difficile imparare un dialetto se non si è imparato da bambini. O almeno se non si ascolta ogni giorno! Comunque, una volta letta la traduzione, mi è èiù semplice comprendere il dialetto. E apprezzare di più la composizione originale.

        Qua ci sono dei consigli consolatori per una ragazza che ha perduto il proprio amore. Hai usato delle parole bellissime :

        ““Lu zitu si nni ju?!” . . . Va bbeni, “bonasera!

        . . . rutturecoddu!” . . . A tia . . . chi ti nni po’ fregari?
        Nna trovi, senti a mia . . . ma chiù di pisci a mari,

        . . . di còzzuli a la Plaja . . . di latri a Portajaci!
        Finìscila . . . avàja! . . . ca sbrinni cchiù da’ braci . . .

        profumi cchiù de’ ciuri . . . ! Si chistu ti lassau
        ti fici ‘stu favuri . . . Ahà, si ci ‘appizzau!”

        Non ci crederai ma queste parole così accorate, mi commuovono.

        Spero che la ragazza nel tempo si sia consolata… a me verrebbe da augurarle quella frase che ho aggiunto in fondo al mio post :

        “Ce l’hai fatta già altre volte e ti riperti che sei forte, che dopo tutto anche questa passerà.”

        Anche questo è un buon consiglio, ti pare?

        Ciao carissimo, a presto rileggerti!!!! 🙂

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  3. bellissimo,
    ennesima conferma, le soluzioni semplici sono sempre le migliori, ottima anche la metafora, passiamo la vita a cercare risposte complicate e non vediamo la saggia ovvietà

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